Contenuto riservato agli abbonati

Banchine elettrificate e porto di Piombino più verde. Bertocci: da terra l’ energia per le navi

L’azienda chiede aiuto all’Autorità di sistema portuale: «Occasione da cogliere con il Piano di ripresa e resilienza»

PIOMBINO. Il progetto è quanto meno ambizioso. Dotare le nuove aree portuali di Piombino di banchine elettrificate, in grado di alimentare le navi che così potrebbero spegnere i motori nelle fasi di ormeggio e di sbarco e carico di materiali. Il vantaggio? Ridurre le emissioni in atmosfera e rendere l’infrastruttura portuale più moderna e più sostenibile dal punto di vista ambientale. È quanto si propone di mettere in campo la ditta Bertocci, che nel 2016 ha acquistato le centrali termoelettriche Cet2 e Cet3 ex Edison nell’area industriale.

«Il Pnrr (piano nazionale di ripresa resilienza) – spiega Massimiliano Spagnesi, amministratore della ditta Bertocci – che è in corso di approvazione in questi giorni rappresenta un’importante opportunità da cogliere per poter rilanciare il porto di Piombino con l’attuazione di importanti progetti finalizzati alla transizione energetica». Il messaggio è lanciato, dunque. E il destinatario è chiaro: l’Autorità di sistema portuale del Mar Tirreno Settentrionale, con la quale l’azienda sostiene di aver avviato i contatti per promuovere il progetto green che, con un costo di alcuni milioni di euro, potrebbe includere il cold ironing, ovvero il processo che permette alle navi di spegnere i motori potendo contare su un sistema di alimentazione sul porto.


PROGETTO IN ATTESA

In realtà la proposta progettuale della Bertocci ha un percorso lungo. L’azienda nel 2016 ha acquistato le centrali termoelettriche che alimentavano le attività della fabbrica sfruttando i gas di scarico dell’altoforno e della cokeria dell’ex Lucchini. La centrale ad oggi è posta in conservazione dopo lo spegnimento dell’area a caldo dello stabilimento (alimenta le residue produzioni di Jsw). Bertocci studia da tempo le possibilità di riconversione delle centrali termoelettriche e l’occasione, cinque anni fa, sembrava essere alla portata quando sul porto pareva interessato a investire General Electric. Per soddisfare le necessità dei nuovi insediamenti industriali (erano richieste grandi potenze in alta tensione e soprattutto in tempi stretti) l’idea era riconvertire gli impianti della centrale Cet3. Il progetto industriale di General Electric non si è però concretizzato e, come in una reazione a catena, l’Autorità di sistema portuale subentrata all’Autorità portuale di Piombino e dell’Elba in questi cinque anni ha rallentato anche sulla riconversione delle centrali. Per Bertocci, interessata direttamente a questa prospettiva, si è trattato di un’occasione sprecata.

INVESTIMENTO E LAVORO

L’accantonamento del piano di riconversione delle centrali ha lasciato le aree portuali «senza un sistema di alimentazione elettrica adeguato alle esigenze operative e di sviluppo del porto», spiegano dall’azienda. La stessa Bertocci ricorda come il governo preveda di stanziare 59,33 miliardi di euro per la “rivoluzione verde e la transizione ecologica” e 25,13 milardi per “infrastrutture per una mobilità sostenibile”. «È fondamentale – spiegano dall’azienda - guardare le aree portuali italiane che hanno già attivato un percorso virtuoso in tal senso come il porto di Genova, Ravenna e quello di Trieste e quindi anche Piombino deve velocemente attivare un suo progetto verde».

Il porto, secondo l’azienda titolare della centrale Cet3 ha bisogno di energia elettrica, così come ne hanno bisogno i nuovi insediamenti produttivi. Inoltre il piano degli interventi per il porto green avrebbero delle ricadute in termini di investimenti e di lavoro (l’azienda al momento non ipotizza un numero di posti), sia nella fase di realizzazione delle infrastrutture, sia in una seconda fase di riconversione e rialimentazione della centrale. —

© RIPRODUZIONE RISERVATA