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Cinghiali, all'Elba le eliminazioni fai da te. Gli agricoltori abilitati possono sparare

Un esemplare di cinghiale (foto di archivio)

La novità introdotta a maggio dalla Regione, due viticoltori si sono già attivati. Ma non mancano dubbi e proteste

PORTOFERRAIO. Due agricoltori elbani sono pronti a imbracciare il fucile per sparare ai cinghiali se minacceranno le loro coltivazioni. Basta il porto d'armi, ricevere dalla Regione un codice e avvisare telematicamente la volontà di passare all'azione. Un fatto nuovo per l'isola, come segnalano agricoltori e la stessa polizia venatoria provinciale col commissario Stenio Pasquini. «Noi eliminiamo 70-80 animali all’anno. – dice – interveniamo su richiesta di vari soggetti, ma da quest’anno può agire in prima persona il coltivatore che abbia il porto d'armi e osservi opportune regole».

La delibera introdotta dalla Regione Toscana è stato accolto con favore dai cacciatori. L'avvocato Carlo Simoni della Federcaccia, presidente dell'Atc 10, Ambito territoriale di caccia, ha detto al Tirreno: «Una norma che va rispettata. Noi cacciatori cerchiamo da sempre di collaborare con gli agricoltori. La Regione, non a caso, ci coinvolge su tali problemi e in ottobre potremo fare braccate in deroga ad hoc. Poi aiutiamo finanziariamente anche con le campagne di prevenzione, fornendo le reti di recinzione per proteggere i campi dai cinghiali. E abbattiamo circa 400 cinghiali nei tre mesi in cui possiamo agire ogni anno, mentre il Parco, che dispone del 70 per cento dell'isola, in dodici mesi ne cattura 1000. Noi: quindi otteniamo risultati più efficaci».


Contraria, invece, l’associazione Elba Consapevole critica il fatto dello sparo fai da te: «Non risolve il grave problema degli ungulati: ci vuole la totale eliminazione».

La chance di caccia diretta è emersa nel recente servizio del Tirreno dedicato alla vendemmia sul territorio elbano: il titolare dell’azienda agricola Sabatinaccia raccontava di aver ricevuto dalla Regione il via libera ad abbattere direttamente i cinghiali seguendo regole ad hoc. Le stesse regole descritte dal commissario Pasquini della polizia venatoria provinciale. «Oltre a noi – spiega – le guardie venatorie giurate volontarie, i cacciatori abilitati e altri, è possibile l'intervento diretto dei proprietari e conduttori dei fondi se in possesso di una valida licenza di porto d'armi, sotto il coordinamento della Polizia provinciale; lo ha stabilito il 10 maggio scorso la delibera di giunta regionale numero 515. Gli agricoltori ne fanno richiesta alla Regione e viene loro affidato un codice autorizzativo, il Nui, Numero unico di intervento. A quel punto con una telefonata ad un risponditore automatico, digitando il proprio codice, ottengono una abilitazione giornaliera per effettuare l’intervento di abbattimento o di cattura. I capi abbattuti possono rimanere in parte di proprietà dell’agricoltore operatore e in parte conferiti in beneficenza. Chi spara oltre al porto d'armi deve sottoscrivere un'assicurazione dedicata e dovrà operare ai fini della sicurezza, propria delle norme sulla caccia in modo da non creare pericolo per nessuno, adottando specifiche norme di sicurezza nello sparare.

A esprimersi tra gli agricoltori è anche Antonio Arrighi, viticoltore a Porto Azzurro nella sua fattoria, il quale afferma: «Beh se questo viticoltore ha ottenuto il permessi regionale ed è in regola essendo in possesso del porto d'armi e non è nel Parco, è lecito che voglia difendersi in questo modo dai cinghiali. Certo è un fatto nuovo per l'isola, non ricordo che sia mai successa una cosa del genere. Dovranno seguire specifiche modalità e occorrerà prendere tutte le precauzioni per la sicurezza di tutti».

Elba Consapevole nell'aprile scorso ha proposto, con una petizione, di risolvere davvero l'invasione dei cinghiali con l'eradicazione totale. Davide Fabbri referente del sodalizio afferma: «La possibilità di far sparare direttamente gli agricoltori viene data dalla Regione Toscana a chi possiede un porto d'armi, poi anche a chi coltiva e possiede anche una licenza di caccia; ma il 70 per cento dell'isola agricola confina con strutture ricettive, case, strade per cui non esistono le distanze minime di sicurezza per far fuoco, al fine della massima sicurezza. Quindi la delibera regionale non la riteniamo funzionale per l'isola, oltre a non essere una soluzione. Forse è applicabile nei vasti territori regionali coltivati. Questi palliativi – prosegue Fabbri – non sono la risposta che ci aspettavamo da chi dovrebbe risolvere l'annoso problema dei cinghiali all’Elba. Pertanto noi e il Comitato di eradicazione del cinghiale ribadiamo che l'unica strada percorribile è quella di una eliminazione totale di questi poveri animali, a salvaguardia della biodiversità e dell’agricoltura rurale del territorio isolano». E del resto anche il Parco nazionale, fa notare l'esponente, ha deliberato sulla scelta indicata da Elba Consapevole; per l'isola ci vogliono tre scelte nette: revocare l'indicazione di un'Elba zona vocata alla caccia al cinghiale; si deve stralciare il piano faunistico venatorio elbano con riconoscimento dell'insalubrità, con un piano ad hoc e infine va dato inizio al contenimento a 0 del cinghiale ungherese.

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