Falda, dopo 14 anni c’è l’approvazione del progetto per la bonifica

Ancora nessuna certezza sui tempi per l’avvio dei lavori. Bomba ecologica alle porte della città: se ne parla dal 1998

PIOMBINO. È il 28 maggio 2007. Si firma il primo degli accordi di programma che prevede la bonifica della falda. Dopo 14 anni siamo ancora alle carte. Niente è stato fatto sul campo. Salvo lo scorrere di fiumi di parole e impegni disattesi. L’unica novità resta nel solco dell’iter burocratico che dovrà portare alle operazioni sul territorio, che da troppo tempo attendono di tramutarsi in realtà. È del 25 febbraio il decreto della direzione generale per il Risanamento ambientale del ministero dell’Ambiente che approva il progetto definitivo. Ma non è ancora il momento di tirare il fiato. La strada resta tutta in salita. Prossimo passo la firma del decreto da parte dei ministri dell’Ambiente e dello Sviluppo economico. E poi si dovrà ancora scarpinare. Servirà un bando di gara a evidenza europea per assegnare quei lavori. Procedura che compete a Invitalia. E al momento non è chiaro quanto ci sia ancora dei 50 milioni di euro stanziati nell’accordo di programma del 2014.

Se ne parla da oltre vent’anni di questa bomba ecologica alle porte della città. È una delle facce scure di oltre un secolo di attività siderurgica. Il Sin di Piombino, sito d’interesse nazionale di circa 928,4 ettari a terra e 2015 ettari a mare, è stato istituito nel 1998. Sulla base dei dati messi a disposizione dal ministero dell’Ambiente dopo 23 anni risulta bonificato, l’ultimo rapporto è del 15 febbraio, solo il 49 per cento dei terreni e il 4 per cento della falda.

Le speranze per la bonifica della falda vennero alimentate nel 2014 dall’accordo di programma firmato per la riqualificazione e la riconversione del polo industriale di Piombino, ma fino a oggi i 50 milioni di euro promessi non sono ancora stati investiti sul territorio. Senza contare i precedenti. Nell’accordo di programma del 2007 si finanziava tra l’altro lo studio di fattibilità per la realizzazione di interventi di messa in sicurezza della falda acquifera. Nel 2010 il ministero dell’Ambiente si affidò alla società di ingegneria in house Sogesid Spa per la progettazione preliminare. Documentazione che nel 2014 è finita sul tavolo di Invitalia, società del ministero dell’Economia, che come centrale di committenza ha curato tra gli altri il bando per individuare la società a cui affidare l’incarico per la progettazione definitiva ed esecutiva della bonifica della falda. Ad aggiudicarsi la gara, pubblicata nel 2017, è la rete temporanea di imprese di cui è capofila Acquatecno Srl. Il decreto del 25 febbraio scorso approva il progetto che prevede 18 mesi di lavori per la bonifica. Ma chissà quando potranno partire.

Dei 50 milioni stanziati dall’accordo di programma del 2014 ne serviranno 21 milioni per mettere in sicurezza la falda. Il progetto interessa le falde che scorrono sotto l’area dell’attività siderurgica a ciclo integrale, che è ferma dal 2014: circa 560 ettari della parte a terra del Sin. La principale causa di contaminazione è dovuta al percolamento delle acque piovane in zone di lavorazione che non sono mai state adeguatamente regimate e pavimentate. Il fenomeno è particolarment e evidente per la falda sospesa, quella che si è formata sotto lo strato di riporto dei terreni. E che in base alle conoscenze disponibili viene ritenuta non in comunicazione con la falda sottostante, quella profonda, a eccezione delle zone isolotto di Ischia e del padule. Il dubbio resta. Tra l’altro nel decreto del 25 febbraio si dispone la chiusura di uno specifico piezometro (PZ114 bis) per evitare di mettere in comunicazione le due falde. E per verificare l’effettiva presenza di contaminazione da Benzene nella falda profonda si prevede la realizzazione di un nuovo piezometro nelle immediate vicinanze di quello da chiudere.

La caratterizzazione delle acque sotterranee nelle aree di stabilimento siderurgico è stata condotta a partire dal 2006 in diversi periodi. Complessivamente sono stati indagati 259 piezometri all’interno del sito. Risultato: la contaminazione delle acque di falda è distribuita, in particolare per quella profonda. Si parla di valori che in alcuni casi sono superiori a dieci volte le concentrazioni soglia di contaminazione per alcuni metalli e idrocarburi. Acqua che finisce in mare, portando con sé gli inquinanti che trova sulla sua strada. La bonifica consiste nell’intercettazione delle acque inquinate con un sistema di pozzi e di drenaggio da cui emungere le acque per inviarle a trattamento in un impianto da realizzare in un’area demaniale in adiacenza alle aree Fintecna. Si prevede anche la costruzione di una sorta di barriera isolante lungo il fosso Corniaccia.