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San Vincenzo, pranzi e cene per tutti nella cucina fantasma

Una veduta della sala della Cittadella in via Pertini a San Vincenzo

Il locale nell’edificio dato in concessione. Chi lo ha demolito e quando è un mistero

Cucina a scomparsa. C’era da tempo, chi dice da anni, alla Cittadella delle associazioni. Salvo evaporare in una notte o poco più. È una vicenda con aspetti surreali quella dell’abuso edilizio realizzato in un edificio pubblico e smantellato in tutta fretta, ancor prima che venissero compiuti gli atti di accertamento sul posto. Siamo nel 2016. Pochi parevano essersene accorti. Oppure se ne erano accorti in molti, ma senza alcun effetto di rilievo. Eppure non era difficile rendersene conto, visti i pranzi e le cene, perfino di San Silvestro, che lì sono stati fatti comodamente e in tutta tranquillità. Insomma, nessuno pare aver notato nonostante siano circolati volantini e manifestini con tanto di patrocinio del Comune di San Vincenzo. A sollecitare una formale verifica all’inizio del 2016 è la lista d’opposizione Assemblea sanvincenzina, a cui sono state arrivate segnalazioni sull’occasionale ma ripetitiva attività di ristorazione. È l’inizio della storia. Tanti indizi e poche certezze. Al punto che si potrebbe concludere che non è successo nulla.

Il progetto della Cittadella risale ai primi anni duemila. A fronte dei 650mila euro previsti si è arrivati a un investimento superiore al milione. I lavori iniziarono nel marzo 2008, per proseguire a singhiozzo tra varie vicissitudini per le infiltrazioni di acqua piovana. La struttura di via Pertini è composta da un corpo principale di 800 metri quadrati ospitante una sala polivalente e da uno secondario di 200 metri quadrati con servizi e due sedi. Nel 2013 la gestione dell’immobile viene affidata dal Comune di San Vincenzo all’associazione Comunque giovani. Qui si balla, soprattutto liscio. E nel resto dei locali ci sono le sedi per altre associazioni.


Le poche certezze sono le date. Il 10 febbraio 2016 viene inviato un agente della Municipale sul posto. Risultato? La cucina non c’è. Eppure, nel magazzino ci sono un acquaio e una dispensa con delle pentole. Nel locale direzione altri due acquai, un forno e tre frigoriferi con all’interno salumi, scatolette di tonno e barattoli di pomodoro. Dei fornelli nessuna traccia. Del resto, il locale dove sono stati installati sulle planimetrie non risulta. Gli uffici comunali attestano che risulta solo l’autorizzazione alla somministrazione di alimenti e bevande per il bar interno alla sala da ballo. Nuova richiesta formale dei consiglieri di Assemblea sanvincenzina e secondo invio sul posto di un agente. È il 21 febbraio. Sono trascorsi undici giorni. Questa volta nelle carte del Comune il 3 marzo si parla di una presunta violazione edilizia urbanistica per la “realizzazione e smantellatura” di una parete e per la copertura adiacente ai due fabbricati della Cittadella a carico di Luciano Mannucci presidente protempore dell’associazione Comunque giovani, gestrice della sala della Cittadella.

Erano regolari la cucina e la struttura in cui era stata montata? Sembra proprio di no. Dell’abuso edilizio, per giunta in un edificio pubblico in concessione, però rimane solo il fumo. E qualche traccia che non poteva essere cancellata, a riprova che lì, per anni, si è operato e disposto in barba alle regole. Quelle con cui l’immobile dal Comune era stato assegnato in gestione. E lo si è fatto senza le necessarie autorizzazioni igienico sanitarie e un adeguato piano di evacuazione. Il piano c’era ma della cucina con attrezzature elettriche e fornelli alimentati da bombole a Gpl non teneva di conto. Non avrebbe potuto. La cucina c’era e non c’era.

Le domande restano senza risposte. La demolizione da chi e quando è stata decisa? Da chi e quando è stata effettuata? Sull’albo pretorio del Comune non c’è traccia di alcuna ordinanza. La cucina com’è apparsa è scomparsa. Un locale di circa 20 metri quadrati, rimpiattato, realizzato tirando su una parete e una copertura a tetto tra i due moduli che compongono la Cittadella. Solo un acquaio, coperto con un telo di plastica è rimasto montato per alcune settimane. Unica traccia di ciò che era nascosto alla vista. Ma le pareti, tornate all’esterno dell’edificio, parlano anche oggi. Restano i segni di vernice bianca lavabile.

L’unica parentesi giudiziaria di cui è dato sapere ha investito il comandante della Polizia municipale Claudio Nassi e l’agente Walter Dell’Agnello, rinviati a giudizio con l’accusa di aver violato il segreto d’ufficio sulla vicenda della cucina abusiva. Salvo essere assolti con formula piena dal Tribunale di Livorno. I due avevano anche dovuto rispondere alla commissione di disciplina interna. Anche in quel caso i procedimenti si sono conclusi senza alcuna conseguenza. Il tutto è stato originato da una segnalazione alla commissione disciplinare. Aperti i due procedimenti sarebbero anche stati comunicati alla Procura di Livorno. E da qui avrebbe avuto origine la richiesta di rinvio a giudizio e il processo celebrato con rito abbreviato.

Ricapitolando, è stato demolito un vano di proprietà pubblica. Comunale. Senza saperne il motivo e chi lo abbia demolito. «Probabilmente la cucina è stata smontata da chi l’aveva realizzata. Non c’è alcuna ordinanza di demolizione. Ma questo non sta a significare che se qualcuno ha fatto un presunto abuso sbandierato sui quotidiani o sui social, non possa di sua spontanea iniziativa ripristinare lo stato di fatto iniziale». Così il 21 febbraio 2016 l’assessore all’Urbanistica Massimiliano Roventini sul Tirreno. E aggiungeva: “La domanda di come mai nessuno se n’è accorto dovremmo farla a tutti coloro che hanno frequentato la Cittadella negli ultimi anni». Resta una domanda la cui risposta non può darla chi ha frequentato la Cittadella. Ma si scontra con gli aspetti surreali della vicenda. Perché questa cucina, che ha sfamato molti, non è stata denunciata prima di essere messa in funzione? —
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