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Italian Food, resta incerta la campagna del pomodoro

Le linee di produzione dello stabilimento Italian Food a Venturina Terme

L’avvio degli impianti condizionato al rilascio dell’autorizzazione unica ambientale. Nello stabilimento a oggi è possibile la sola trasformazione del semilavorato

CAMPIGLIA. Serve l’autorizzazione unica ambientale per rimettere in moto le linee di lavorazione del fresco. Ed è la principale incognita per lo stabilimento Italian Food di Venturina Terme in vista della campagna del pomodoro, che dovrebbe partire alla fine di luglio. C’è una data cerchiata di rosso: il 29 luglio è il termine della procedura che fa capo alla Regione Toscana per la presentazione delle integrazioni agli interventi realizzati per gestire le criticità di portata e qualità degli scarichi a valle della fabbrica, inviati al depuratore di Campo alla Croce.

Questa settimana dovrebbe tenersi l’incontro richiesto dai vertici dell’azienda agli uffici regionali del settore Ambiente per fare il punto e valutare i passi da fare. È una corsa contro il tempo, a fronte del via libera alla messa in marcia delle linee di produzione per la sola trasformazione del semilavorato deciso il 29 aprile da Regione, Arpat e Asa.


Dal quartier generale Italian Food in queste settimane sono stati dati segnali rassicuranti. L’azienda ha rispettato tutte le scadenze date dalla Regione, sulla scorta del decreto regionale della direzione Ambiente ed energia numero 7182 del 3 maggio. Il 24 maggio a Firenze sono arrivate le carte per illustrare gli interventi previsti per gestire le criticità di portata e qualità degli scarichi a valle dello stabilimento ed entro il 15 giugno è stato messo in opera il nuovo sistema di dosaggio dei reagenti per contenere i parametri inquinanti negli scarichi di produzione. Tuttavia, i segnali non sono sufficienti a chiudere la pratica per l’autorizzazione unica ambientale. Ed è la madre di tutte le questioni. Senza non potrà essere lavorato il pomodoro fresco. Nonostante le rassicurazioni alle imprese agricole fornitrici di ritiro del prodotto, c’è il timore che la lavorazione venga trasferita negli impianti campani del Gruppo Petti di cui fa parte lo stabilimento venturinese. E ciò con inevitabili ricadute sui dipendenti.

La sindaca di Campiglia Marittima Alberta Ticciati nei giorni scorsi ha fatto il punto della situazione confrontandosi con l’assessore alle Attività produttive della Regione Leonardo Marras. Pochi gli spazi per l’ingresso di stagionali in azienda, semmai dovesse partire la lavorazione del fresco non si registreranno i numeri degli anni passati. A fronte dei 130 addetti a tempo indeterminato nel vivo della campagna del pomodoro l’occupazione raddoppiava per far marciare le linee della fabbrica di via Cerrini. La situazione è stata illustrata dai sindacati in un assemblea dei lavoratori nei giorni scorsi. Ad oggi parte dei dipendenti è rientrata al suo posto, altri stanno smaltendo le ferie arretrate, ma si annuncia il rientro per tutti. Questa è la fotografia dopo la scadenza al 30 giugno della cassa integrazione a rotazione partita il 12 aprile. —

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