I rocciatori acrobati del granito elbano: «Ecco come mettiamo la costa al sicuro»

È in corso lungo la provinciale l’intervento degli addetti specializzati della cooperativa Nanni Elba In queste ore stanno staccando massi pericolanti e pesanti decine di tonnellate a Campo Lo Feno

MARCIANA. Quattro rocciatori altamente specializzati stanno lavorando per garantire la fine di un incubo chiamato frana di crollo. È avvenuta, come è noto, nelle pendici del monte Capanne e tiene sotto scacco la strada dell'anello provinciale occidentale dell'isola, la Sp 25, interrotta da mesi per ovvi motivi di sicurezza, in zona Campo Lo Feno. E dallo scorso 15 novembre, data dell'avvio della frana a Campo Lo Feno, sono scesi a valle quasi 400 metri cubi di pietre: alcune pesavano tonnellate.

L’intervento


I primi 100 metri cubi sono scesi in modo spontaneo, per fenomeni erosivi su fratture della roccia, i restanti metri cubi sono stati fatti cadere dai quattro specialistici, arrampicati nelle pendici, avendoli trovati in condizioni di instabilità. E ancora di pietre ne dovranno scendere, grazie sempre all'azione della coop Nanni Elba, affidataria, dalla Provincia, degli interventi e di cui fanno parte i quattro rocciatori che si muovono con corde di sicurezza e agiscono a 120 metri di altezza: un'azione davvero dura.



«Non solo, una mano per far scendere altre pietre pericolanti – dice William Caggiano, vicepresidente e fondatore della coop Nanni Elba – ce la darà il vento e anche la pioggia, che l'atmosfera offrirà a questa zona. Quindi noi faremo altre verifiche e bonifiche. I nostri quattro rocciatori, sono anche tecnici specializzatisi per queste azioni, con corsi specifici. Stanno facendo cadere parti pericolanti pesanti (azione chiamata disgaggio), proprio per favorire la caduta di massi che sembrerebbero immobili ai profani, ma non lo sono a causa della devastante frana. Dopo ogni azione – prosegue il tecnico e anche amministratore – dobbiamo stare fermi anche due giorni per vedere se quella fase di disgaggio si è stabilizzata».

Un lavoro certamente duro, difficile, complesso e rischioso, tutto teso a ridare un giorno la normalità ora perduta alla zona. E una foto eccezionale mostra proprio una fase delicata, avvenuta di recente su un picco roccioso, sul quale si è arrampicato, munito di corde di sicurezza, il caposquadra Daniele Marmeggi. Raggiunta la cima ha fatto cadere un grosso masso granitico stimato come non stabile, usando una piccola leva d’acciaio di 30 centimetri, detta leverino, che dopo alcune sollecitazioni fa precipitare il masso che non costituirà più un pericolo. Se non tolto sarebbe crollato tra uno o due anni e pesava sulle 15 tonnellate.

«Noi inizialmente abbiamo fatto ricognizioni per capire ogni aspetto della frana, con gli ingegneri della Provincia, frana che ha “pulito” tutto il suo percorso eliminando ogni pianta. Poi siamo passati a questa fase, per eliminare i rischi ancora presenti. Filmiamo ogni azione – commenta Caggiano – per registrare il comportamento dei massi rimossi nella loro caduta e vediamo così il percorso naturale che compiono e ciò serve a creare, in altra fase successiva, le reti e le barriere di protezione più sotto, sempre per garantire la sicurezza finale e futura. La strada interrotta – conclude Caggiano – crea disagi notevoli alla circolazione e quindi a tutti gli abitanti, ma è prioritario agire con questo piano teso a eliminare ogni altro crollo. La frana è iniziata 81 metri sopra la strada provinciale e le protezioni conclusive avranno una lunghezza di 100 metri, il tutto per garantire l'incolumità della gente, nel tempo. La cosa non è certo rapida, esistono tempi tecnici lunghi, necessariamente».

Quindi per otto ore al giorno questi acrobati della roccia si arrampicano qua e là, secondo piani di lavoro decisi al tavolo con gli ingegneri, per eliminare ogni altro rischio.



La Nanni Elba

La cooperativa è nata nel 2016 dalla disciolta coop Terra Uomini Ambiente e la nuova gestione, condotta dal geologo Manzi, è stata intitolata a Nanni, il direttore precedente: è forte di 18 dipendenti e realizza un fatturato di oltre un milione di euro l'anno. Oltre il Marmeggi, gli altri rocciatori sono Andrea Bartoli, Walter Tallinucci, elbani, e Elia Petrit, albanese ma di certo ormai diventato isolano.

La ditta elbana, per intervenire nei posti più impervi, si è dotata di un elicottero che trasporta, oltre gli uomini in alto, soprattutto i vari materiali sulla testa della frana, quindi chiodi, golfari, compressori, acqua, cemento e altro. Poi ci sarà la terza fase con la rete da porre in aderenza alle rocce e nella quarta fase, con una gara d'appalto, saranno affidati i lavori per porre barriere paramassi più a valle, a metà del versante della frana, alte sei metri, lunghe 100 metri, che tengono energie di 5000 kilonewton:una grande resistenza e tutta la mole di interventi permetterà la riapertura della strada. —

© RIPRODUZIONE RISERVATA