Alla Linguella alla ricerca della mitica regina Alba e della Fabricia Ferraria

Angelo Mazzei racconta la storia dell’area archeologica di Portoferraio 

Il mito della regina Alba degli antichi bagni romani della Linguella, ma anche i mosaici risalenti alla Fabricia di oltre duemila anni fa, poi lapidi incise e altri reperti. Ne parla Angelo Mazzei da Poggio che accoglie ogni giorno visitatori dei musei archeologici di Marciana, fornendo notizie di storia isolana, in varie lingue.

«Sono impegnato nei tour naturalistici o urbani – ci ha detto –. Io faccio il cantastorie che intrattiene informando. Di recente siamo stati nella città fortificata da Cosimo de’ Medici nel 1548 e adesso, alla Linguella, sono in corso scavi che fanno emergere mosaici dell’età romana».


Ma quanto si sa dei Bagni della Regina d’Alba che pare abbiano a che fare con luogo degli scavi? «Tante notizie sono leggendarie e ostacolano la verità storica. Però Orlanda Pancrazzi, esimia professoressa dell’Università di Pisa, negli anni ‘80 sosteneva “che molte delle fantasie di Celeteuso Goto, pseudonimo dell’autore più citato dagli scrittori di storia elbana del ‘700, si sono rivelate vicine al vero”. Alba certo è termine latino che sta per bianca, così come Argo è termine greco che sta anch’esso per bianco. Nel terzo secolo a.C. era uscita la versione delle Argonautiche di Apollonio Rodio da Alessandria d’Egitto, che faceva sbarcare qui i nostri eroi a Limen Argoo, toponimo che può essere letto come “Confine”, come “Capo” Bianco o “Porto” e, Bianco, e infine come “Porto di Argo” per la nave o infine di Argo per la città».

Come si sviluppava questa città romana nella Portoferraio di allora? «Coresi del Bruno e Sarri ne scrissero a partire dal 1700 narrando di cimiteri, tombe; quasi tutto è andato perduto. Restano le trascrizioni di alcune lapidi da sepolture presso piazza della Repubblica e presso il Ponticello. E parlarono anche di aree residenziali dove poi sarebbero sorti Forte Falcone e Forte Stella. Quindi la città romana era ben estesa e si parlava anche di marmi e splendidi muri e pavimenti, dell’altare e di un tempio circa all’inizio di via dell’Amore. Poi sappiamo che il professor Franco Cambi dell’Università di Siena, col suo team, ha scavato e trovato nell’area tra San Giovanni e Le Grotte, una fattoria romana».

Un protagonista della Portoferraio romana, prosegue Mazzei, fu Publio Acilio Attiano che deve aver reso l’insediamento grandioso prima del 117 d. C, almeno a giudicare dai marmi e i graniti scolpiti e dall’acquedotto. Favorì lo sviluppo di due città, una commercial-amministrativa, del Portus Argus, la borgata, industria metallurgica oltre il Ponticello andava ad ovest fino a sotto il Capannone, e fino alle Grotte ad est, quella che in latino, nella migliore delle mie ipotesi, doveva chiamarsi Fabrica Ferraria.

«I due nomi si sarebbero separati – conclude l’esperto – e tramandati su due canali diversi. Fabrica è diventata col latino medievale Fabricha, e nel volgare parlato Fabricia. Ferraria invece avrebbe perso una erre trasformandosi in Ferraia».

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