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Rimateria, al lavoro senza lo stipendio

Un dipendente Rimateria davanti al cancello dell’azienda a Ischia di Crociano

I dipendenti continuano a garantire la sorveglianza della discarica di Ischia di Crociano per biogas e percolato

PIOMBINO. È atteso in settimana il progetto che promette di traghettare il fallimento Rimateria verso l’esercizio provvisorio. Si dovrebbe tenere il 22 luglio l’incontro in cui la curatrice Francesca Ozia presenterà la proposta al tavolo con Regione Toscana e Comune di Piombino. L’auspicio dei rappresentanti sindacali Cgil, Cisl e Uil attraverso le rispettive sigle di categoria, e Fiadel, che sottolineano l’impegno non scontato della curatrice, è che «si vada concretamente a individuare un punto di incontro tra le esigenze di tutti».

La procedura fallimentare prevede un arco di 120 giorni e già un mese è stato bruciato. Dal 14 giugno i rapporti di lavoro dei 41 addetti dell’azienda, a cui fa capo la gestione della discarica di Ischia di Crociano, sono sospesi. In pratica, sono tutti a casa senza retribuzione. Anche chi ha continuato a operare per garantire la sicurezza dell’impianto con la gestione del percolato e del biogas lo ha fatto senza alcuna garanzia che il lavoro prestato venga retribuito.


«La tutela ambientale non ha tempi morti. Oggi viene svolta a titolo gratuito dai lavoratori Rimateria – affermano i rappresentanti sindacali –, non sapendo nemmeno se percepiranno una retribuzione. Questa attenzione verso il territorio meriterebbe una risposta concreta ai 41 addetti. Insomma, la disponibilità di tutti si deve trasformare in fatti concreti».

Lo scenario resta carico di incognite. Tra l’altro con la sospensione dei rapporti di lavoro non è possibile l’accesso agli ammortizzatori sociali. L’ultimo stipendio pagato all’inizio di giugno ai lavoratori Rimateria è quello di maggio. Ed è una variabile non da poco per le 41 famiglie che si vedono costrette a fronteggiare la crisi dell’azienda senza alcun paracadute sociale.

C’è dell’altro. E guarda al dopo. All’ipotesi di dare un futuro all’azienda con l’ingresso di una nuova proprietà, disponibile a rilevare il ramo d’impresa. «È il momento che si concretizzi una soluzione di natura pubblica – sostengono i sindacati –. Una società in house potrebbe attivare da subito le risorse disponibili da anni per l’avvio delle bonifiche ambientali del territorio, che non sono mai partite. Oltre ai 20 milioni per la bonifica dell’ex discarica Asiu di Poggio ai venti ci sono altri 50 milioni, stanziati all’epoca in cui era sottosegretaria all’Ambiente Silvia Velo, e altri fondi potrebbero arrivare dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, ovvero dal Recovery fund. Avere un’azienda pubblica consentirebbe di poterle affidare direttamente i lavori». Che concludono: «L’alternativa potrebbe essere quella di far partecipare all’acquisto aziende pubbliche del territorio toscano, Scapigliato Srl, Reti Ambiente Spa o la fiorentina Alia Servizi Ambientali Spa. Si tratterebbe comunque di un’azienda che avrebbe la capacità di spendere i soldi disponibili e fermi da anni. Nel farlo genererebbe lavoro e capacità di autofinanziamento, senza ulteriori apporti economici». –

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