Contenuto riservato agli abbonati

Carte in Regione, prova del nove per Italian Food: deve completare gli interventi sugli impianti

Uno scorcio dello stabilimento Italian Food a Venturina Terme

Entro il 15 giugno nello stabilimento di Venturina Terme dovrà essere in opera il sistema per contenere i parametri inquinanti

CAMPIGLIA. La prova del nove è domani. Entro il 15 infatti nello stabilimento Italian Food di Venturina Terme dovrà essere messo in opera il nuovo sistema di dosaggio dei reagenti per contenere i parametri inquinanti negli scarichi di produzione. Dopo il via libera alla messa in marcia delle linee di produzione deciso il 29 aprile nella conferenza dei servizi, Regione, Arpat e Asa attendono dal quartier generale del pomodorificio il dettaglio degli interventi previsti per gestire le criticità di portata e qualità degli scarichi a valle della fabbrica.

Nel decreto regionale della direzione Ambiente ed energia numero 7182 del 3 maggio sono specificati nel dettaglio condizioni e limitazioni da rispettare. Una tappa decisiva per sciogliere le riserve in vista della prossima campagna del pomodoro, che dovrebbe entrare nel vivo da luglio e che l’azienda ha confermato in più sedi di voler fare. Il 15 giugno potrebbe chiudersi il percorso che a oggi ha visto l’azienda ottemperare agli impegni. Alla scadenza intermedia del 24 maggio in Regione è già stata inviata una serie di documenti dagli uffici Italian Food. Non è una novità che vi siano criticità al depuratore di Campo alla croce, dove vengono convogliati sia gli scarichi civili che dell’industria del pomodoro. Le settimane in cui la fabbrica marcia a pieno regime coincidono con quelle a cavallo di Ferragosto in cui si deve tenere conto anche del picco di presenze turistiche sul territorio. Tuttavia, l’azienda deve rispettare sia parametri di qualità che quantità degli scarichi in uscita dallo stabilimento. Da qui la necessità di interventi strutturali e nuove prescrizioni che sono alla base della nuova autorizzazione unica ambientale rilasciata il 3 maggio.


Questa settimana dovrebbe tenersi un nuovo incontro tra i rappresentanti delle organizzazioni dei produttori, che conferiscono il pomodoro da industria a Italian Food, con Regione Toscana e Comune di Campiglia Marittima. La situazione resta al livello di guardia. Tanto che è in agenda anche un vertice delle istituzioni con l’azienda per gestire eventuali criticità. La dimensione di una possibile crisi va ben oltre i confini della fabbrica, dove i 130 dipendenti sono in cassa integrazione fino al 30 giugno.

L’ammortizzatore è stato attivato dal 12 aprile, giorno in cui è scattato il blitz in fabbrica dei Carabinieri del reparto Tutela agroalimentare di Roma nell’ambito dell’inchiesta “Scarlatto” per presunta frode in commercio che vede l’azienda accusata di aver imbottigliato prodotti etichettati come “100% italiani” o “100% toscani” quando in realtà erano realizzati miscelando materia prima locale con pomodoro straniero. Al netto dell’accertamento delle responsabilità in sede giudiziaria, si temono inevitabili ricadute. L’indagine non è stata ancora chiusa. Nel frattempo il tribunale ha accolto la richiesta di dissequestro di circa un terzo delle 4. 477 tonnellate sequestrate tra conserve di pomodoro, semilavorato e concentrato.

C’è anche un’altra incognita. Si tratta degli abusi edilizi riscontrati dal Comune di Campiglia Marittima all’interno dello stabilimento di via Cerrini. Un ventaglio di difformità da gravi a più lievi. È in corso l’esame delle carte, a partire dall’ordinanza di demolizione fatta nel 2012 dal Comune per la centrale elettrica e il muro a confine con la strada 398 che non rispetta la distanza minima dai corsi d’acqua, al Tribunale amministrativo regionale della Toscana. —

© RIPRODUZIONE RISERVATA