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Rimateria, parla l'ultimo presidente: «Così è fallita la discarica»

Francesco Pellati, presidente dell’azienda da settembre 2019 per la quale è stato dichiarato il fallimento

Francesco Pellati è stato al vertice dell'azienda da settembre 2019 e non è fra gli indagati. Tra le questioni quella delle tariffe dei conferimenti: «Sono stato citato in giudizio perché ho voluto aumentarle»

PIOMBINO. Scorri la lista degli indagati e non trovi il nome dell’ultimo presidente Rimateria Spa. Francesco Pellati si è insediato a settembre 2019, indicato dal socio pubblico di maggioranza assoluta in Asiu in liquidazione, il sindaco di Piombino Francesco Ferrari. «Ne ho preso atto anch’io con vivo piacere – dice Pellati –. Non si può chiedere a me il perché e il per come».

Questi i nomi su cui ruota l’indagine della Procura di Livorno accusati a vario titolo di bancarotta fraudolenta e altri reati societari: l’ex presidente Asiu Fulvio Murzi, l’ex presidente di Rimateria Valerio Caramassi, Claudia Carnesecchi, per un breve periodo presidente di Rimateria, Barbara Del Seppia, liquidatore Asiu, Enrico Casini, Paolo Giovannini e Andrea Ansaloni, rispettivamente presidente di Navarra Spa, presidente di Unirecuperi e consigliere delegato di Unirecuperi nella fase dei fatti a loro contestati. «Consideriamo che è un’indagine – sottolinea –. Insomma, quanti sono quelli che sono indagati e poi salta fuori che non hanno fatto niente? Auguro loro sul piano umano di uscirne».


Da presidente si è visto notificare «quattro avvisi di garanzia per reati ambientali commessi da altri e che fanno riferimento al periodo che coinvolge gli indagati». Tutti riconducibili al tema della messa a norma dell’impianto. Ma c’è dell’altro. Per due volte è stato citato in giudizio dal socio privato Unirecuperi. «Una citazione è stata ritirata e della seconda ho avuto notizia che è stata interrotta il 16 giugno. Avevo chiesto un adeguamento tariffario dei conferimenti a cui alla fine hanno dovuto adempiere, ma hanno fatto molta resistenza. Forse nell’indagine hanno tenuto conto anche di questo, visto vieni citato in tribunale non hai di certo fatto l’interesse di altri ma della società». Non fornisce dettagli Pellati. A chi ha in mano lo storico dell’azienda non sfugge che da sempre le tariffe sono state fuori mercato: 60 euro alla tonnellata rispetto a cifre medie in altri siti oltre i 100 euro. Una forchetta che spiegherebbe, in parte, il triste primato di prima discarica di rifiuti speciali a fallire.

In una sua affermazione l’ultimo presidente Rimateria sottolineava che con il fallimento si sarebbe delineato lo scenario peggiore, perché poi ci sarebbe stato da chiedersi chi avrebbe fatto gli interventi che sono imprescindibili: la messa in sicurezza dell’impianto, la chiusura definitiva e la gestione post mortem della discarica.

«Non è che il percolato si pone il problema che Rimateria è fallita e smette di prodursi. E così il biogas. A questo punto dipende dal curatore, ma sono certo che li gestirà nella maniera più opportuna». E questo apre una prospettiva per alcuni lavoratori. «Un risvolto quasi tragico è la perdita di posti di lavoro. Faccio appello alla sensibilità di tutti gli attori, privati e pubblici, di farsi carico di queste 41 famiglie. Poi ci sono i risvolti economici per il territorio, di cui non sono in grado di parlare». —

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