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Jsw, passi avanti ma manca il piano e il forno elettrico non è una certezza

La priorità sono il revamping dei laminatoi e l’ingresso di Invitalia. Todde: «L’azienda dia i tempi, la credibilità si dimostra coi fatti»

Il primo dato di fatto, già espresso nei giorni scorsi, è che Jindal non intende mollare la presa. Il secondo, meno gradito ai sindacati, è che il piano industriale non c’è. Non solo. Non si sa ancora quando sarà definito (l’azienda incalzata dai sindacati si è limitata a dire «nei prossimi mesi»). Insomma, neanche il tanto atteso vertice con il ministero dello Sviluppo economico andato in scena ieri mattina, coordinato dalla viceministra Alessandra Todde, è servito a scalfire il paraurti costituito dagli annunci rassicuranti e degli impegni di massima. Tanto che i sindacati, in particolar modo i rappresentanti locali che hanno sulle spalle il peso pluriennale della vertenza, hanno spento il pc (visto che l’incontro si è tenuto in videoconferenza) senza nascondere rabbia e delusione.

Jsw e Invitalia


Nelle partite di calcio si chiamano fraseggi a centrocampo (per non dire melina quando le squadre non vogliono farsi male). Nell’incontro di ieri si è parlato invece di memorandum of understanding. È quello che il vicepresidente di Jsw Italy Marco Carrai ha promesso di sottoscrivere «prima delle vacanze di agosto» con Invitalia. Un documento nel quale si metteranno nero su bianco tempi e impegni reciproci tra il gruppo indiano Jsw e Invitalia. L’accordo prevede due aspetti: il primo è la compartecipazione all’investimento per il revamping dei tre treni di laminazione, con particolare riferimento al treno rotaie, l’asset che – non è un mistero – è centrale per gli affari degli indiani, la cui priorità resta quella di mettere le mani per una commessa pluriennale (quattro anni più quattro) per la fornitura di rotaie a Rfi. Il secondo aspetto è invece l’ingresso di Invitalia nel capitale di Jsw Italy con una quota del 49 per cento. In entrambi i casi non si è però parlato di cifre. In particolare per l’ingresso nel capitale da parte di Invitalia c’è ancora da sciogliere il nodo della valutazione dell’azienda. Jsw ha parlato di due diligence in corso. Insomma, siamo grosso modo allo stesso punto di un anno fa.

Il forno? Ne riparliamo

La risposta che i sindacati volevano sentire dall’azienda era quella sul forno elettrico. Si tornerà a produrre acciaio a Piombino? Anche perché, non lo hanno nascosto i tre responsabili locali di Fim, Fiom e Uilm Paolo Cappelli, David Romagnani e Lorenzo Fusco, lo stabilimento, lavorando semiprodotti fatti arrivare dall’India, produce ormai da mesi milioni di perdite per Piombino e milioni di utili per l’India. In questo senso le parole di Carrai non hanno rassicurato i sindacalisti. Solo dopo aver fatto l’accordo per il revamping dei laminatoi e per l’ingresso di Invitalia nel capitale, ci si siederà nuovamente al tavolo per capire come realizzare il forno elettrico. Insomma, la priorità sono le rotaie: a tale proposito Jsw si è aggiudicata l’ultimo lotto della gara con Rfi che premetterà all’impianto di marciare nei prossimi mesi. Ma l’obiettivo, come detto, è ottenere una commessa pluriennale.

Todde: «Fuori i tempi»

Al termine del tavolo al quale hanno partecipato anche il ministero del Lavoro, Invitalia, l’azienda, l’amministrazione straordinaria, l’autorità Portuale Mar Tirreno Settentrionale, il sindaco di Piombino Francesco Ferrari, la Regione con il consigliere Gianni Anselmi e le organizzazioni sindacali, la viceministra Alessandra Todde ha spiegato: «Dopo l’incontro con il ministro Giorgetti e Jindal, avvenuto lo scorso 16 luglio, sono emersi numerosi elementi di discontinuità. Jindal ha confermato la volontà di investire sullo stabilimento di Piombino e si è impegnata a lavorare alla presentazione di un piano industriale serio e concreto, supportato anche da Invitalia. Lo Stato, come ho sempre ribadito nei vari incontri fatti, è pronto a sostenere il percorso con tutti gli strumenti a disposizione». Ma la stessa segretaria ha anche parlato di «necessità di recuperare credibilità nei confronti delle parti sociali» e, in riferimento, alle incertezze su tempi e impegni assunti, ha voluto mettere pressione su azienda e Invitalia, che oggi avranno un incontro per definire il percorso che porterà al nuovo assetto societario. «Ci aspettiamo – ha detto – che vengano comunicate delle date certe per il proseguimento delle trattative sul rilancio dello stabilimento toscano: è necessario definire le tempistiche in modo da poter verificare complessivamente la volontà dell’azienda. Lo Stato è pronto a supportare un progetto credibile, ma la credibilità si dimostra con i fatti. Il nostro obiettivo, e da quando seguo la vertenza non l’ho mai nascosto, e riportare lo stabilimento di Piombino ad essere competitivo e strategico per il sistema Paese. Non appena avremo le maggiori informazioni richieste all’azienda, riconvocheremo il tavolo. L’impegno del ministero è sotto gli occhi di tutti». Insomma, basta chiacchiere, servono i fatti. Quello che chiedono, ormai da anni, anche i lavoratori di Piombino. —

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