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Svanisce il sogno inclusivo di Bebe Vio: «A Bagnaia persa un’occasione»

Rio Marina, Beatrice Vio sull’ex rimessaggio assegnato a un diving: «Affidandolo ai volontari sarebbe nato un lido per disabili»

RIO MARINA. È uno dei suoi luoghi del cuore. Su quella spiaggia trascorre le vacanze da sempre e in quel mare ha trovato la forza per ripartire dopo essere stata colpita dalla meningite. E quando l’associazione Amici di Bagnaia ha presentato richiesta per gestire l’ex rimessaggio ha cominciato a coltivare un sogno: quello che lì potesse nascere un lido per disabili. Così, quando il Comune ha assegnato la “baracca” sulla spiaggia a un diving, Beatrice Bebe Vio ha deciso di prendere carta e penna per scrivere al sindaco di Rio Marco Corsini per chiedere che rivedesse la decisione.

«Bagnaia è di tutti coloro che la amano e tutte le persone, normodotate o disabili che siano, dovrebbero avere il diritto di poter usufruire degli stessi servizi», si legge nella lettera in cui la fiorettista paralimpica (oro olimpico a Rio de Janeiro e campionessa mondiale ed europea in carica) chiede al sindaco di Rio «di rivedere la sua posizione e di concedere l’utilizzo della “baracca” agli Amici di Bagnaia affinché possano creare qualcosa per tutti».


«Ha scritto quella lettera perché sta svanendo un suo sogno», spiega Ruggero Vio, padre della campionessa. È lui a farsi portavoce di Bebe – «impegnata 12 ore al giorno» negli allenamenti in vista delle olimpiadi di Tokyo – in una vicenda che a Rio Marina faceva discutere anche prima della lettera al sindaco. «Bebe va a Bagnaia da quando è nata. La ama da sempre ma quando è stata colpita dalla malattia (che ha costretto i medici ad amputarle avambracci e gambe, ndr) ha toccato con mano quanto sia difficile vivere il mare in una spiaggia di sassi senza un bagno per disabili, senza docce e senza un accesso per disabili all’arenile. Aveva 13 anni e doveva essere pesa in braccio e portata in acqua dagli amici. Eppure le estati trascorse lì sono state decisive per ritornare alla vita. E ora si chiede perché non sia stato approvato il progetto dell’Associazione che, a quanto ci risulta, non sarebbe costato nulla alle case comunali».

Il bando per affidare la struttura è stato però vinto da un privato. I residenti e commercianti dell’Associazione amici di Bagnaia sostengono che non è stato tenuto conto che il loro progetto era di pubblica utilità, hanno presentato al Comune 18 pagine di osservazioni e sembrano intenzionati a presentare un ricorso.

Insomma, la querelle dell’ex rimessaggio rischia di avere nuove puntante sebbene appaia impossibile che non si possa trovare una soluzione. Magari – è la proposta che lancia il Tirreno – mettendo tutti i protagonisti intorno a un tavolo e trovando un accordo per una gestione comune: nulla toglie che la “baracca” delle Bagnaia possa essere usata tanto dal diving, quanto dall’associazione. Il tutto nel segno dell’inclusività auspicata da Bebe. —

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