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Slitta a novembre la fine dei lavori per i massi franati a Campo Lo Feno

Isola d'Elba. Una variante sull’opera allunga i tempi per riparare il crollo e la burocrazia potrebbe ritardare tutto all’anno prossimo

MARCIANA. I lavori a Campo Lo Feno dovrebbero terminare il 27 ottobre. Ma forse, per tornare alla normalità dopo la frana del novembre 2020, saranno necessari almeno altri 20 giorni in più. Il motivo è effettuare altri lavori per ridurre il rischio di nuove frane. Insomma, per completare i lavori sarà alla fine necessario un anno intero. E c’è il rischio di un ulteriore slittamento. Anche la burocrazia, infatti, ci sta mettendo del suo: il finanziamento è su due annualità, pertanto i lavori potrebbero interrompersi al raggiungimento dell’importo competente per il 2021.

IL RISCHIO DELLA VARIANTE


A fare il punto della situazione è il direttore dei lavori, l’ingegner Paolo Barsotti dello studio Ingeo di Lucca. «Il termine per ultimare i lavori è fissato per il 27 ottobre, ma stiamo valutando di predisporre una variante in corso d’opera per ottimizzare le risorse che sono ancora disponibili. Si vorrebbe fare un lavoro ulteriore ridurre i rischi e bonificare anche la parte che sta sotto l’attuale intervento. L’obiettivo è impedire che anche piccole rocce possano arrivare sulla strada o sulla zanella (la fossetta che spesso fiancheggia le strade, ndr). La variante farebbe allungare di una ventina di giorni la conclusione. Intanto la provinciale 25 potrebbe essere aperta, eliminando il semaforo. Ma sono cose da decidere una volta terminati i lavori principali».

DUE DITTE IN CAMPO

«Gli ultimi lavori sono stati affidati lo scorso 11 giugno alla Ms Costruzioni di Roma – prosegue Barsotti – che ha realizzato una barriera paramassi in grado di assorbire un crollo di dimensioni importanti. La portata della struttura è stata calcolata facendo riferimento alle rocce potenzialmente instabili in quel tratto alle pendici del monte Capanne. Per la messa in sicurezza sono stati importanti anche gli interventi realizzati dalla Nanni Elba, grazie ai quali la strada sottostante era stata già messa in condizioni di rischio inferiori alla situazione preesistente».

CENTO METRI DI PARAMASSI

«La paramassi è lunga 100 metri, ha un’altezza di 6 metri e gli interventi iniziati il 30 giugno sono finiti i primi di agosto – spiega l’ingegnere –. Attendiamo le prove di collaudo, puramente formali perché il materiale è tutto certificato Ce e il montaggio è stato eseguito da personale qualificato e certificato. Con questa rete è ulteriormente diminuito il rischio per la strada sottostante, secondo gli obiettivi del progetto che ho redatto. La ditta sta rimuovendo il materiale prodotto dalla frana, giunto fino all’opera di sostegno provvisoria che era stata fatta mesi fa, contenendo il materiale che proveniva dalle pendici del monte in maniera naturale, ma anche quello arrivato con il crollo. Infatti furono fatti cadere dal versante e dalle pareti rocciose, masse instabili che potevano ancora cadere e rotolare verso la provinciale».

PREVENIRE RISCHI FUTURI

«I “geoblock” sono ancora a bordo strada, perché si stanno facendo lavorazioni aggiuntive per il rivestimento con reti metalliche delle zone del versante colpito dagli ammassi rocciosi, un rivestimento importante perché consente di limitare molto eventuali massi che dovessero ancora distaccarsi. Infatti nella parete rocciosa quello che non è instabile ora lo può diventare fra qualche anno, per l’azione degli elementi atmosferici o per la composizione interna del granito dove esistono anche cavità, scoperte nei nostri sopralluoghi, fatti da me o dagli altri direttori operativi del nostro studio Ingeo, che agisce con frequenti contatti con la provincia e il comune di Marciana».

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