Il contatto riscoperto tra la nonna e il nipotino

Incontri emozionanti nella stanza degli abbracci realizzata alla Rsa di San Giovanni. Gli ospiti della residenza ritrovano dopo mesi i familiari, separati solo da un velo di plastica

PORTOFERRAIO. Un sottile velo di plastica non nega l’emozione del contatto ritrovato. E i mesi di solitudine e di lontananza dagli affetti più cari si sciolgono negli abbracci. È il potere della “stanza degli abbracci”, creata alla Rsa di San Giovanni di Portoferraio, che accoglie 30 ospiti, e consente ai parenti di visitare a turno i loro cari in tutta sicurezza, secondo le più rigide e valide norme anti Covid.

È la dirigente generale Assuntina Astorino, della cooperativa Onlus Cuore Liburnia, che gestisce la struttura del conto dell’Asl isolana, a spiegarne il funzionamento: «Adesso che stiamo superando i problemi del recente passato e la nostra attività quotidiana a San Giovanni sta tornando alla normalità, abbiamo realizzato questa struttura mobile in plastica, come tanti altri luoghi di assistenza hanno fatto in Italia e nel mondo. I parenti dei nostri ospiti possono venire a turno fissando un incontro, prendendo appuntamento direttamente con noi. Già avevamo creato una comunicazione costante e telematica tra parenti e ospiti, anche con video telefonate, ma questa soluzione ovviamente è la migliore ed è la più potente. Risulta davvero emozionante per la nostra direttrice Sara Toma e tutti gli altri operatori di San Giovanni, vedere gli abbracci tra parenti e ospiti».



Secondo le informazioni date dalla responsabile della Rsa elbana Toma, che ha fornito pure le immagini che pubblichiamo, si apprende che la “stanza degli abbracci” è situata in fondo a un corridoio della Rsa, e a tale servizio si accede dal retro della struttura di San Giovanni, posta nella periferia della città, da un’uscita di sicurezza che si apre su di un corridoio e in tale zona è stato creato questo spazio di incontro. «Abbiamo costruito una parete mobile trasparente, – precisa la direttrice locale – un’intelaiatura in plastica attraverso la quale i familiari possono toccare e vedere i loro cari in sicurezza. Ogni visita dura circa 15 minuti, poi il personale sanifica tutto l’ambiente e la stessa parete degli abbracci per preparare al successivo incontro. I parenti possono prenotare le loro visite, la mattina o il pomeriggio, chiamando la struttura e verranno inseriti in un calendario di incontri programmati. Siamo felicissimi di aver potuto realizzare questa “stanza degli abbracci”».

Il Tirreno, grazie ai dirigenti della Rsa, ha potuto contattare alcuni familiari che hanno fruito già dell’importante servizio che consente l’incontro. Grandi le sensazioni provate da Paola Spinetti venerdì mattina, presso la struttura assistenziale di San Giovanni, dove vive dalla metà di ottobre scorso, come ospite, sua madre di 85 anni Iosetta Piacentini, da San Piero in Campo. «Dopo circa quattro mesi ho potuto riabbracciare e tenere per mano la mamma – racconta – grazie alla perfetta organizzazione nella struttura diretta da Toma e dalle sue collaboratrici. Un luogo dove tutto funziona alla perfezione. Mamma era contenta, esprimeva una felicità incontenibile. Ho già fissato per lunedì di tornare a trovare mia madre. La Rsa si adopera in ogni modo per garantire la migliore comunicazione tra noi parenti e gli ospiti e infatti è stato istituito un gruppo Whatsapp, per cui ci spediscono regolarmente foto o messaggi riguardanti la vita dei nostri cari. Fino ad oggi, in tutti questi mesi, ho potuto vedere la mamma con delle videochiamate, e mia madre può avere contatti telematici anche con gli altri miei tre fratelli che vivono fuori dell’isola e sono bloccati nei movimenti per le note restrizioni legate alla pandemia. Ci siamo tenute a lungo per mano e abbiamo parlato intensamente guardandoci negli occhi: una grande emozione. Senza dubbio ora con questa soluzione i contatti sono quasi normali, ci separa solamente un velo di materiale sintetico, ma ci possiamo abbracciare ed essere così vicini».

Emozioni simili le ha provate Fabiana Canata, nipote di Gina Martorella di San Piero, ospite pure lei nella Rsa dal 2018. Insieme al figlioletto Francesco, Fabiana ha potuto incontrare e riabbracciare l’anziana che ha 98 anni, classe 1923. «Io – ci ha detto Fabiana – come ho avuto questa occasione ne ho subito approfittato e come sono entrata nella “camera degli abbracci” non ho fatto a tempo a salutare nonna Gina, perché ho pianto immediatamente: non riuscivo a parlare dall’emozione. Mio figlio, che è bisnipote della nonna, mi ha chiesto il perché piangessi e gli ho risposto che lo facevo per la felicità di poter finalmente stare insieme alla nonna. E anche il mio piccolo, che ha sette anni, mi ha detto come parlerebbe un piccolo ometto: “Sì mamma, mi sono commosso tanto anch’io”. È stata dura l’attesa; è passato un intero anno: non si poteva vedere Gina dall’inizio dell’esplosione del coronavirus del febbraio 2020». –

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