Elba, il vino sottomarino di Arrighi finisce su National Geographic

Lavoratori impegnati con l'uva "sottomarina" dell'isola d'Elba

La produzione tipica dell’isola raccontata nel servizio di Julia Eskins. Un nuovo riconoscimento per la vinificazione che si ispira all’antica Grecia

PORTO AZZURRO. Antonio Arrighi ha raggiunto il top. L'esperimento del vino riprodotto nella sua tenuta agricola di Porto Azzurro, con l'antico metodo dei greci di 2400 anni fa, è finito pure su National Geographic. Col vino antico, riprodotto in anfora, ha ricevuto riconoscimenti di livello internazionale a Parigi, ha ottenuto spazio sui media nazionali e anche in quelli europei, interviste alla Rai ed ha pure ispirato la creazione di un romanzo, un giallo storico intitolato "I Misteri di Porto Longone", firmato da Bianchin & Colferai. E di recente è arrivato il servizio di Julia Eskins fatto per National Geographic. Narra, ovviamente in inglese, di come il viticoltore elbano sia riuscito nell'impresa che ha stupito tutti, riproducendo il vino marino, un'antica prelibatezza greca, che la giornalista di Toronto dice fosse la preferita dell'imperatore romano Giulio Cesare. La Eskins ha fatto un ampio servizio per far conoscere questa esperienza unica al mondo, suggerita ad Antonio dal docente universitario di viticoltura Attilio Scienza. Ha inserito anche una bella immagine della vigna elbana di Arrighi, firmata da Roberto Ridi, il noto artista fotografo portoferraiese.

La foto fa vedere il viticoltore con la figlia Giulia, giovane enologa, mentre preparano le nasse in cui viene inserita l'uva destinata a stare cinque giorni immersa nel mare di Porto Azzurro, prima di ottenere il nettare greco, ora elbano, che lui ha chiamato Nesos. Infatti l'antico metodo tramandato dagli antichi colleghi viticoltori greci dell'isola di Chios, prevedeva di immergere, appena maturata, l'uva nel mare per cinque giorni. Antonio ha racchiuso in ceste di vimini l’uva Ansonica e ha scoperto che il bagno marino crea un effetto antiossidante e antisettico dovuto alla presenza del sale. Non solo, il contatto col mare e le sue correnti toglie la pruina della buccia dell’uva, senza danneggiare l’acino, accelerando il successivo appassimento al sole e preservando l’aroma del vitigno nel tempo, per cui non occorre l'uso di solfiti. “C'è una lunga storia d'amore tra il mare e il vino”, afferma Angela Zinnai, docente di tecnologia alimentare all'Università di Pisa, che ha lavorato a stretto contatto con Arrighi per il progetto. E una sua analisi di laboratorio, sancisce che il contenuto fenolico totale del vino greco, rappresenta antiossidanti salutari per il cuore ed è doppio di quello dei vini bianchi convenzionali. Parola della docente pisana, come riportato dalla Eskins nel suo articolo americano. —

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