Un secolo nerazzurro: è un successo la presentazione di “Sempre Avanti”

In tanti all’incontro nello spazio esterno alla libreria Coop. L’autore Paolo Ceccarelli ha ripercorso la storia del Piombino

PIOMBINO. Nel centenario della fondazione dell’Unione Sportiva Piombino, un secolo di calcio, acciaio e politica è stato festeggiato nello spazio esterno della libreria Coop dal direttore del TirrenoStefano Tamburini e dall’editore del FoglioGordiano Lupi con la presentazione del libro “Sempre avanti”, alla presenza dell’autore Paolo Ceccarelli, giornalista del Corriere della Sera, e di un pubblico numeroso e attento, che ha spesso applaudito gli interventi ed è rimasto incollato all'incontro fino a quasi mezzanotte. Ceccarelli ha trasformato la sua tesi di laurea sul calcio piombinese in un volume di quasi trecento pagine che dimostra come la storia della squadra sia legata a quelle dell’industria e della politica, in una fusione che traccia il profilo dell’identità piombinese. Il titolo del libro, ha spiegato l’autore, deriva dal nome della prima società sportiva cittadina, ma era anche quello di una rivista socialista livornese, a confermare il nesso tra calcio e politica. A testimoniare quello tra calcio e industria, basta pensare al ruolo svolto dalla Magona per la squadra nerazzurra e il nome stesso dello stadio Magona, costruito nel 1936 dalla fabbrica siderurgica.



Stimolato da Tamburini, autore della prefazione, Ceccarelli ha ringraziato Gianfranco Benedettini, che gli ha aperto la strada con il libro “Cinquant’anni in nerazzurro”, e ha dichiarato di aver iniziato il lavoro in sordina fino ad appassionarsi alla curiosa antropologia piombinese, nata dalla fusione tra dimensione operaia, calcistica e politica. Ospiti della serata due vecchie glorie del calcio piombinese degli anni d’oro: Aldo Agroppi e Luciano Bianchi. Il primo ha passato in rassegna, con la scanzonata ironia che lo contraddistingue, la sua fortunata carriera di calciatore, allenatore e opinionista, per ribadire il forte attaccamento alla città natale, la bellezza di piazza Bovio e la gloriosa storia di una squadra che toccò il vertice il 18 novembre 1951, quando il Piombino, all’epoca in serie B, sconfisse la Roma 3-1. Ritornando a quella storica domenica di gloria, Agroppi ha ricordato Nedo Sonetti, Lido Vieri e altri grandi calciatori piombinesi del passato, compreso Gino Ieri, recentemente scomparso. Luciano Bianchi ha invece rievocato un’altra giornata epica, il 2 giugno 1975, quando lo stadio Magona ospitò la Juventus per una partita amichevole contro il Piombino e lui stesso segnò un gol nella porta bianconera, spiazzando il portiere Piloni e ricevendo subito dopo un buffetto dal grande José Altafini, che gli si avvicinò ammirato dicendogli: “Ma perché giochi in questa categoria qui?”. A dimostrazione che quando si parla del gioco del pallone si parla di tutto, seguendo il percorso del libro si è passati dalla storia di Piombino alla storia d’Italia, dalla parabola della fabbrica a quella, parallela, della squadra. E si è parlato di politica: di come al regime fascista non piacesse quel “Sempre avanti” di ispirazione progressista. Ma anche della freddezza della sinistra nei confronti del tifo calcistico, sempre guardato con diffidenza come strumento di persuasione per le masse.



Se infatti la religione era per Karl Marx l’oppio dei popoli, lo sport rappresentava un po’ la cocaina: disinteressati al corpo, gli intellettuali socialcomunisti concordavano con Lenin che «una partita di tennis non ha più senso che il ricamo o il lavoro a maglia». Una posizione miope e scollata dalla passione popolare di quel ceto che la sinistra vorrebbe rappresentare. Ceccarelli confessa di aver guardato all’inizio con scetticismo al comitato piombinese “Stadio per tutti”, nato nel 2018 per salvare il Magona («Ma con tutti i gravi problemi che hanno, i piombinesi vanno a preoccuparsi del vecchio stadio?»), e di avere però poi compreso e sposato la loro battaglia, in nome proprio dell’identità di una città che, dopo la fabbrica, perderebbe anche un altro importante tassello della sua storia. Una storia composta a tal punto di calcio e acciaio da aver coniato negli anni Cinquanta il verbo piombinesissimo “acciaiare”, per esprimere la compattezza e la flessibilità di una squadra di calcio fatta come l’acciaio prodotto dagli stabilimenti dell’Ilva e della Magona. —

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