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Insegnante trovato morto: un giallo andato avanti per 7 ore tra depistaggi e silenzi degli investigatori

Piombino: il foro di proiettile, la pistola spuntata sotto il corpo, infine il biglietto di addio trovato a casa dell’uomo all'Elba

PIOMBINO. Per almeno sette ore si è pensato a un omicidio. A un’esecuzione vera e propria. Sette lunghe ore in cui quel cadavere con un foro in testa causato da un colpo di pistola non aveva un nome, non aveva un’età, non aveva nemmeno i documenti. Questo almeno è quanto sostenevano gli investigatori ai giornalisti, tenuti completamente all’oscuro anche con un certo inspiegabile nervosismo. In serata, poi, il giallo si è risolto da solo. Perché non solo quell’uomo aveva un nome (Maurizio Neto, 57 anni, insegnante di scienze motorie) e non solo aveva i documenti, ma aveva anche lasciato un biglietto a casa sua. A Portoferraio. E in quel biglietto c’era la spiegazione, la dimostrazione del proprio disagio. E ora a Portoferraio, dove era molto conosciuto, lo piangono.

Ieri dunque in viale Regina Margherita, dove a mezzogiorno è stato trovato il corpo, per tutto il giorno è andato avanti questo giallo. La zona, andando verso il porto, si trova dopo l’ultima rotonda, quella dove c’è l’àncora. Il fosso corre sulla destra della strada, al di là di un muretto. È poco profondo, circa un metro, ma coperto da una fitta vegetazione. Il corpo era là sotto. Supino. Lo ha scoperto per caso un dipendente dell’Autorità portuale. Subito dopo sono arrivati sia i carabinieri che la polizia. I primi poi hanno proceduto con le indagini. I militari hanno transennato tutta la zona, controllata anche dai vigili urbani e della security. È arrivata anche un’ambulanza della Misericordia, ma è tornata via subito perché non c’era da soccorrere nessuno. Nel frattempo è stato avvisato il magistrato di turno, il sostituto procuratore Niccolò Volpe, arrivato in viale Regina Margherita alle 13,50 poco prima della sezione scientifica dei carabinieri, anche questa inviata da Livorno. Nessuno in quei momenti ha toccato il corpo, si è dovuto attendere l’arrivo da Pisa del medico legale Aniello Maiese e della sua equipe. Ad assistere alle operazioni anche molti curiosi e gli abitanti del caseggiato di fronte. Alcuni parlavano di un paio di notti movimentate, di urla e di confusione. E di un colpo di pistola sentito sparare intorno alle 22 della sera prima, mercoledì. Poi c’erano le telecamere. Una di queste aveva filmato l’uomo mentre girovagava sulle banchine e poi imboccava sempre a piedi, da solo, viale Regina Margherita. Era arrivato alle 21, con una nave della Moby. In tasca aveva ancora il biglietto emesso alle 18,15 di mercoledì, a Portoferraio.


Infine il biglietto, lasciato nella propria abitazione dove viveva da solo, ma dove forse sapeva che qualcuno lo avrebbe trovato. —

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