Voragini sulla strada ancora inspiegabili Nuove indagini della Provincia

I rilievi integreranno un precedente studio sulle sinkhole per poi procedere con il progetto definitivo di sistemazione

RIO MARINA. Senso unico alternato e limitazione della velocità veicolare a 30 chilometri orari sul tratto “quadrivio Padreterno – Rio Marina” al km 22+050, per consentire i rilevamenti geognostici sul tratto interessato dal fenomeno di sinkhole.

Lo rende noto la Provincia di Livorno, aggiungendo che sono iniziate le indagini geognostiche suppletive sulla Provinciale del Piano. Le indagini, affidate alla ditta Bierregi Srl, integrano il precedente studio. Sono propedeutiche alla definizione della progettazione definitiva dell'intervento di sistemazione della strada. «Con l’ultimazione della progettazione definitiva, che sarà svolta dallo studio Ingeo – sottolinea Andrea Solforetti, consigliere provinciale delegato alle questioni elbane – sarà possibile procedere con la richiesta formale alla Regione dei necessari finanziamenti». Il problema del ripristino della strada era stato già posto all’attenzione di Stefano Baccelli, assessore regionale alle infrastrutture e mobilità, attraverso una lettera inviata dalla presidente Bessi lo scorso gennaio, in cui si richiamava la necessità di sistemare un tratto stradale di grande importanza per il collegamento con il porto di Rio Marina, avanzando la richiesta di finanziamenti specifici o di una compartecipazione della Regione alle spese per i lavori. A partire dal 2008, in questo fondovalle tra gli abitati di Rio Marina e Rio dell’Elba, si sono originati nove sinkhole. Il primo evento si è manifestato il 22 gennaio 2008 dopo un periodo di piogge intense e prolungate, mentre l’ultimo dei nove episodi di grande entità risale al 4 febbraio 2014 che ebbe un diametro di circa 10 metri e una profondità di 2,5 metri. Inoltre si sono verificati ulteriori sprofondamenti nell’area circostante il villaggio “Togliatti”, piccolo comprensorio di abitazioni civili.


L’area interessata dai fenomeni di sprofondamento è piuttosto pianeggiante e attraversata dalla strada provinciale 26 e dal fosso di Riale. «Essa è caratterizzata, dal punto di vista geologico – si legge nella relazione - da depositi alluvionali quaternari di alcuni metri di spessore che poggiano sui lito tipi carbonatici, alterati e fratturati, appartenenti all’unità stratigrafica delle brecce di Rialbano, la cui roccia carbonatica originaria può essere fatta risalire al Triassico superiore». Queste furono le conclusioni cui pervennero gli studi geologici della zona voluti dall’allora sindaci dei due comuni interessati, Renzo Galli e Claudio De Santi, rispettivamente primi cittadini di Rio Marina e Rio nell’Elba. Sulla sede viaria furono istallati fessurimetri per il monitoraggio delle fratture. Poi nel 2013 fu predisposto un sistema di monitoraggio strumentale costituito da un interferometro terrestre, posizionato sulla dorsale che sovrasta la località il Piano. La strumentazione analizzò in continuo le deformazioni del suolo, mirando alla previsione temporale e spaziale dell’apertura di una voragine. Si accertò che le cause dei sinkhole erano da ricercarsi nel substrato carbonatico e dunque nella dissoluzione delle brecce poste al disotto dei depositi alluvionali. Le cause innescanti dei fenomeni appaiono ancora dubbie e controverse. C’è da augurarsi che facciano piena luce le indagini geognostiche suppletive della Provincia. —