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Il malore e il ricovero in terapia intensiva: «Fuori dall’incubo con l’aiuto dei medici»

Una foto di Fabia Tevenè e l’ospedale di Portoferraio

È stata operata a Portoferraio, poi ricoverata a Cecina: «Mi ha salvata la presenza di un presidio sull’isola»

PORTOFERRAIO. Una notte infernale. Fatta di sofferenza e preoccupazione. Poi il malore, la corsa in ospedale a Portoferraio e l’operazione chirurgica d’urgenza. Da lì, il trasporto con l’elisoccorso all’ospedale di Cecina: dieci giorni di ricovero in terapia intensiva e la permanenza in un altro reparto. Poi, finalmente, il ritorno a casa. Il calvario di Fabia Tevenè è durato circa tre settimane. «Ho avuto una peritonite con perforazione dell’intestino - racconta la donna - Ora sto bene, ma è stata dura. E se sono viva lo devo al dottor Maurizio Matronola (il primario di chirurgia dell’ospedale elbano ndr) e a tutto il suo staff. Racconto questa storia per ringraziarli, oltre che per sottolineare quanto sia importante e decisiva la presenza di un presidio ospedaliero su una piccola isola. Nel mio caso lo è stata».

Il malore a casa

La signora Fabia Tevenè ha 66 anni, è pensionata, originaria di Livorno e vive a Rio. La sua storia inizia il 25 febbraio. Anzi, il giorno prima. «Non mi sentivo bene e ho chiamato il mio medico, il dottor Lorenzo Conticelli Serena, che ringrazio perché è venuto subito a visitarmi a casa dimostrando, oltre alla capacità professionale, anche molta sensibilità nei miei confronti». Lì per lì Tevenè aveva qualche fastidio, ma mai avrebbe immaginato ciò che è successo dopo. «La notte sono stata male. Molto. Perciò la mattina dopo ho chiamato il 118 e l’ambulanza mi ha portato all’ospedale di Portoferraio». È entrata nella struttura dal pronto soccorso. Poco dopo ha perso conoscenza. «Mi ricordo solo di essermi svegliata all’ospedale di Cecina. È stato poi mio marito a raccontarmi che cosa è successo».

Operazione e ricovero
La signora Fabia dice di aver avuto una peritonite con perforazione dell’intestino. «Hanno dovuto operarmi d’urgenza all’ospedale di Portoferraio. Credo che l’operazione sia durata qualche ora. Poi avevo bisogno della terapia intensiva. Perciò mi hanno trasportato all’ospedale di Cecina con l’elisoccorso Pegaso. Sarà stato mezzogiorno». Era il 25 febbraio. Dopo, ha trascorso una decina di giorni in terapia intensiva «anche in coma farmacologico. Poi sono stata trasferita in un altro reparto. Infine, il 18 marzo, sono tornata a casa. Ho avuto davvero paura. Anche perché prima di quel giorno stavo bene. Non avevo niente e tutto è stato così inaspettato».

I ringraziamenti
Adesso la signora Tevenè sta bene. «Sì, mi sono ripresa - dice - ma è stata dura». E ora che si sente meglio ci tiene a ringraziare coloro che l’hanno curata.

«Perché se sono viva lo devo alla competenza e alla determinazione del dottor Maurizio Matronola, che mi ha operata e di tutto il suo staff. Desidero quindi ringraziare anche la dottoressa e chirurga Francesca Pagliardi, i medici anestesisti Enea Kosic e Massimo Bugliazzini, oltre a tutto il personale sanitario che ha partecipato all’intervento chirurgico di Portoferraio. Grazie anche al mio medico di famiglia».

L’ospedale elbano
Di tutta questa terribile esperienza la signora Fabia ricorda poco e niente, eccezion fatta per il dolore iniziale e per la paura che ha provato al risveglio.

E dice di essere consapevole che in casi come il suo la tempestività di un intervento chirurgico è la circostanza che può salvare una vita. «Ecco perché dico che è importante che qui, in un’isola come la nostra, ci sia un ospedale. Se non ci fosse stato non so come sarebbe andata».

Se non ci fosse stato l’avrebbero dovuta trasportare subito con Pegaso nella struttura sanitaria più vicina. Ma di certo ci sarebbe voluto del tempo in più rispetto a quello che è servito per arrivare a Portoferraio. Poi è dovuta andare comunque altrove, perché le serviva la terapia intensiva. «Avevo l’ossigeno attaccato tutto il tempo», dice. Ma per lo meno, prima di essere trasportata all’ospedale di Cecina, «sono stata tempestivamente operata qui sull’isola. Quando ho iniziato a stare meglio sono poi passata in ospedale. Ho voluto salutare tutti. E mi hanno detto che ciò che è successo non è merito del singolo, ma di tutta l’equipe. Io me la sono vista brutta. Ma sono viva. Grazie al lavoro di tutti». —

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