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Ex Irfid, l’impianto mai utilizzato ha i giorni contati: al via la demolizione

Alcune delle strutture ex Irfid che verranno demolite (foto Paolo Barlettani)

I lavori appaltati dall’Autorità portuale per 625mila euro: l’area di 13 ettari è a un chilometro dalle banchine

PIOMBINO. A meno di un chilometro dal porto. È la distanza a dare valore ai 130mila metri quadrati di terreni ex Irfid. Zona Gagno: posizione strategica per la logistica dei traffici commerciali portuali. Dopo decenni di nulla tra qualche settimana entreranno in azione le ruspe. Dell’impianto siderurgico progettato, costruito e mai messo in marcia sotto le insegne dell’IRI, per la riduzione diretta del minerale di ferro da utilizzare come sostitutivo del rottame, non resteranno tracce evidenti.

Il colpo d’occhio per chi arriva a Piombino e guarda in direzione del golfo di Follonica nell’arco di sei mesi racconterà una storia nuova. Se ne conosce la trama, ma è ancora tutta da scrivere. E serviranno degli anni. L’area è di proprietà dell’Autorità portuale del Mar Tirreno Settentrionale. Ed è all’ente che fa capo l’intervento di demolizione, che prevede il reimpiego dei materiali di risulta sul posto. La gara per i lavori, l’importo a base d’asta è di 625mila euro, si è chiusa. L’obiettivo è di creare le condizioni per un prossimo utilizzo di quei terreni a servizio di attività retroportuali.

Le previsioni dovranno tradursi in una scheda del nuovo piano strutturale del Comune di Piombino, il cui iter avviato dalla precedente amministrazione non vede ancora una fine. Anche se non è questa la variabile che negli anni ha frenato la riconversione delle aree. I terreni rientrano nel perimetro del Sin e come tali dovranno essere bonificati. La demolizione interessa le strutture fuori terra. Sul fronte del risanamento ambientale, invece, sono state completate la caratterizzazione e l’analisi di rischio su cui dovrà pronunciarsi il ministero dell’Ambiente.

Chi conosce la storia dell’Irfid, la società IRI a cui faceva capo lo stabilimento, benedice il giorno in cui si è deciso di non avviare l’impianto. Smantellare i macchinari e venderli all’estero. Quel processo, che nelle carte IRI viene classificato “originale”, avrebbe avuto un forte impatto ambientale. Un carico inquinante in meno per una città che sconta il peso di oltre un secolo di siderurgia. Dagli anni Ottanta di fatto è rimasto uno scheletro vuoto. Uno dei tanti simboli di quella che a breve sarebbe stata la storia industriale piombinese. Investimenti bruciati. Prospettive naufragate sul nascere. Bonifiche mai fatte. Progetti rimasti sulla carta. Un segno della complessità della crisi in cui è precipitata la città.

A rilanciare quello che nel tempo si è trasformato in un cimitero industriale, disseminato da impianti abbandonati, nei primi anni Duemila sono state le prospettive di sviluppo del porto di Piombino. Anche quest’ultime costruite con grande fatica e i cui effetti sono ancora da misurare. Eppure, sta in questo la scintilla di un futuro possibile. Quei terreni ex Irfid, compresi fabbricati per circa 5mila metri quadrati, nel 2010 vennero acquistati dal Comune di Piombino per circa 7 milioni di euro. A metterli in vendita Fintecna, la società finanziaria del Ministero dell’economia che aveva ereditato il patrimonio immobiliare delle partecipazioni statali. Proprietà a distanza di qualche anno ceduta dal Comune all’Autorità portuale. A dare un valore a quei 13 ettari non è solo la breve distanza dalle banchine. Da lì passa la ferrovia e il tracciato della bretellina, la strada di accesso diretto alle nuove banchine dalla viabilità principale che è già in costruzione. —