Caso Petti, l'allarme degli agricoltori: «Serve attenzione per i rischi in capo alle nostre aziende»

Iniziativa dell’associazione Cia con i produttori locali. L’obiettivo è scongiurare una crisi per l’intera filiera

VENTURINA. Hanno in tasca i contratti per il conferimento del pomodoro da industria. Ma temono gli effetti di una gelata gli agricoltori. Non in campo, ma per le conseguenze dell’inchiesta sulla presunta frode in commercio nello stabilimento Italian Food del gruppo Petti. Il 12 maggio sarà il primo mese di cassa integrazione per buona parte dei 130 addetti della fabbrica di via Cerrini, che nelle ultime settimane si è fermata del tutto. Il grosso degli investimenti è già stato fatto. Le piantine è dall’inizio di aprile che a cadenza programmata vengono messe a dimora. Una cifra la dà Pierpaolo Pasquini, presidente Cia provinciale: «Solo di materiali per la coltivazione di un ettaro a pomodoro da industria l’investimento è di circa 7mila euro». C’è allarme anche se nessuno vuole entrare nel merito dell’indagine. «Farà il suo corso», sottolinea il presidente Cia provinciale. Che aggiunge: «In questa vicenda c’è da tenere conto degli agricoltori, che meritano attenzione. Sulle loro spalle hanno un rischio importante».

Che la situazione sia a livello di guardia lo testimoniano gli interlocutori intervenuti a Venturina Terme per incontrare gli agricoltori. Al tavolo siedono il presidente nazionale Cia Dino Scanavino e quello toscano Luca Brunelli. L’incontro all’interno di un capannone messo a disposizione da Sefi, a cui hanno preso parte anche la sindaca Alberta Ticciati e l’assessora Stella Zannoni, esponenti del sindacato, il presidente del Consorzio di bonifica Giancarlo Vallesi. «L’auspicio è che la situazione si risolva, per dare tranquillità ai produttori e una prospettiva a questa zona che è vocata per questa coltura – dice Scanavino –. L’associazione è a disposizione per sostenere gli agricoltori e portare anche la loro voce, perché una possibile crisi deve essere scongiurata».


Il 12 aprile c’è stato il blitz del Reparto tutela agroalimentare dei carabinieri, coordinato dalla Procura di Livorno nello stabilimento Italian Food: sei persone indagate, tra cui il direttore generale dell’azienda Pasquale Petti, per concorso in frode in commercio. L’illecito: realizzare il prodotto utilizzando rilevanti percentuali di pomodoro concentrato estero (extra-Ue) miscelato a dosati quantitativi di semilavorati di pomodoro italiano. E ciò, stando all’accusa, riportando sull’etichetta delle confezioni destinate alla vendita al consumatore finale la falsa origine di “Pomodoro 100% italiano” e “Pomodoro 100% toscano”. La scorsa settimana il gip ha convalidato tutti gli atti di sequestro di 3. 500 tonnellate di conserve di pomodoro già confezionate ed etichettate e 977 tonnellate di semilavorato e concentrato di provenienza extra Ue, per un valore commerciale di 3 milioni di euro.

«Rispetto ad altre produzioni quella del pomodoro da industria garantisce una redditività alle aziende, perché negli anni c’è stato un percorso con le organizzazioni dei produttori nella programmazione e commercializzazione del prodotto dei propri soci, tramite contratti stipulati con le industrie di trasformazione – sostiene Brunelli –. E in questo senso la volontà di Petti di investire sul marchio Toscana si è rivelata un successo. Il tema dell’indagine, su cui non entriamo, è quello della trasparenza. Della certezza del processo che è a salvaguardia del valore dell’intera filiera». Che aggiunge: «In passato ci sono stati problemi legati all’irrigazione e alla depurazione di cui ci siamo sempre fatti parte in percorsi di mediazione per soluzioni utili a garantire l’operatività di chi trasforma e del produttore che conferisce».

Nelle settimane che sono seguite al 12 aprile ai cancelli di alcune aziende agricole si sono presentati intermediari interessati ad acquistare la produzione di pomodoro, prezzi stracciati in cambio della certezza del ritiro confidando nella paura che lo stabilimento Italian Food non riaccenda i motori. Che la produzione locale sia appetibile ancor più che in passato lo conferma indirettamente il direttore provinciale Cia Stefano Poleschi. «È una stagione che si presentava con delle prospettive positive – afferma –. Il prezzo del conferimento è stato fissato in anticipo rispetto alle passate stagioni, già il 24 febbraio. La situazione di Italian Food porta grande preoccupazione nei produttori e in tutto l’indotto. E c’è un aumento della superficie coltivata che si deve ai maggiori consumi di prodotto trasformato nel periodo di lockdown che hanno ridotto le giacenze di magazzino». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA