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Allarme del Wwf su Rimateria: «Serve lo stato di emergenza»

«Con le piogge cresce il rischio sversamento del percolato» Chiesti i carotaggi e lo stop al rinnovo delle concessioni

PIOMBINO. Preoccupazione. È quella che esprimono sulla vicenda Rimateria il delegato Wwf Italia per la Toscana Roberto Marini e il collega per Livorno e la Val di Cornia Antonio Martelli. «Chiediamo a tutte le pubbliche amministrazioni interessate, Stato, Regione Toscana e Comune di Piombino, per le rispettive competenze, che senza ulteriori indugi o dilazioni, si ponga mano al risanamento dell’intera area, con la formalizzazione dello stato di emergenza ambientale e il reperimento e messa a disposizione di adeguati finanziamenti pubblici – sostengono i due delegati Wwf –. Quest’area deve essere recuperata da un lato per gli usi urbanistici previsti dal Comune e dall’altro per restituirlo bonificato e ambientalmente recuperato alla comunità della Val di Cornia».

Due gli ordini di preoccupazione per i rappresentanti Wwf. La prima riguarda «l’inadeguatezza nella gestione attuale della discarica, commissariata dopo il fallimento di Rimateria – affermano Marini e Martelli –, basta pensare al fatto che esiste un forte rischio, se non ci saranno interventi preventivi, che con l’avvicinarsi della stagione piovosa, il livello di percolato presente possa sversare creando un vero e proprio disastro ambientale che coinvolgerebbe suolo, falde e potrebbe arrivare al mare». La seconda preoccupazione è la procedura fallimentare in corso. Si mettono insieme le previsioni del progetto Rimateria che nel 2019 ha ottenuto il parere positivo di Valutazione d’impatto ambientale, con i nuovi volumi di discarica e «l’intenzione di far subentrare un ulteriore ente gestore».


Il Wwf non ci sta: «Il territorio della Val di Cornia e i suoi cittadini hanno subito e sopportato in tutti questi lunghissimi anni una continua industrializzazione e creazione di discariche non a norma, che hanno causato danni ambientali e alla salute dei cittadini».

Un primo passo indicato dai delegati Wwf è quello di agire sulle concessioni demaniali relative alle discariche ex Lucchini e LI 53, una scade a dicembre 2021 e l’altra a novembre 2022. «Non può sfuggire a nessuno che il rinnovo di tali concessioni – dicono Marini e Martelli –, legato addirittura al possibile ampliamento della discarica, riaprirebbe all’infinito un capitolo che invece la Val di Cornia chiede che sia assolutamente chiuso per sempre!». Per tale motivo il Wwf chiede «l’annullamento delle attuali concessioni e che le aree in oggetto ritornino immediatamente nella disponibilità del pubblico demanio».

Il caso Rimateria viene collocato nel contesto più generale. «Piombino già ospita un sito di interesse nazionale di 928 ettari a terra e di 2015 a mare, praticamente ancora totalmente da bonificare, che comprende la ex area industriale, le aree portuali, l’ex centrale Enel e due vecchie discariche esaurite e mai messe in sicurezza. Pertanto rifiutiamo con forza l’ipotesi di creare un polo dei rifiuti sull’ex sito di Rimateria, accampando velleità occupazionali. Abbiamo un’area portuale che ha assorbito ingenti contributi economici, ma ancora non ospita realtà economiche valide a causa di un’attesa infinita inerente il futuro, ancora molto incerto, delle ex acciaierie ora Jindal».

C’è dell’altro. I delegati Wwf torna a chiedere i carotaggi in discarica. Il tutto per sciogliere i dubbi sui rifiuti conferiti negli anni passati. Il riferimento è alla maxi inchiesta sul presunto traffico illecito di rifiuti. Nelle aziende livornesi Lonzi e Rari dal 2015 al 2017 le sostanze venivano triturate e miscelate o solo taroccate per essere inviate in discarica, alla Rea di Rosignano e a Rimateria, cambiando il codice di provenienza e trasformando i rifiuti da pericolosi a non pericolosi. È un fatto che la Direzione distrettuale antimafia di Firenze non ha mai ritenuto necessario disporre i carotaggi nella lunga fase delle indagini preliminari, pur valutando la sussistenza di ipotesi di reato. «Ci piacerebbe sapere, per trasparenza verso i cittadini, quali materiali furono portati in discarica – concludono – al tempo delle inchieste della magistratura che videro coinvolte le aziende Lonzi e Rari, il solo modo per saperlo sono i carotaggi, ad oggi sempre negati!».

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