Il direttore è sicuro «In questo posto faremo qualcosa»

PORTOFERRAIO. «Qui si può fare qualcosa, anzi qui si deve fare qualcosa». Eike Schmidt, direttore degli Uffizi di Firenze, ha appena terminato il sopralluogo al Forte Falcone. Ha visitato le sale espositive, si è gustato il panorama a 360 gradi su Portoferraio sotto un sole primaverile, ha perlustrato persino i sotterranei rimessi in sesto grazie al restauro degli ultimi anni. Insomma, lui che con la bellezza ci fa i conti ogni giorno, non ha nascosto l’entusiasmo per la sua prima visita all’isola d’Elba.

«Una splendida giornata – esclama Schimdt – siamo partiti con il piede giusto». La visita dello storico dell’arte tedesco e del presidente della Regione Euegnio Giani aveva uno scopo preciso: capire se Portoferraio fosse in grado di mettere a disposizione spazi idonei per accogliere alcune delle opere degli Uffizi, per mostre temporanee o per progetti più strutturati. L’esame, a sentire il direttore, è superato. «Ci sono spazi assolutamente idonei per le iniziative da fare insieme agli Uffizi. Ora guarderemo altri luoghi sia comunali sia statali, ma con il sopralluogo è già molto chiaro a me e al nostro staff degli Uffizi che qui si farà qualcosa». Schmidt ha già in mente i tempi di attuazione della collaborazione: l’idea è partire con una mostra temporanea in occasione del Bicentenario della morte di Napoleone che ricorre quest’anno e quindi da segnare sul calendario c’è il 5 maggio, la data dello sbarco di Bonaparte. Non è ancora chiaro, invece, quali saranno le opere da portare sull’isola.


«È un vero peccato che migliaia di opere d’arte giacciano nei depositi e non siano fruite e conosciute, secondo me non è giustificabile anche da un punto di vista etico – fa presente il direttore Schmidt – sono opere che appartengono a tutta la collettività, a tutti gli italiani e quindi vanno esposte ovunque, specialmente in questo momento di ripartenza». Non si tratta, tuttavia, di svuotare i depositi a casaccio. «Sceglieremo le opere d’arte che si riferiscono al luogo nel quale sono esposte – spiega – la grande occasione che abbiamo in Toscana è costruire e ricostruire delle narrazioni che si riferiscono ai luoghi, mantenendo un filo rosso che lega le singole narrazioni. Questa è la nostra sfida». —

Lu.Ce.

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