«Diciamo basta alla didattica a distanza», studenti e genitori manifestano in piazza

Striscioni e slogan per ripristinare le lezioni in presenza degli insegnanti. L’assessore Marotti: «All’Elba gli spazi ci sono»

PORTOFERRAIO. «Noi non siamo schermi. Vogliamo una scuola migliore». Qualcuno con il pennarello blu ha scritto su un foglio enorme queste frasi. La seconda, perché fosse più rimarcata, scritta in rosso. Su un panno bianco, invece, appeso a una saracinesca abbassata di un negozio pubblico in piazza Cavour si fa dell’ironia con la parola schermi. Infatti si legge «No alle restrizioni. Vogliamo soluzioni. Usciamo dagli schemi», con la “r” in trasparenza.

È la protesta andata in scena ieri mattina davanti alla Biscotteria, sede del Comune di Portoferraio, e poi in piazza Cavour. È stata organizzata dai genitori degli alunni della fascia dell’obbligo e delle superiori di tutta l’Elba, convenuti qui per schierarsi a fianco alla mobilitazione che ha avuto luogo in tutta Italia indetta da Priorità alla Scuola, in coincidenza con lo sciopero proclamato dai Cobas. Quindi genitori, studenti e docenti schierati tutti dalla stessa parte, per chiedere la riapertura degli istituti scolastici in presenza, in sicurezza e in continuità di tutte le scuole, dal nido alle superiori. Anche l’Elba si è schierata per dire “No” alla didattica a distanza (Dad o Ddi, didattica digitale integrata). «La scuola è il luogo più sicuro e protetto – dice Chiara Marotti, assessore all’Istruzione e alla Scuola, nonché presidente della Conferenza zonale per l’educazione e l’istruzione dell’Elba –. Prova ne sia la mia vicenda personale. Sono risultata positiva mesi orsono al tampone. Tuttavia nessun alunno delle mie due classi è risultato contagiato, grazie a tutte le misure che in aula erano state prese (distanziamento, igiene personale e così via) e che continuano a essere adottate. Ieri mattina, pur condividendo le proposte e le richieste formulate dai genitori dei nostri alunni e quelli dell’Isola, ero a scuola. Ho detto alle mamme di andare davanti al Comune e manifestare in piazza. I miei colleghi ed io avremmo garantito il regolare svolgimento delle lezioni. Per questo ci sentiamo in obbligo di rivendicare il diritto alla scuola in presenza». Insostituibile, quindi, la figura del docente in classe. Difatti un manifesto recitava «Voglio vedere la mia maestra», firmato classe terza. «Noi abbiamo la fortuna di abitare un territorio bellissimo – continua Chiara Marotti –. Che differenza fa leggere un libro in classe oppure all’aperto, in perfetta osservanza con le norme prescritte dal governo?». Ora gli sguardi sono rivolti in direzione di Roma, in attesa della prossima pubblicazione del Dpcm che si annuncia imminente. Infine il discorso della manifestazione di ieri si è fatto politico. Uno striscione avvertiva: “La sicurezza si fa con edifici adeguati, con classi meno numerose e personale stabile”. In conclusione i genitori degli studenti elbani hanno ribadito che «la Dad serve allo Stato, per non affrontare e risolvere queste criticità». E che la scuola è un diritto, per cui va tenuta aperta. —


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