Caso Italian Food: «L’indagine da una segnalazione anonima»

L’imprenditore Pasquale Petti dopo il sequestro di fusti di cubettato di pomodoro. La prossima settimana sarà a Roma dal magistrato a cui fa capo l’inchiesta

VENTURINA. «L’indagine è in corso, se il sequestro dei prodotti industriali non verrà confermato decade tutto. Lo sapremo dalla prossima settimana quando presenteremo la documentazione richiesta». Così il titolare dell’Italian Food Pasquale Petti. Quanti siano i fusti di cubettato di pomodoro fresco a cui sono stati messi i sigilli dal Reparto tutela agroalimentare di Roma dei carabinieri non è dato sapere. A non convincere i militari è l’etichettatura, sarebbe tale da non chiarire che il prodotto è di origine italiana. L’unica certezza è il sequestro conservativo disposto il 12 aprile all’interno dello stabilimento di Venturina Terme, con i sigilli messi ai fusti di un fornitore italiano del Nord Italia.

C’è dell’altro. «Abbiamo potuto ricostruire che tutto è partito da una segnalazione anonima – dice l’imprenditore –. E crediamo che sia stata messa in campo da un nostro concorrente».


La vicenda. Una ventina i carabinieri impegnati fino a tarda notte nelle verifiche sugli impianti, dei lotti stoccati nei magazzini, nell’acquisizione di documenti e nel copiare le memorie informatiche dei computer. Sotto la lente ci sarebbe la produzione dal 24 marzo in avanti. «Viene contestata la mancata indicazione su quei fusti dell’origine – afferma Petti –, ma trattandosi di un prodotto a uso industriale a far fede per noi utilizzatori sono le indicazioni riportate sul documento di trasporto, che attesta la provenienza di ogni fusto su cui è riportato un codice. Documentazione che abbiamo provveduto a fornire». Eppure, a scanso delle rassicurazioni c’è preoccupazione tra i 130 lavoratori.

Nel calendario dell’azienda l’indagine del Reparto tutela agroalimentare finisce per intrecciarsi con tutt’altro problema. In questo periodo non si fa trasformazione del pomodoro fresco nello stabilimento di via Cerrini. Le attività sono concentrate sulle manutenzioni, l’etichettatura e il confezionamento dei prodotti. «Procediamo con questi lavori fino al 22 aprile e dopo riprenderemo con le linee di lavorazione del concentrato di pomodoro e dei sughi», spiega Petti. A dettare l’agenda, salvo novità dall’indagine, è il provvedimento di fermo degli impianti disposto dal dipartimento Ambiente ed energia della Regione Toscana il 24 marzo. Il fermo amministrativo è stato disposto per irregolarità negli scarichi inviati a depurazione, dopo tre diffide Arpat notificate nell’estate 2020.

Non è una novità neppure che vi siano criticità al depuratore di Campo alla croce, dove vengono convogliati sia gli scarichi civili che dell’industria del pomodoro. Le settimane in cui la fabbrica marcia a pieno regime, in genere, coincidono con quelle a cavallo di Ferragosto in cui si deve tenere conto anche delle presenze turistiche. «Abbiamo finito i lavori di adeguamento richiesti e oggi (il 16 aprile, ndr) abbiamo inviato la documentazione – sostiene Petti –. All’interno dell’azienda abbiamo un nostro depuratore chimico fisico che non abbatte la componente organica, questa deve depurarla l’impianto Asa di Campo alla croce che nel 1993 abbiamo contribuito a costruire finanziandolo al 50 per cento. Se oggi l’impianto non riesce a depurare quando c’è la concomitanza del pieno della stagione del pomodoro con il picco di presenze turistiche non è un problema che può essere addossato alla nostra azienda. A partire da agosto dello scorso anno abbiamo fatto interventi per circa 300mila euro per mettere in condizione il depuratore Asa di funzionare al meglio». Che aggiunge: «Negli ultimi anni abbiamo lavorato sempre la stessa quantità di pomodoro, anzi qualcosa di meno delle campagne 2016 e 2017 quando non furono rilevati problemi. Inoltre, segnalo che a settembre non vengono mai rilevati problemi negli scarichi».

I sindacati restano con il fiato sospeso. Vogliono capire la portata dell’indagine del Reparto tutela agroalimentare di Roma dei carabinieri. Ma anche la portata del provvedimento della Regione a seguito delle diffide Arpat. Parte dei 130 dipendenti, quelli addetti alla trasformazione in questi giorni sono a casa. Nello stabilimento si procede solo con il confezionamento e l’etichettatura. Tra i timori di un prolungamento del fermo degli impianti di trasformazione quello di non riuscire a onorare contratti di fornitura ai clienti. –

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