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Rimateria, si tratta sui presìdi ambientali. Solo alcuni lavoratori resteranno a bordo

È iniziata la concertazione tra curatrice e sindacati: gli addetti mandati a casa riscuoteranno la Naspi solo a settembre

PIOMBINO. Una parte dell’organico, ancora non è chiaro di quanti addetti si tratti, saranno tenuti al lavoro per garantire i presìdi minimi ambientali della discarica di Ischia di Crociano, anche se non si sa per quanto tempo. Probabilmente con forme di contratti flessibili e con il supporto della cassa integrazione che i sindacati chiederanno per loro. Quelli che, al contrario, non resteranno agganciati a questo treno saranno licenziati e potranno contare solo sulla Naspi come ammortizzatore sociale “estremo”. Anche se i primi pagamenti arriveranno solo a settembre: un disastro se si considera che l’ultimo stipendio, quello di maggio, lo hanno percepito a inizio giugno.

Sono questi i gli elementi del dramma che stanno vivendo in queste ore i 41 lavoratori di Rimateria. Un dramma che, in verità, si sta consumando in silenzio, fatta eccezione per qualche intervento politico che, più di entrare nel merito del licenziamento collettivo ha l’obiettivo di dirottare e rimpallare le responsabilità. «Questa è una sconfitta di tutti», avevano detto i sindacati subito dopo l’incontro con la curatrice fallimentare Francesa Ozia nel corso del quale sono cadute le residue speranze di un esercizio provvisorio per l’azienda fallita. Non si possono evitare i licenziamenti. L’epilogo più amaro, insomma. Frutto di una concatenazione di fallimenti. Quello di Rimateria, ovviamente. Ma anche dei fallimenti della politica e delle istituzioni che, in questa fase delicata nella quale si dovrà decidere come e quali lavoratori tenere a bordo, non hanno commentato in alcun modo l’ultima drammatica tappa della vicenda. «Il giorno più buio», per dirla con le parole dei sindacati.


Nel frattempo, però, il percorso è stato intrapreso. Al vertice che si è tenuto mercoledì tra la curatrice e i sindacati, nel corso del quale è stata di fatto avviata la procedura di licenziamento dei dipendenti, è seguito giovedì un nuovo incontro tra la consulente del lavoro dello staff della curatrice fallimentare e le rappresentanze sindacali dell’azienda. La prossima settimana seguiranno altri incontri tra le parti. Quello di giovedì è stato un primo passo tecnico per capire con quali modalità e soprattutto con quale forza lavoro si potranno garantire i presìdi ambientali minimi all’interno della discarica di Ischia di Crociano che, qualora non venisse gestita, rischierebbe di trasformarsi in una bomba ecologica per la città. I sindacati, ovviamente, stanno cercando di fare il proprio mestiere, nel tentativo di tenere agganciati più lavoratori possibili alla discarica passata nelle mani del tribunale fallimentare dopo la dichiarazione di autofallimento. Si tratta, insomma. Da una parte c’è l’esigenza, visti in paletti stringenti che le norme prevedono, di contenere al minimo le spese di gestione, dall’altra l’esigenza di non disperdere la forza lavoro della società, anche nell’ottica di un subentro di eventuali soggetti pubblici o privati. I sindacati, in questo contesto complicato, possono giocarsi la carta della richiesta di accesso agli ammortizzatori sociali solo per i lavoratori che resteranno a bordo, mentre per chi sarà licenziato si sta definendo una clausola, con una durata di 24 mesi, che prevede la riassunzione dei dipendenti licenziati in caso di passaggio della discarica ad altri soggetti, pubblici e privati che siano. L’obiettivo comune di sindacati e curatrice è quello di chiudere la procedura nel mese di agosto. —

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