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Cantina la Pianella, polemica sul recupero: «Non vogliono salvarla, ma cancellarla»

Il Comune adotta il piano dell’archistar Torzo e fa scattare nuove proteste di chi ritiene che danneggi Procchio e la vallata

PROCCHIO. Dopo due anni di silenzio, il piano di recupero dell’ex azienda agricola La Pianella torna d’attualità. «Dal sito del Comune abbiamo appreso che è in fase d’adozione», è l’allarme lanciato da Maria Teresa Bartolini, che già in passato è stata tra le animatrici dell’opposizione al progetto nella frazione di Procchio. Un no “gridato” nel 2019 al Comune di Marciana raccogliendo oltre 300 firme. Un no ribadito ancora oggi nel tentativo di fermare un progetto che, spiega Bartolini, «dice di voler “recuperare” l’antico vigneto e la storica cantina, ma di fatto si risolve nella realizzazione di un edificio da costruire ex novo e la cancellazione della vigna e delle strutture a oggi in semplice disuso ma complete e conservate».

Le aree e l’immobile su cui sono previsti gli interventi sono di proprietà privata, ma chi dice no al piano di recupero sostiene che la trasformazione contribuirebbe a snaturare l’identità della frazione di Procchio. Nel mirino c’è il progetto commissionato da Carla Magnoni all’archistar Francesca Torzo (vincitrice del premio italiano di Architettura 2020 della Triennale di Milano e del Maxxi di Roma) e approvato nel 2018 dall’amministrazione guidata da Anna Bulgaresi. Il recupero dell’azienda agricola è legato al cambio di destinazione d’uso in residenziale. Una parte della vecchia cantina sarà demolita e i volumi recuperati in un’altra area. La struttura restante sarà invece ristrutturata. In cambio saranno realizzate le opere di urbanizzazione primaria e un parcheggio pubblico in un’area di 700 metri quadri che sarà ceduta al Comune.


«Nella relazione tecnica dell’architetto Torzo si legge come l’area in cui è presente il podere si trovi in una zona appartenente al “centro abitato” e non sarebbero presenti “edifici di rilevante valore architettonico, storico artistico”. Poi però si chiede l’autorizzazione per un intervento volto a “proteggere l’identità culturale e la memoria rurale del luogo. È contraddittorio», scrive Bartolini nelle osservazioni su profili di criticità e coerenza del progetto presentate all’attuale sindaco Simone Barbi.

Non solo. Secondo Bartolini «ci troviamo da una parte, a pieno titolo, in presenza di una di quelle “architetture rurali aventi interesse storico od etnoantropologico quali testimonianze dell’economia rurale tradizionale” previste dal decreto legislativo 42 del 2004. Dall’altra, troviamo un progetto che, per modalità e interventi, sembra proprio andare a modificare tale architettura, ledendo l’interesse storico e culturale indicato dalla normativa e ribadito da ampi passaggi della documentazione presentata e facente parte del percorso di autorizzazione».

Da qui la richiesta-appello all’amministrazione comunale di Marciana: «Provveda ad annullare, in autotutela, la delibera che adotta il piano e a effettuare una nuova istruttoria».

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