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Siderurgia, la Cgil denuncia lo stallo: «Progetti concreti o sarà la fine»

L’interno dello stabilimento (foto di Paolo Barlettani)

Piombino, il segretario Zannotti: «La firma con Invitalia? Un passo ma senza investimenti e infrastrutture non si ripartirà»

PIOMBINO. «Un territorio ripiegato su se stesso», che non riesce a «mettere a terra» dei progetti concreti e ha un disperato bisogno di «accorciare i tempi» per non perdere l’occasione della riconversione industriale. La firma dell’accordo per l’ingresso di Invitalia nella compagine societaria di Jsw non è bastata, secondo il segretario generale della Cgil provincia di Livorno Fabrizio Zannotti, a portare una schiarita sul futuro occupazionale e produttivo di Piombino. Lo stesso Zannotti, solo pochi mesi fa, aveva messo in fila le vertenze storiche della nostra città, parlando senza mezzi termini di una bomba sociale pronta ad esplodere. A distanza di mesi il quadro è cambiato di poco: solo Magona sembra essere uscita dal periodo nero dovuto al fallimento della banca d’affari Greensill ed è tornata a un buon livello produttivo. Per Jsw, invece, molto dipenderà da come andrà a finire la trattativa tra Jsw e Invitalia. «Un anno fa – racconta Zannotti – ci fu la presentazione del famoso piano industriale che alla fine non ha avuto gli esiti desiderati di allora. Fummo critici e attendisti in quella sede: oggi c’è il primo passo con l’ingresso di Invitalia. Ma c’è da capire con quali ruoli e un secondo dopo con quale piano industriale. Anzi, con quali progetti, perché si deve iniziare a parlare concretamente delle costruzioni fisiche e delle produzioni che si intendono mettere in campo a Piombino. I progetti operativi devono essere il cuore della discussione».

Concretezza, dunque. A questo si appella il segretario della Cgil. Solo dopo la chiusura definitiva dell’accordo con Invitalia si capirà quali sono le intenzioni del gruppo indiano Jsw. «Il sindacato non si sceglie l’interlocutore – spiega Zannotti – A Piombino è stato firmato un accordo di programma da Governo, Regione e Comune. In quell’accordo di programma sono stati decisi i percorsi da compiere per la reindustrializzazione del territorio. Dentro ci sono le bonifiche, il porto, le infrastrutture. Sono loro gli attori principali che devono capire se Jsw è un soggetto credibile. Noi lo speriamo per non perdere ulteriormente tempo. Ma se gli indiani andranno avanti dovranno chiarire rapidamente che tipo di impianti e di produzioni vogliono portare a Piombino, altrimenti rischiamo di parlare a lungo del niente».


Il segretario della Cgil insiste molto sul fattore tempo: «Mi sembra di vedere un territorio rinchiuso in se stesso, che non riesce a sfruttare le potenzialità che ha – aggiunge Zannotti – prendiamo l’arrivederci della Sicmi, che porterà le maestranze a Carrara: la cantieristica navale sulla costa è uno dei settori principali, in questo contesto c’era anche Piombino. Se un’azienda va in un altro territorio può dire che è un arrivederci e che tornerà. Ma se in quel territorio l’azienda si toverà bene non vedo perché dovrebbe tornare. E poi, perché quell’azienda è andata via? Per i costi enormi per lo spostamenti degli scafi . Se il problema c’è da diversi anni, non vedo perché non si sia trovata una soluzione».

Il segnale in controtendenza è l’arrivo sul porto della società Manta, che installerà nell’area portuale una base logistica per il settore automotive: «È un’attività portuale per la diversificazione del porto. Lo spostamento delle auto è un lavoro povero? Sì, forse lo è, ma comunque sia impiega delle persone che potenzialmente sono inoccupate. Ma anche qui il problema è lo stesso: se non termini i collegamenti viari e ferroviari poi le auto come le sposti? Vediamo se con il primo lotto della 398 la situazione migliorerà, ma immaginiamo di dover spostare 2mila auto mentre sul porto sbarca un traghetto dell’Elba. Senza un potenziamento almeno della linea ferroviaria i problemi saranno evidenti. Insomma, quello che manca oggi sono investimenti e infrastrutture».

Zannotti solo pochi mesi fa aveva parlato di Piombino come di una potenziale polveriera sociale. L’opinione non è cambiata di molto. «Intanto vediamo come verranno rifinanziati gli ammortizzatori sociali, perché alcuni lavoratori li hanno e altri no – conclude – per non parlare del tema delle bonifiche e degli smantellamenti degli impianti dismessi, che potrebbero garantire posti di lavoro. Ma anche qui, iniziamo a parlare di progetti, di quali bonifiche fare, quali impianti utilizzare. Insomma, si vada nel concreto. Questo mi aspetto, altrimenti tra alcuni mesi saremo di nuovi qui a dire le stesse cose».

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