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Giani: «Presto un incontro al ministero, ora Jindal va messo con le spalle al muro»

Incontro al presidio: Anselmi preme per una soluzione che coinvolga Magona, Romano chiede risposte urgenti a Giorgetti

PIOMBINO. Il presidente Eugenio Giani è tornato al presidio di lavoratori e sindacati alle acciaierie Jsw, come aveva promesso nella sua prima visita il 12 marzo, e stavolta ha trovato facce ancora più sfiduciate a una situazione che non solo è bloccata ma rischia di diventare drammatica.

Al presidente in modo chiaro i segretari di Fim, Fiom e Uilm hanno espresso la propria delusione: tra l’altro oltre al problema generale di una proprietà svanita e della mancata convocazione da parte del ministro Giancarlo Giorgetti, ci sono scadenze non rimandabili, quella delle concessioni demaniali a luglio, la cassa integrazione per Piombino Logistics a settembre, poi a gennaio quella per Jsw nel suo complesso.


Da Giani è arrivata la notizia «di una ripresa del tavolo ministeriale su Jsw già la prossima settimana», la data potrebbe essere mercoledì prossimo 13 maggio, e la conferma «del massimo impegno della Regione sulla vertenza che deve essere quella più generale del polo toscano dell’acciaio», in cui il presidente comprende la possibile uscita dalla crisi della Bekaert a cui le acciaierie potrebbero fornire vergella, ipotesi peraltro giudicata poco concreta dagli stessi sindacati piombinesi per le caratteristiche e le condizioni dell’impianto.

Giani ha parlato del suo incontro con la viceministra dello sviluppo, Alessandra Todde, «che è da poco al suo posto ma è molto impegnata su Piombino. Io vedo nel governo un forte orientamento a investire capitale pubblico su Piombino, ora Sajjan Jindal va messo con le spalle al muro, o rispetta gli impegni e fa gli investimenti oppure lasci la mano al pubblico che potrebbe anche trovare nuovi partner». Fonti qualificate del resto riferiscono che a Roma si sta lavorando a un piano che prevede un forno da 600mila tonnellate, giudicato insufficiente dai indacati, perché per le sue dimensioni di fatto non darebbe alcuna possibilità di pensare non solo alle rotaie e, forse, a un po’ di barre e vergella, ma anche a produrre i “piani”, utili alla Magona che nella crisi attuale per i problemi della proprietà potrebbe invece rientrare in un progetto complessivo.

Di questo ha parlato il consigliere regionale del Pd Gianni Anselmi, da sempre sostenitore di questo progetto, minacciato da un nuovo possibile insediamento a Trieste di Metinvest, per produrre 2,5 milioni di tonnellate annue di “piani”, settore su cui c’è grande mercato.

Al presidio dove è stato presente molte volte, c’era anche il deputato del Pd Andrea Romano, che ha ribadito come «il tempo sia scaduto. Servono risposte urgenti dal ministro Giorgetti su un piano industriale molto deludente, sui rischi di abbandono di una realtà industriale fondamentale per tutta la costa toscana, sull’urgenza di dare una prospettiva concreta a migliaia di lavoratori dell’impianto siderurgico e dell’indotto». Romano rispetto al ritardo nella convocazione dei sindacati al tavolo ministeriale, ha prospettato un altro problema, e cioè «che alla fine arrivi una proposta non negoziabile. Il Partito democratico comunque continuerà a lavorare per una soluzione vera, con i suoi gruppi parlamentari e con la Regione Toscana».

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