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Salgono a due le possibili offerte per l’acquisto di Rimateria

In corso di definizione le procedure per i licenziamenti. Oggi l’assemblea pubblica indetta dal sindaco Ferrari

PIOMBINO. Da dove passerà il futuro di Rimateria non è dato sapere. Sul tavolo della curatrice fallimentare dell’impresa di Ischia di Crociano Francesca Ozia c’è la proposta di subentro nella gestione, con la formula dell’affitto di ramo d’azienda di Eco Eridania Spa, che è tra i maggiori gruppi nazionali nei servizi di raccolta, trasporto, stoccaggio e smaltimento di rifiuti di origine sanitaria e industriale. Ma ci sarebbe anche un altro gruppo industriale interessato a farsi avanti. Sul nome nessuna indiscrezione, quel che è certo si tratta di un soggetto privato che deve formalizzare l’interesse.

Nessuna risposta all’appello più volte lanciato dalle rappresentanze sindacali che sia «un’azienda pubblica o un’impresa di scopo creata ad hoc, con la partecipazione di Regione e Comune di Piombino, a occuparsi di mettere in sicurezza l’impianto e finalmente spenda i soldi per le bonifiche che sono stanziati da anni e non sono mai stati spesi». Chissà che qualcosa in proposito il sindaco di Piombino Francesco Ferrari non lo chiarisca questa sera nell’assemblea pubblica che ha convocato negli spazi dell’ex asilo Pro Patria alle 19. «La vicenda Rimateria è un tema complesso e che preoccupa la città – ha detto nell’annunciare l’iniziativa –. Per questo ho deciso di spiegare personalmente ai cittadini le evoluzioni delle ultime settimane e fornire i chiarimenti necessari».


Una partita dai tempi lunghi a fronte di passaggi che si stanno definendo in questi giorni per il licenziamento di larga parte dei 41 addetti dell’impresa. Alcuni addetti, invece, saranno tenuti al lavoro per garantire i presìdi minimi ambientali della discarica, anche se non si sa per quanto tempo.

È allo stadio di bozza l’accordo per l’avvio della procedura di licenziamento collettivo con l’allegato elenco dei lavoratori che verranno impiegati nei servizi minimi ambientali. Non è chiaro di quanti addetti si tratti che, con forme di contratti flessibili e il supporto della cassa integrazione che i sindacati chiederanno per loro, resteranno agganciati a Rimateria. Quelli licenziati potranno contare solo sulla Naspi come ammortizzatore sociale “estremo”. I primi pagamenti arriveranno solo a settembre: un disastro se si considera che l’ultimo stipendio, quello di maggio, lo hanno percepito a inizio giugno.

Nel frattempo, gli uffici regionali sono in attesa che venga formalizzato dalla curatrice il progetto per la gestione della discarica di Ischia di Crociano, con previsioni legate alle autorizzazioni di coltivazione tali da rendere l’impianto economicamente sostenibile. Ed è su questo aspetto che si gioca uno dei passaggi chiave.

La condizione è necessaria affinché si possa trovare un acquirente interessato a rilevare l’impianto e farsi carico non solo dei costi di gestione, ma degli investimenti per la messa a norma. Il punto di caduta starebbe nella cornice del piano di concordato in continuità, già approvato dal tribunale di Livorno e saltato in corso d’opera per la decisione dei soci privati Navarra e Iren Ambiente di Rimateria di non garantire la liquidità che si erano impegnati a mettere nell’operazione. Dai lavori di risanamento del sito, interrotti con il fallimento, ai presupposti per presentare una nuova richiesta di autorizzazione integrata ambientale per il rialzo del Cono rovescio e la riprofilatura e rialzo della discarica ex Lucchini, che rappresentano l’orizzonte industriale dell’azienda. Una volta presentato il progetto servirà l’esame da parte degli uffici regionali. Insomma, tutto fa pensare che si vada a settembre inoltrato.

Una volta definita la squadra dei lavoratori che si occuperà della vigilanza ambientale la curatrice dovrà anche attivare i contratti per lo smaltimento del percolato. Ad oggi dai sindacati si sottolinea l’impegno dei lavoratori a titolo gratuito garantito in queste settimane e che non ci sono stati sversamenti o emissioni di biogas fuori controllo. Ma è chiaro che il percolato dalle vasche di raccolta dovrà essere recuperato e smaltito. A dare una linea, anche temporale, è la limitata capacità di spesa della curatrice. Un orizzonte a termine, finalizzato alla cessione dell’azienda. –

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