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Rifiuti, si va verso una stangata della Tari

Passa in Ato l’aumento dell’8,7% della base di calcolo, i Comuni della Val di Cornia si astengono: «Metodo inaccettabile» 

PIOMBINO. Tecnicamente è un adeguamento delle cifre contenute nelle delibere che condurranno all’approvazione del Pef (piano economico finanziario). In soldoni, però, si tratta di un aumento di circa il 9 per cento della base di calcolo per la prossima Tari che dovrà essere approvata entro il 30 giugno. E, come una reazione a catena, si profila una stangata nelle bollette dei rifiuti che i Comuni - chi più chi meno - hanno dovuto accettare senza fare una piega. A pagare, però, saranno i cittadini e le imprese di Piombino, della Val di Cornia e delle province di Grosseto, Siena, Arezzo e dei comuni: in tutto 104 comuni.

Nei giorni scorsi 50 amministrazioni comunali, detentrici del 71 per cento delle quote di Ato Sud, hanno votato a favore, approvando le delibere. I Comuni della Val di Cornia (Piombino, Campiglia, Castagneto, Sassetta e Suvereto), si sono astenuti e non hanno risparmiato polemiche. Ma, probabilmente, saranno costretti nei prossimi giorni a fare i conti con la nuova base di calcolo, più alta dell’8,7 per cento rispetto all’anno scorso. In cifre, sono 188,6 milioni di euro per tutto l’Ato di cui 131,8 milioni è il corrispettivo di Sei Toscana (gestore del servizio) e 56,8 milioni per gli impianti (discariche, impianti di trattamento). Il voto ha diviso i Comuni tra favorevoli, contrari e astenuti, ma tutti i Comuni, da Arezzo fino a San Vincenzo, sono accomunati dallo stesso grado di insoddisfazione.


«L’introduzione del nuovo metodo di calcolo – hanno spiegato i rappresentanti dei Comuni della Val di Cornia – ha portato al compimento di un ulteriore passaggio nella sottrazione ai Comuni del potere decisionale rispetto alla Tari e ai procedimenti collegati, propedeutici e conseguenti. Il riconoscimento dei costi sostenuti dal gestore, senza una verifica di efficienza pur in presenza di validazione, a prescindere dai costi accordati in sede di gara ha portato a un aumento generalizzato del corrispettivo, dei piani finanziari e della Tari, costi maggiori a carico dei cittadini e difficoltà per i bilanci comunali che sopportano il peso dei costi senza la garanzia dell’effettivo incasso delle bollette. Il metodo ha di fatto superato gli accordi contrattuali che paiono valere solo a vantaggio del gestore e mai dei Comuni». Insomma, partendo da una base dei costi per il servizio più alta in maniere significativa, sarà difficile per i Comuni della Val di Cornia non dover applicare degli aumenti della Tari. «In questo quadro – proseguono i Comuni della Val di Cornia – ci troviamo ad effettuare costantemente prese d’atto di conteggi che derivano dalla normativa e quindi ci interroghiamo sul senso dell’espressione di voto, che è sempre un atto politico, quando nessun potere decisionale sembra ormai essere nelle nostre mani. Le modalità di calcolo dei costi, i tempi e le modalità di coinvolgimento dei comuni non sono accettabili e per questo esprimiamo il dissenso di ritrovarci a meri ratificatori di atti». —


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