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Record di vendite per i vini dell’Elba: in cantina restano solo 43mila bottiglie

Quelle prodotte nella vendemmia 2020 erano 600mila. A fine agosto o ai primi di settembre non si berrà più locale

PORTOFERRAIO. A fine agosto o al massimo ai primi di settembre l’Elba potrebbe aver finito le scorte di vino doc prodotto nell’isola. Un boom di vendite, favorito dal tutto esaurito che si regista già da questo mese di luglio, per il vino locale a denominazione di origine controllata (doc) che ha raggiunto livelli di prestigio notevoli e va a ruba. Ma incide sul fenomeno anche una scarsa produzione nel 2020. Nelle cantine isolane aderenti al Consorzio sono presenti solo, in totale, circa 43.500 bottiglie di prodotti di qualità, delle varie tipologie, mentre ogni anno se ne producono oltre 600mila bottiglie. Sono dati che impressionano e alcuni viticoltori aderenti al Consorzio di tutela dei produttori di vini doc dell’Elba, sono pessimisti e immaginano che tra non molto non sarà più possibile offrire una bottiglia alle migliaia di turisti che ormai sempre più amano la bontà dei vini locali.

Non si ricorda un fenomeno analogo nella recente storia della viticoltura isolana. I due vini che scarseggiano sono in particolare il celebre passito Aleatico (sono rimaste in totale 3mila bottiglie tra tutte le aziende produttrici), e il vino Ansonica: appena 1.500 bottiglie. Non va meglio (vedi tabella a destra) anche per il Vermentino, i Bianchi e i Rossi prodotti nelle 15 aziende agricole dell’isola aderenti al consorzio Elba doc diretto dal presidente Marcello Fioretti della tenuto Acquabona di Portoferraio che, stante la situazione, ha scritto una lettera alle varie categorie elbane, in particolare ai ristoranti, agli alberghi ed enoteche per spiegare la situazione di emergenza che si è creata e sottolineare che è un fatto a cui non è possibile, al momento, porre rimedio.


Quali possono essere, però, le prospettive future? Antonio Arrighi della tenuta omonima di Porto Azzurro, sostiene che occorra «realizzare nuove vigne, in quanto il crescente numero di turisti presenti sull’isola, circa due milioni e mezzo di presenze a stagione, hanno imparato a gustare i vini dei nostri vitigni autoctoni con i quali stiamo vincendo anche competizioni nazionali e internazionali. Le vendite crescono molto perché si è capito il nostro valore».

A tutto questo si aggiunge il “fattore natura” come ricorda Italo Sapere l’agronomo di Sapereta, anche lui a Porto Azzurro: «Il 2020 ha avuto una vendemmia meno abbondante, per quello che mi riguarda di circa il 30% in meno per via di una malattia tipica della vite, lo oidio, che contribuisce alla minore resa. La prossima vendemmia, che faremo tra agosto e settembre, sarà ancora peggio perché ad aprile abbiamo avuto la brinata che ha bruciato una buona parte dei grappolini. E stiamo combattendo anche quest’anno con un forte attacco di oidio. Previsioni pessime per noi: valuto un calo tra il 40 e il 50%. L’uva è molto bella ma c’è bisogno di pioggia però, troppa siccità».

A peggiorare le cose c’è anche la chiusura di due aziende dell’ovest elbano come Acqua calda e Terre del granito. «Abbiamo finito tutto il Rosso doc. La nostra azienda di Albereto, a Portoferraio, in zona collinare ha vigneti terrazzati, circondata da olivi di oltre 75 anni da cui ricaviamo olive ed olio e vediamo a 200 metri il mare», commenta Agnese Nannini della tenuta-agriturismo di 2 ettari, che applica rigorosamente il metodo biologico antico. E anche Gianluigi Rossi de La Sabatinaccia della Valdana ammette: «Ottime le vendite, esporto anche in Emilia, ma le scorte sono in esaurimento». –

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