Come salvare il giornalismo d’inchiesta Sigfrido Ranucci racconta il suo Report

Querele temerarie, digitale, pressioni: sono i temi dell’incontro di lunedì a Marina di Campo col conduttore di Rai tre 

L’evento

Come far sopravvivere il giornalismo investigativo nell’era della crisi dell’informazione. Come dare forza alle inchieste nel post rivoluzione digitale. Come proteggere i giornalisti da chi li discredita e chi li cerca di mettere un bavaglio con le querele temeraria. Tutta una serie di questioni aperte da anni e che riguardano chiunque faccia la professione. In particolare per chi, come Sigfrido Ranucci, è conduttore e autore di Report, la trasmissione di Raitre che fa del giornalismo d’inchiesta il suo marchio di fabbrica.


Proprio sui temi del giornalismo investigativo e del suo futuro verterà l’incontro col giornalista in programma lunedì prossimo (26 luglio) alle 21,15 in piazza Dante a Marina di Campo. La serata è organizzata dall’amministrazione di Campo nell’Elba in collaborazione con la biblioteca comunale.

Al centro del dibattito di lunedì ci sarà proprio l’esperienza di Sigfrido Ranucci come giornalista e conduttore di una realtà del servizio pubblico che è riuscita a rafforzare nel tempo il suo tratto distintivo, quello delle inchieste libere e indipendenti e del giornalismo investigativo. La trasmissione Report è realizzata da una redazione dove il giornalismo è passione, dedizione, professionalità. Qualità che hanno permesso di consolidare in questi anni un pubblico sempre attento e numeroso collezionando inchieste che hanno raccontato l’attualità, la politica, l’economia e ricostruito vicende che hanno segnato la nostra storia recente. Con la sua esperienza Sigfrido Ranucci è riuscito anche a innovare l’attuale modello di giornalismo investigativo utilizzando nuovi strumenti e linguaggi.

Ranucci è entrato come coautore nella squadra di Report nel 2006 e nel 2016 ha ereditato l’esperienza di Milena Gabanelli storica conduttrice e autrice della trasmissione di Rai tre. Il giornalista ha cominciato a lavora in Rai all’inizio degli anni ‘90 ed è stato uno dei giovani che Roberto Morrione, fondatore e primo direttore di Rai news, collocò all’interno di una specifica redazione dedicata alla realizzazione inchieste. In quegli anni Ranucci firmò e mandò in onda l’inchiesta internazionale su “Falluja, la strage nascosta” e il video sul ritrovamento dell’ultima intervista di Paolo Borsellino realizzata pochi giorni prima della strage di Via D’Amelio.

A Roberto Morrione, morto nel 2011 è stato intitolato il premio annuale per il giornalismo investigativo e Sigfrido Ranucci lo considera un vero e proprio maestro. «In questi anni di giornalismo e inchieste – ha ricordato – non ho mai dimenticato la grande lezione di Roberto. Ai ragazzi della mia redazione dico sempre “fai ciò che devi, accada quel che può”. Era il suo motto, è diventato il mio». —

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