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«Piombino nuovo polo per il preridotto»: la Danieli lancia la proposta a Giorgetti

Una veduta dello stabilimento (foto Paolo Barlettani)

L’impianto sarebbe strategico per calmierare il prezzo del rottame, ma senza il forno elettrico i vantaggi resterebbero al nord

PIOMBINO. L’ipotesi circola da qualche mese, anche se per il momento nessuno era uscito allo scoperto. Ci ha pensato però il presidente del Gruppo Danieli di Udine, Gianpietro Benedetti, a tirare in ballo “ufficialmente” Piombino come potenziale polo nazionale di produzione Dri (preridotto di acciaio utilizzato per alimentare forni elettrici). Lo ha fatto parlando, nel corso di un’intervista rilasciata a Siderweb, di «idea embrionica», facendo capire come gli ostacoli per centrare l’obiettivo siano ancora tutti da mettere a fuoco. Ma in una situazione di stallo prolungato nel quale è sprofondato ormai da mesi il polo siderurgico piombinese, la notizia di un interessamento del gruppo friulano non è passata inosservata. Il ragionamento è in piedi, anche se l’ipotesi di un impianto di riduzione diretta a Piombino viene presa con molta cautela dagli addetti ai lavori e dai sindacati che, in queste ore, stanno cercando di approfondire la questione.

Cos’è il preridotto


L’impianto pensato dal Gruppo Danieli (che possiede il know how per realizzarlo) servirebbe per la produzione di preridotto, ricavato dal minerale di ferro lavorato ad alte temperature con il gas, che viene poi utilizzato per alimentare forni elettrici. L’acciaio ottenuto con il preridotto garantisce una qualità anche maggiore rispetto a quella ottenuta con l’uso di rottame. Ma sono soprattutto gli aspetti economici e strategici a rendere interessante l’ipotesi di un impianto di riduzione diretta a Piombino. L’Italia è un paese importatore di rottame che, in ragione di una domanda crescente, ha raggiunto prezzi rilevanti. Prezzi alti, guadagni magri per le aziende che lavorano l’acciaio. Non lo ha nascosto Benedetti del Gruppo Danieli che, nell’intervista a Siderweb ha detto: «La scarsità di materiale è già un problema per noi, anche per l'Abs stessa – ha spiegato – di conseguenza la riduzione diretta da 2,5 - 3 milioni avrebbe l'obiettivo di calmierare il mercato. Un fatto strategico, in consorzio con le altre aziende italiane».

Il ruolo di Piombino

Avere un polo di produzione di preridotto a Piombino, insomma, sarebbe strategico per le industrie del nord. Ma lo scenario, è evidente, non è considerato allettante per Piombino in assenza della realizzazione di un forno elettrico. Insomma, se proprio si dovesse pensare a un impianto di preridotto, in primis dovrebbe servire a riportare la produzione di acciaio a Piombino e in secondo luogo ad alimentare i forni delle industrie del nord. Questo scenario non escluderebbe il piano caldeggiato dai sindacati che punta alla realizzazione di un forno elettrico da almeno 1,2 milioni di tonnellate annue, in grado di riattivare tutti i laminatoi dello stabilimento Jsw, dal treno vergella al treno rotaie, servendo anche a riportare in Italia la produzione di coils (prodotti piani) che verrebbero lavorati nel vicino stabilimento Magona. In questo contesto un impianto di preridotto sarebbe utile, funzionale. Quello che invece non sarebbe accettabile è la trasformazione di Piombino in un hub per la fornitura di preridotto per le aziende del nord e una produzione limitata alle rotaie. In pratica Piombino farebbe il lavoro sporco, facendosi carico dell’impianto di riduzione diretta sul proprio territorio (dal punto di vista ambientale il dato positivo è che l’impianto non è alimentato a carbone ma quello negativo è legato allo spolveramento del minerale di ferro stoccato), garantendo invece un vantaggio strategico alle aziende del nord. Tutto questo per poche centinaia di posti di lavoro. Eppure l’ipotesi ventilata dal presidente del Gruppo Danieli sarebbe questa: «L’idea di questo gruppo è riduzione diretta, modernizzazione, investimenti, rifacimento del treno rotaie; anche pensare in collaborazione con Lovere fare un team up per fare rotaie e down stream (assali, ruote, meccanizzazioni), noi ruolo di fornitore e interessa a Abs avere un approvvigionamento di 150-300mila tonnellate all'anno di Dri. Ora il Governo dovrebbe fare da interfaccia con Sajjan Jindal».

I conti senza l’oste

Siamo nel campo dei ragionamenti. O, per dirla con le parole dello stesso Benedetti, delle idee embrioniche. Sì, perché al momento nessuno sa né come intende muoversi Jsw Steel, che resta il padrone di casa e titolare di impianti e terreni. Non si sa quale sia la posizione del ministro allo Sviluppo economico Giorgetti, né quali sarebbero le eventuali strategie del gruppo indiano. Quel che è certo, al momento, è solo il blocco degli impianti, il tempo che passa e l’ansia sempre più diffusa dei lavoratori e dei sindacati che attendono di essere convocati dal ministro per capire cosa il futuro riserverà loro. —

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