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Nuovo capannone, lavori e commesse: sul porto la Pim inizia a marciare

La società navalmeccanica ha ottenuto la concessione nel 2020. «Piombino offre ancora un sistema e asset portuali da valorizzare»


PIOMBINO. L’imponente scheletro del capannone in fase di costruzione domina il piazzale a poche decine di metri dagli uffici. Procedendo verso le nuove banchine del porto una enorme gru è al lavoro, proprio dove si sta realizzando la grande barca-porta per il bacino di carenaggio del porto di Marsiglia. Tutto questo mentre a qualche centinaio di metri di distanza una grande cesoia sta lavorando senza sosta: strappa via le lamiere di uno degli otto cassoni della Concordia rimasti a Piombino.

È questo lo scenario che Il Tirreno si è trovato di fronte dopo aver percorso la strada che dalla portineria Jsw di Ischia di Crociano conduce fino ai nuovi banchinamenti del porto. In un’area di 120.370 metri quadrati, di cui 17.040 metri quadrati a mare, con fondali a meno 20 metri, sta ormai entrando a pieno regime la Pim (Piombino Industrie Marittime), la società navalmeccanica costituita dalla genovese San Giorgio del Porto e dalla livornese Fratelli Neri. La Pim, di fatto, è l’unica nuova realtà ad essersi insediata nel porto di Piombino negli ultimi anni, in una zona che – al contrario – sta arrancando per la crisi del comparto siderurgico. Dopo una serie di lungaggini burocratiche, la svolta è arrivata nell’ottobre del 2020 con la sottoscrizione dell’atto sostitutivo di concessione. «Con quella firma – racconta l’amministratore delegato di Pim, Valerio Mulas – noi siamo riusciti a chiudere anche tutti gli aspetti finanziari e ad avviare le procedure per la realizzazione del capannone, il cui ordine risale alla fine dello scorso anno».

La struttura metallica del capannone è praticamente finito, stanno arrivando in questi giorni i pannelli di tamponatura (che peraltro sono stati realizzati nello stabilimento Magona). In generale il sito è autorizzato a operare nel campo delle demolizioni navali, costruzioni navali, riparazioni e refitting. «Tutto ciò che ruota intorno alla cantieristica a 360 gradi – spiega Mulas – siamo operativi al 100 per cento dai primi di agosto del 2020, da quando abbiamo ricevuto dei blocchi in demolizione di un cargo naufragato in Sardegna, il CDry Blue, la cui rimozione è stata attuata dalla Resolve Marine. Una commessa che abbiamo consegnato in tre lotti».

Il sito è sostanzialmente diviso in due aree: un’area per l’attività di demolizione navale, l’altra può essere destinata anche alla cantieristica, costruzione e riparazione navale. Il nuovo capannone sarà destinato alla carpenteria navale. La realizzazione di una struttura simile dovrebbe partire tra dicembre e gennaio. «Stiamo lavorando su tutti gli ambiti della nostra autorizzazione – spiega l’amministratore delegato – da una parte stiamo completando l’attività con il CDry Blue e stiamo lavorando per ricevere altri mezzi, abbiamo partecipato al recupero del Bora Bora incagliato a Montecristo, stiamo completando la demolizione dei cassoni della Concordia che abbiamo deciso di lavorare in seguito all’aumento del prezzo del rottame. E stiamo facendo dei piccoli lavori di manutenzione alle navi da crociera, con le compagnie di navigazione che stanno iniziando a guardare con interesse a Piombino. In questa città ci sono molte competenze e aziende con le quali stiamo cooperando».

Sul sito lavorano 60-70 persone che con l’entrata a pieno regime potrebbero aumentare. «Stiamo cercando di dialogare con tutti – conclude Mulas – Piombino ancora offre un sistema, se intorno a noi ci fosse una realtà industriale più viva, l’indotto sarebbe in grado di macinare in maniera diversa. Il rischio è quello di restare isolati. Eppure gli asset portuale sono pazzeschi, vanno valorizzati e dotati di servizi». —

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