Lo scafo affondato del Bora Bora riemerge dal mare di Montecristo

un pontone della Sales davanti al costone roccioso di Montecristo, un’immagine subacquea del relitto e le operazioni in atto per tirare in superficie lo scafo

È scattata ieri la maxi operazione di tutela ambientale. Nel 2019 il peschereccio si incagliò sugli scogli dell’isola

PORTOFERRAIO. L’operazione di recupero è iniziata ieri. Il fondale marino dell’isola di Montecristo, gioiello del Parco nazionale dell’Arcipelago toscano, sarà una volta per tutte liberato dai resti del motopeschereccio Bora Bora. L’imbarcazione da pesca della marineria di Porto Santo Stefano, il 12 giugno del 2019, si incagliò sulla scogliera dell’isola nel cuore del Santuario dei mammiferi marini Pelagos. Un incidente clamoroso che, per fortuna, non comportò conseguenze devastanti per l’equilibrio di uno dei tratti di mare del nostro arcipelago. Lo scafo, gravemente danneggiato, affondò dopo poche ore dall’incidente marittimo adagiandosi su un fondale profondo 10-12 metri. Con un primo intervento l’Autorità marittima scongiurò danni ambientali dovuti allo sversamento del carburante, svuotando i serbatoi di circa 2mila litri tra carburante e olii. Ma solo ieri, al termine di una lunga pianificazione che ha coinvolto enti pubblici e privati, il cerchio si è chiuso.

«Le operazioni di recupero sono state possibili grazie alla costituzione di una sinergica rete tra pubblico e privato che ha consentito di realizzare questo intervento in un’area di particolare pregio naturalistico, parte integrante del Parco nazionale dell’Arcipelago toscano e ricompresa nell’area del Santuario dei cetacei», fa sapere l’ammiraglio Aurelio Caligiore, responsabile dell’operazione per conto del ministero della transizione ecologica e capo del reparto ambientale marino delle Capitanerie di porto.


Quello appena avviato è una sorta di intervento pilota. Nel braccio di mare proprio di fronte all’isola di Montecristo sono arrivati fin da ieri mattina i mezzi della società Sales e dell’azienda Pim (Piombino Industrie marittime), coadiuvati dai sommozzatori della società Stmp (Servizi tecnici marittimi portuali). Le operazioni sono state pianificate e predisposte con il supporto dell’Autorità di sistema portuale (ufficio territoriale di Piombino). Il Parco nazionale ha partecipato con il suo personale tecnico, mentre le motovedette delle Capitanerie di Piombino e Portoferraio hanno garantito la sicurezza durante le operazioni. Dopo una complessa fase di preparazione, i mezzi meccanici e i sommozzatori si sono messi al lavoro tirando in superficie e mettendo in sicurezza i primi pezzi dello scafo affondato nel 2019. Nella serata di ieri è arrivato sul posto anche il mezzo antinquinamento Castalia, inviato dal ministero della transizione ecologica per scongiurare danni per eventuali fuoruscite di idrocarburi durante le operazioni, che oggi si faranno più delicate visto che saranno tirati in superficie il motore e i serbatoi dell’imbarcazione affondata.

Non si tratta di un’operazione semplice. E per renderla attuabile è servito il contributo di numerosi soggetti privati, che l’ammiraglio Caligiore intende ringraziare pubblicamente. Si tratta di Umberto Risso del gruppo Agn Energia - Autogas Nord Spa, Angelo Colussi per Colussi Group, Paolo Ghinolfi per Sifa, Andrea Rovini per Eurit Spa, Leonardo Basilichi per Evergreen Group, Tiziano Nocentini per Conad-Nocentini Group e Mario Lanera per Assoshipping e Ibla Ferries. «Il contributo di questi imprenditori – sottolinea l’ammiraglio Caligiore – è stato fondamentale per procedere all’operazione poiché l’attuale quadro normativo non contempla la possibilità di intervento da parte delle amministrazioni dello Stato. Questo è un intervento pilota che ci auguriamo possa servire da stimolo per il legislatore da un lato a voler provvedere a innovare il quadro normativo attuale e dall’altro a voler replicare operazioni analoghe». —

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