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Ostaggio dell’inquilino, non riscuote l'affitto da anni: "Basta che se ne vada, non voglio nemmeno gli arretrati"

Appartamento con cartello "affittasi" (foto d'archivio)

Venturina, l’ultimo pagamento risale a maggio 2019. Lo sfogo del proprietario: «Sembra che avere una casa sia diventata una colpa»

VENTURINA. Più di due anni senza riscuotere l’affitto. L’orizzonte è di 27 mesi. Altri potrebbero passare prima di venire a capo della situazione. Accade al proprietario di un appartamento a Venturina Terme. «Sembra che possedere una casa sia diventato una colpa», dice al Tirreno, a cui ha scelto di rivolgersi per segnalare un problema che va oltre il suo particolare. E con una precisazione: «L’inquilino ha smesso di pagare l’affitto concordato a maggio 2019, ben prima dell’emergenza sanitaria da Covid-19». Quello che chiede è di non essere lasciato solo dallo Stato.

Riavvolgiamo il nastro di una storia da cui restano fuori i riferimenti di dettaglio per tutelare i protagonisti. «L’abitazione è stata data in affitto con contratto regolarmente registrato all’Agenzia delle entrate – racconta –. L’inquilino, che in casa vive da solo, ha smesso di pagare a maggio 2019 adducendo che aveva problemi economici e che avrebbe onorato il contratto nel momento in cui sarebbe tornato al lavoro, rimborsando gradualmente anche gli arretrati». Così non è stato. «Forse sbagliando gli ho dato fiducia, forte del fatto che anche in tempi precedenti il problema si era presentato, ma alla fine era sempre riuscito a sanare la sua posizione».


Il proprietario si è trovato con in mano un pezzo di carta. «L’inquilino aveva firmato anche una scrittura privata in cui dichiarava che a giugno dello stesso anno avrebbe liberato l’appartamento perché non in grado di onorare il suo debito. Ma così non è stato. Anzi è pressoché scomparso per otto mesi». A quel punto si è rivolto a un legale per le pratiche di sfratto. «Conoscendo le tempistiche dei tribunali, l’avvocato mi ha chiaramente detto che la cosa si sarebbe protratta nel tempo – afferma – Il giudice ha accolto la domanda, ma la fine di questa situazione non so ancora quando sarà. Nel frattempo, ho dovuto sostenere anche le spese per il legale».

La scelta di portare a conoscenza dei lettori il suo caso è per rappresentare una situazione di impotenza. «Mi sono rivolto ai Carabinieri esponendo il fatto, ma non possono intervenire senza un ordine specifico del tribunale, così come la Polizia municipale». C’è dell’altro. «Ho fatto notare all’Azienda sanitaria che l’appartamento non può ritenersi abitabile, poiché nel frattempo, essendo il soggetto moroso da vecchia data Asa e il fornitore di energia elettrica hanno tagliato le utenze». Da mesi l’uomo che abita nella casa non ha l’acqua corrente. «L’Asa ha dovuto togliere fisicamente il contatore poiché i sigilli erano già stati tolti per ben due volte dall’inquilino». Negli ultimi tempi tra quelle mura è entrata anche un’altra persona. «In maniera sfacciata condivide l’appartamento con un individuo a me sconosciuto».

Il proprietario chiede di rientrare in possesso dell’abitazione. «Basta che se ne vada e non voglio neppure gli arretrati», sostiene. E chiede: «Se lo Stato ritiene di bloccare gli sfratti in questo momento particolare, visto che interviene in un diritto privato, perché non si fa carico degli oneri? Sembra quasi che possedere una casa sia diventata una colpa. Come giustamente sono stati stanziati ristori per tutti coloro che hanno dovuto subire chiusure di attività produttive, non vedo il motivo per cui un privato cittadino si debba vedere leso nel diritto ad avere una entrata economica, visto che l’Imu si deve continuare a versare, così come le tasse sulla proprietà». E conclude: «Gli sfratti devono essere valutati in funzione delle documentazioni fornite e non generalizzando. È giusta una tutela per chi ha perso il lavoro, lo Stato deve però intervenire a sostegno di chi con fatica è riuscito a investire in qualcosa di produttivo». –

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