Jsw, l’accordo è un primo piccolo passo. Ma sul forno elettrico è calato il silenzio

Nel corso del consiglio comunale né Carrai né la viceministra Todde hanno parlato di un ritorno alla produzione di acciaio

PIOMBINO. Ci sono dei silenzi che, talvolta, fanno più rumore delle parole. E in questo caso il silenzio è pesante quanto l’acciaio. Sì, perché nel corso del consiglio comunale monotematico sulla siderurgia di Piombino quello di cui non hanno parlato né l’azienda, con il vicepresidente Marco Carrai, né la viceministra allo Sviluppo economico Alessandra Todde, è la realizzazione del forno elettrico, che da punto centrale del piano industriale presentato a suo tempo da Jsw è relegato al ruolo di ipotesi.

Lo scricchiolio


La viceministra Todde ha annunciato davanti ai consiglieri comunali piombinesi e al pubblico (scarso) presente al teatro Metropolitan la firma imminente dell’accordo tra Jsw e Invitalia, per l’ingresso della società pubblica nel capitale delle acciaierie. In verità la sottoscrizione dell’accordo non c’è ancora stata e, comunque, non garantirà un ingresso immediato del soggetto pubblico con una quota da definire (si parla da tempo del 49 per cento).

Più precisamente la firma del memorandum of understanding sancirà l’avvio della due diligence che avrà una durata massima di due mesi (Carrai ha detto di voler accorciare i tempi), nella quale saranno definiti gli equilibri economici legati alla valutazione dello stabilimento e al peso delle quote, passi necessari per arrivare alla firma del closing. In questo frangente l’azienda e Invitalia, necessariamente, discuteranno per porre le basi di un piano industriale concordato con un orizzonte temporale di almeno un anno: insomma, si dovrà capire cosa fare dello stabilimento, quale tipo di produzione attuare. Nel consiglio di martedì, a tale proposito, l’azienda non si è spostata di una virgola dalla posizione delineata il 29 luglio scorso. La priorità è siglare un accordo di compartecipazione per finanziare il revamping dei treni di laminazione. E il forno elettrico? Scricchiola.

Non è una priorità

«Un passo alla volta». Quando si chiede tutto, poi non si ottiene niente». «A volte l’ottimo è il nemico del bene». Sono alcune frasi pronunciate dalla viceministra Todde durante la visita ai rappresentanti delle Rsu riuniti in consiglio di fabbrica martedì mattina, prima del consiglio. Di fronte al pubblico del Metropolitan Todde non ha fatto alcun riferimento al forno elettrico. Lo stesso ha fatto Carrai, che nell’ultimo tavolo ministeriale del 29 luglio scorso aveva spiegato come la valutazione sul se e come realizzare il forno sarebbe arrivata solo dopo l’ingresso di Invitalia e il revamping dei treni di laminazione.

Sindacati preoccupati

A riportare il tema della produzione di acciaio sul tavolo sono stati i sindacati (e la Regione Toscana).

La realizzazione di un forno elettrico, oltre a garantire numeri maggiori in termini occupazionali, aprirebbe degli scenari diversi anche nell’ottica della diversificazione della produzione, con prospettive di un ampliamento dei prodotti (non solo lunghi, ma anche piani con la possibile collaborazione con Liberty Magona che potrebbe ottenere coils a prezzi bassi). Ma su questo fronte non si muove foglia. E su questo la posizione del ministro Giorgetti, vicino agli industriali del nord, resta un rebus.

© RIPRODUZIONE RISERVATA