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«Così rendiamo omaggio al grande Lucio Dalla»

La band sul palco dopo un concerto: da sinistra Lorenzo Billeri, Alessio Buccella, Irene Mezzacapo, Federico Righi e Marco Mezzacapo

Brani noti e meno noti, voce femminile «Vogliamo reinterpretare, non imitare»

«A modo mio, avrei bisogni di carezze anch’io. A modo mio avrei bisogno di sognare anch’io».

Già, perché dopo essere stati privati di abbracci e carezze per un così lungo periodo, anche i più avulsi al contatto e alle dimostrazioni d’affetto si saranno dovuti ricredere, avvertendone probabilmente una certa nostalgia.


E allo stesso tempo se sognare è quel particolare che ci rende più umani, ora si è reso pura necessità.

Sognare di evadere, di tornare a una pseudo normalità, guardare avanti.

Perciò le parole della celebre “Piazza Grande” di Dalla suonano inconsapevolmente più attuali che mai, come se disegnassero con tratto leggero ed elegante il contesto in cui viviamo, consce però di essersi ritagliate nel firmamento della musica italiana un angolo di eternità.

Curioso destino quello degli “A modo mio”, tribute band di Lucio Dalla che lo scorso anno ebbe l’onere e l’onore di inaugurare a Piombino il “Festival 20 Eventi”, mentre ora (per motivi del tutto casuali) dà il via a questo spazio che con cadenza settimanale si propone di accendere i riflettori sulle numerose band locali. Ovvero su quella grande bellezza che non conosce confini, differenze di età né limiti di espressione, perché se c’è una cosa che non è mai mancata al nostro territorio è proprio la musica di qualità.

Partiamo dunque dalle presentazioni.

Chi sono gli “A modo mio”? La formazione è composta da Irene Mezzacapo (voce), Marco Mezzacapo (chitarra acustica, elettrica e cori), Alessio Buccella (tastierista), Lorenzo Billeri (basso elettrico), Federico Righi (batteria).

Ma come riuscite a provare?

Federico: «L’obiettivo è individuare un giorno che vada bene a tutti per chiuderci in studio ma non è per niente semplice. In più il lockdown ha interrotto le prove che abbiamo potuto riprendere solo in questi giorni. Oltretutto siamo particolarmente motivati in quanto ci è stato appena confermato che il 13 agosto suoneremo a Suvereto per una serata particolare. Qualcosa sta iniziando a muoversi di nuovo, i contatti ci sono, perciò teniamo le dita incrociate».

Quando nasce il progetto?

Federico: «Abbiamo debuttato due anni fa, nel 2019, a Marciana Marina e il progetto è stato fortemente voluto da me che sognavo da tempo di realizzarlo. Quando ho capito di aver trovato i compagni d’avventura che cercavo non mi sono fatto scappare l’occasione».

Perché una voce femminile per un repertorio di cantautorato maschile?

Federico: «Ci abbiamo creduto e scommesso tutti sin dall’inizio. È stata una scelta mirata e sostenuta da tutta la band, abbiamo deciso di fare un omaggio e non un tributo fedele al grandissimo Lucio Dalla, restituendo al pubblico una nostra impronta alle sue canzoni».

Per questo vi chiamate “A modo mio”?

Federico: «In effetti sì. La voce femminile ci permette di offrire una personale interpretazione, al di là di ogni paragone e confronto rappresentando “a modo nostro” un artista che, anche volendo, sarebbe impossibile imitare. Del resto, lo stesso Lucio era solito offrire versioni sempre diverse di sé, ogni live non era mai uguale a un altro, cosa che ovviamente contribuisce a esemplificarne la grandezza».

Irene, al di là delle tue note capacità, è stata un’operazione complessa per te?

Irene: «Non molto perché nella vita ho sempre interpretato cantautorato maschile: De André, De Gregori, Battiato e perfino il repertorio di Manuel Agnelli degli Afterhours. Certo, Dalla mi ha messo alla prova, non solo perché conoscevo meno il suo repertorio (cosa che inizialmente mi spaventava) ma anche per la complessità dei suoi pezzi. Ho dovuto studiare molto perché non scriveva mai strutture consuete, ogni parte è considerabile un mondo a sé. Ciò è vero sia per me che ci metto la voce quanto per ogni musicista che si misuri con le sue canzoni».

Come avete scelto i pezzi da cantare tra un repertorio così vasto?

Irene: «Tra i pezzi popolari abbiamo strizzato l’occhio a quelli più cantautorali e a quelli meno conosciuti, ma meravigliosi, come “Nuvolari” e “Le rondini”».

Lo scorso anno avete rotto il ghiaccio al “Festival 20 Eventi” di Piombino.

Irene: «È stata una serata bellissima. Non è facile trovare un palco con quelle caratteristiche e a picco sul mare, e in più il pubblico si è rivelato molto caloroso».

C’è una canzone di Dalla che vi emoziona di più?

Irene e Marco: «Per noi “Caruso”, era la canzone cui era più affezionato nostro padre che se n’è andato durante il lockdown e che avremmo voluto vedere in prima fila al concerto dello scorso 27 luglio. Dopodiché ci emozionano molto “Stella di mare” e le “Rondini”, quest’ultimo è uno dei brani più complessi da realizzare in cui Dalla aveva riversato tutta la sua concezione di libertà. Uno degli ultimi incisi prima di andarsene».

Avete mai pensato di incidere un album?

Marco: «Non lo escludiamo affatto, sarebbe perfetto registrare un live. Ovviamente per riuscirci occorrono molte prove che speriamo d’ora in poi, sia in studio che sul palco, possano moltiplicarsi come vorremmo. La musica è un collante meraviglioso sia per chi la esegue, sia per chi l’ascolta, richiede però molto tempo e lavoro. Senza dubbio l’impegno, durante i nostri live, è anche quello di far scoprire brani meno popolari di Lucio Dalla che però vale la pena conoscere». —

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