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Ansia e altri disturbi, gli adolescenti sono quelli che hanno più sofferto

La psicologa e psicoterapeuta Michela Cecchi

Le restrizioni, le mascherine, il lavoro e la didattica a distanza. Il punto con le psicologhe Marina La Loggia e Michela Cecchi 

PIOMBINO. Mascherine, distanziamento, restrizioni, lavoro a distanza e Dad. Inutile girarci intorno, il Covid si è rivelato un terremoto di forte entità che ha scosso le fondamenta anche più solide delle nostre vite, mettendo in discussione salute, lavoro e socialità.

Ha improvvisamente imposto limiti a ciò che fino al giorno prima era una normale abitudine e a tutto questo, insieme all’altissimo numero di vittime, davvero non ci si abitua mai.


Inevitabile dunque interrogarsi sulle conseguenze psicologiche di una pandemia che oramai da un anno e mezzo ha ridisegnato il concetto stesso di normalità e non solo per una fascia di età in particolare ma per tutti, nessuno escluso.

«Sono stata una delle prime in Toscana ad attivarmi con il collettivo studentesco – dice Marina La Loggia, psicologa e psicoterapeuta che da anni collabora anche con l’Avis – e devo dire che la principale criticità è stata l’isolamento. I più giovani hanno molto sofferto perché, a differenza degli adulti, molti dei quali si recavano comunque al lavoro, dovevano stare a casa rinunciando a scuola, sport e divertimento. Più che di sintomi depressivi parlerei di ossessività, molti a fine giornata sentivano la necessità di dialogare con qualcuno tanto da affidarsi alle videochiamate. Del resto a lungo andare strumenti come i social o le piattaforme multimediali si rivelano molto alienanti perché mutano la relazione togliendo tutto ciò che è la fisicità, il non verbale, il paraverbale, gli sguardi».

Una difficoltà a parlare direttamente con l’altro che si è conservata a causa del contatto fisico a lungo sottratto alle nostre azioni (e che tuttora resta vincolato al distanziamento) cui va aggiunta la paura di contrarre il virus o contagiare altre persone.

Tutto ciò ha inciso molto sulla comunicazione. «I giovani con cui ho parlato – continua La Loggia – volevano capire e trovare una soluzione e quindi ben disposti a sottoporsi alla campagna vaccinale anche perché in molti di loro ho riscontrato disturbi dell’ansia come gli attacchi di panico o la difficoltà a dormire. I ragazzi che seguivo in tempi pre-Covid avevano sintomatologie come dipendenza da sostanze pesanti o leggere o sottovalutazione del rischio. Questi adolescenti che prima “spaccavano il mondo” ora sono diventati ansiosi e lo spettro varianti non aiuta, sebbene molti facciano fatica ad ammetterlo».

Michela Cecchi, psicologa e psicoterapeuta, ha lavorato con uno sportello all’Einaudi Ceccherelli attraverso due progetti, il primo finanziato dal Soroptimist, l’altro dai fondi del Ministero, perciò ha potuto osservare da vicino le reazioni degli adolescenti alla Dad e alle altre misure anti Covid adottate dal Governo: «È stata una delle fasce di età che più ne ha risentito – commenta Cecchi – e in particolare dallo scorso autunno quando si è dovuto fare i conti con la Dad. I dati a disposizione sono in linea con quelli nazionali e denunciano un aumento del 40 per cento di un disturbo psicologico, registrando anche un notevole incremento di assunzione di psicofarmaci. In generale, e non solo in riferimento agli adolescenti, si parla di attacchi di panico, ansia, disturbi del sonno e anche maggiori accessi al pronto soccorso. A questo quadro, in casi più estremi, si sono aggiunti anche situazioni di autolesionismo (tagli sulla pelle) o disturbi alimentari il cui range va prevalentemente dalla terza media alla terza superiore. A subire la Dad ad esempio sono stati studenti con grande senso di responsabilità che hanno sofferto da un lato la differenza rispetto alla scuola tradizionale, dall’altro la paura di contagiare i nonni (infatti hanno risposto favorevolmente alla vaccinazione) ma anche gli stessi insegnanti che a loro volta hanno avuto bisogno di aiuto».

Anche se la situazione, trovandoci in piena estate, sembrerebbe sensibilmente migliorata, molte persone continuano a provare imbarazzo nel trovarsi in mezzo alla gente.

D’altra parte il trauma, perché di questo si tratta, è troppo recente ed in più la “Delta” non fa che mettere benzina sul fuoco.

Il suggerimento degli esperti è vivere osservando le regole ma con la viva speranza che presto tutto questo, complice anche la ricerca scientifica, diventi solo un bruttissimo ricordo. —

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