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Sequestrati alla Petti fusti di cubettato: «Noi sereni, responsabile è il fornitore»

Venturina: sigilli dei carabinieri al semiprodotto per verificare la tracciabilità. Oggi riprendono manutenzioni e confezionamento

VENTURINA. Quanti siano i fusti di cubettato di pomodoro fresco a cui sono stati messi i sigilli dal Reparto tutela agroalimentare di Roma dei carabinieri non è dato sapere. A non convincere i militari è l’etichettatura, sarebbe tale da non chiarire che il prodotto è di origine italiana. L’unica certezza è il sequestro conservativo disposto il 12 aprile all’interno dello stabilimento Italian food di Venturina Terme, con i sigilli messi ai fusti di un fornitore italiano del Nord Italia. A ricostruire l’accaduto è il titolare dell’azienda Pasquale Petti, che prova a gettare acqua sul fuoco delle preoccupazioni innescate dal maxi blitz che la mattina del 12 aprile alle 8,15 ha visto i militari, arrivati da Roma, Livorno e Napoli, presentarsi in forze al cancello della fabbrica.

Una ventina i carabinieri impegnati fino a tarda notte nelle verifiche sugli impianti, dei lotti stoccati nei magazzini, nell’acquisizione di documenti e nel copiare le memorie informatiche dei computer. Sotto la lente ci sarebbe la produzione dal 24 marzo in avanti.


«Viene contestata la mancata indicazione su quei fusti dell’origine – afferma Petti – ma trattandosi di un prodotto a uso industriale a far fede per noi utilizzatori sono le indicazioni riportate sul documento di trasporto, che attesta la provenienza di ogni fusto su cui è riportato un codice. Documentazione che abbiamo provveduto a fornire». Eppure, a scanso delle rassicurazioni c’è preoccupazione tra i 130 lavoratori. Ai rappresentanti sindacali interni l’azienda ieri ha comunicato che lo stabilimento si ferma per manutenzione per dieci giorni causa mancanza di prodotto da lavorare. E che le linee saranno rimesse in marcia dal 23 aprile.

«Siamo assolutamente tranquilli – sostiene Petti –. Restiamo in attesa della conclusione delle indagini, ma se necessario distruggeremo quel lotto di materia prima e ci rivarremo sul nostro fornitore. È quest’ultimo che dovrà fornire ai carabinieri le informazioni sulla tracciabilità del prodotto che ha lavorato». Tanto che ieri i militari si sono presentati per un controllo incrociato nella sede dell’azienda nel Nord Italia.

La portata dell’indagine resta tutta da chiarire. A colpire è il dispiegamento di forze: cinque auto e venti militari. Numeri importanti, tenuto conto che siamo in epoca di pandemia, che fanno propendere per un accertamento approfondito, sull’intero processo produttivo. Un controllo su larga scala, tanto che avrebbe interessato anche altre realtà della filiera del pomodoro da industria in Italia. «Già questa mattina (ieri, ndr) avremmo potuto far ripartire la produzione – sostiene l’imprenditore –. Abbiamo scelto di tornare a regime da domani (oggi, ndr) per dedicare questa giornata al ripristino dell’operatività che per i controlli è stata interrotta».

In questo periodo non si fa trasformazione del pomodoro fresco nello stabilimento di via Cerrini. Le attività sono concentrate sulle manutenzioni, l’etichettatura e il confezionamento dei prodotti. «Procediamo con questi lavori fino al 22 aprile e dopo riprenderemo con le linee di lavorazione del concentrato di pomodoro e dei sughi», spiega Petti. A dettare l’agenda, salvo novità dall’indagine, è il provvedimento di fermo degli impianti disposto da Arpat il 24 marzo. «Dobbiamo fare alcuni interventi sulle linee di scarico che inviano i reflui al depuratore. Lavori che sono iniziati prima della Pasqua. Insomma, si tratta di un fermo che non ha alcun rapporto con il controllo dei carabinieri».

L’imprenditore Pasquale Petti si dice sereno. «La modalità con cui si sono presentati in azienda ha finito per mettere in allarme i nostri dipendenti e l’opinione pubblica locale. Potevano farlo anche con modalità meno scenografiche e avremmo comunque assicurato tutta la nostra collaborazione. Ben vengano i controlli. Anzi auspicherei che fossero più frequenti, anche a garanzia del settore e dei consumatori». —

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