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Sterpaia, la storia del parco: 50 anni fa il maxi abuso con roulotte e baracche per diecimila persone

Una veduta aerea delle lottizzazioni nel bosco della Sterpaia e a destra alcuni momenti delle proteste dei lottizzanti e la demolizione di strutture abusive

Tutto partì dal frazionamento di un’azienda agricola. Duemila manufatti, prime demolizioni del 1983, completate nel 1998

PIOMBINO. Casette prefabbricate, roulotte, baracche di ogni genere. In estate si stipano più di diecimila persone nel bosco della Sterpaia. Accadrà per molti anni. Un insediamento fuori legge, alimentato dal miraggio di una casa al mare. È una storia di contrasti quella che ha portato alla nascita del parco naturale costiero della Sterpaia. Da un lato la scelta forte del parco pubblico territoriale del Comune di Piombino, dall’altro il peso numerico e sociale dell’abusivismo edilizio. Una misura si avrà con la demolizione che arriverà a contare oltre 2mila manufatti abusivi in altrettanti lotti. Le ultime installazioni sono state rimosse nel 1998.

Cinquant’anni. Tanto è il tempo trascorso. Alla fine dell’estate del 1971 si diffondono le prime voci che l’azienda agricola La Sterpaia, oltre 135 ettari, viene frazionata e posta in vendita a piccoli lotti da 500 a 2mila metri quadrati. “Vi offriamo la possibilità di acquistare il terreno dove trascorrere le vostre vacanze con la vostra roulotte o tenda in prossimità del mare”. Così recita una pubblicità delle Agenzie Immobiliari Riunite, che intrapresero la vendita dei lotti. A comprare sono artigiani, commercianti, operai e pensionati per lo più del comprensorio e da varie località toscane. Non è un dettaglio, per la capacità di pesare sugli orientamenti politici di un’amministrazione di sinistra.


Si disbosca la macchia per disegnare i lotti, si installa una rete di distribuzione dell’acqua, non potabile, le aree paludose vengono riempite. Vengono tirate su recinzioni. Il bosco e quel tratto di mare divengono inaccessibili. C’è tanto di portineria. I lottisti si organizzano nell’associazione Consorzio ecologico Riva Verde.

Le prime demolizioni nel luglio 1983 con un dispiego massiccio di forze dell’ordine. Ma nonostante il clima infuocato e i blocchi che venivano organizzati a ogni intervento, nessun incidente di rilievo si è verificato. Ci furono manifestazioni in città, l’occupazione del consiglio comunale. Tentativi di fermare la lotta all’abusivismo dall’alto, con interventi sui partiti a livello nazionale.

Quella lottizzazione abusiva sembrava inarrestabile. Le denunce alla magistratura, le sentenze emesse dal Tar, le ordinanze del Consiglio di Stato, i provvedimenti di demolizione emessi, le demolizioni eseguite, le ordinanze di divieto di campeggio non impediscono l’ulteriore frazionamento dei lotti. Nel 1984 il laboratorio di Igiene e profilassi dell’Usl evidenzia l’inquinamento delle falde acquifere e la conferma di una grave carenza di acqua potabile. Non c’è una rete fognaria a servizio di quel paese fantasma di oltre 10mila abitanti.

Lottizzazione abusiva. Così la definì l’amministrazione comunale di Piombino, poiché il frazionamento del bosco e delle radure della Sterpaia, preordinato alla vendita di piccoli appezzamenti di terreno, non trovava rispondenza alcuna nei piani urbanistici del Comune. Anche se in quegli anni nessuna norma dei piani urbanistici vietava il frazionamento dei terreni e ne nessuna legge dello Stato definiva la lottizzazione abusiva. Sta in questa cornice la possibilità di ciò che riuscì a prendere forma. E che proverà inutilmente ad affermarsi sfruttando il condono edilizio del 1985.

Era del tutto evidente che la vendita in piccoli lotti, a prezzi molto superiori a quelli iniziali d’acquisto, ma sempre accessibili a un mercato medio-basso, avrebbe coinvolto migliaia di cittadini attratti dalla bellezza del paesaggio e dal mare - Riva Verde la definirono le agenzie immobiliari -, generando attese per la realizzazione di una casa al mare e attrezzature di tipo turistico. Il peso numerico e sociale dell’abusivismo edilizio indusse nel 1984 Comune e Regione a prevedere in aree adiacenti al bosco due grandi insediamenti turistici per ricollocare i lottisti. Fu fatto un bando dal Comune. Aderirono in 191 e altri 1.139 si opposero. Ed è stata una fortuna. Se avessero detto di sì oggi la Sterpaia sarebbe ingabbiate in una cinta di cemento. –

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