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Commercio, il virus non ferma il coraggio, tante nuove aperture a cavallo del lockdown

Natalia Samoylych nel suo negozio Momo concept store in via Pisacane a Piombino

Ma gli assessori dei Comuni della Val di Cornia sono cauti: «È presto per fare un bilancio, le difficoltà sono evidenti»

PIOMBINO. A Piombino la situazione era già difficile prima del Covid, con i salotti commerciali della città svuotati dalla crisi della siderurgia. Ma qualcuno ha voluto provarci, nonostante tutto, a fare impresa nell’anno della pandemia. Natalia Samoylych, per esempio, nell’ottobre scorso ha aperto il suo negozio di vestiti e sartoria in via Pisacane. Come lei, altri, sia a Piombino che nel resto della Val di Cornia. Raffaella Bini e Federica Antongiovanni hanno preso in gestione la pasticceria Bocci di San Vincenzo. Mentre Stefania Camurri e la sua famiglia hanno aperto il loro ristorante a Campiglia. Ciò non significa che il commercio stia vivendo un periodo roseo. Ma che, comunque, c’è chi tenta. E ci crede. Secondo i dati Infocamere elaborati dal centro studi e servizi della camera di commercio Maremma e Tirreno, nel 2020 il saldo tra registrazioni di nuove imprese e cessazioni di attività risulta positivo per i territori comunali di Piombino (più otto) e Campiglia Marittima (più sette), mentre è negativo per San Vincenzo (meno quattro), Suvereto (meno nove) e Sassetta (meno due). C’è da tener presente che i dati forniscono un quadro generale e non specificano il genere di attività aperta o chiusa, né viene indicato il motivo delle cessazioni, che talvolta possono anche essere seguite da subentri o da cambi di ragione sociale. Ma i numeri permettono comunque di farsi un’idea sul dinamismo del panorama commerciale in Val di Cornia. E sembra che sia in qualche modo “congelato”, per usare la parola del presidente della camera di commercio Riccardo Breda. Nel 2020, per esempio, si sono iscritte alla camera di commercio 129 imprese con sede a Piombino, mentre in 121 hanno cessato il loro lavoro in città. «Secondo me è ancora presto per poter trarre conclusioni – commenta l’assessora alle attività produttive Sabrina Nigro – Certo è che molti settori continuano a essere in difficoltà e che per Piombino il Covid ha avviato una crisi nella crisi. Ma esprimere un giudizio adesso sarebbe prematuro».

Nel comune di Campiglia Marittima, invece, ci sono state 68 iscrizioni e 61 cessazioni. «Non me la sento di dire che questo è un segnale positivo – spiega l’assessora alle attività produttive Stella Zannoni – Tra le attività della zona, c’è chi ha avuto possibilità di lavorare e chi ha sofferto di più. Ci tengo però a sottolineare un aspetto: molte delle richieste imprenditoriali vengono da donne. E questo mi sembra un bel segnale». Saldo di poco negativo a San Vincenzo dove nel 2020 si sono registrate alla camera di commercio 32 imprese, mentre in 36 si sono cancellate. «I dati confermano la stabilità del nostro tessuto commerciale – dice l’assessore allo sviluppo economico Massimiliano Roventini – C’è anche da dire che alcune attività hanno chiuso per pensionamenti e altre si sono trasferite in una zona diversa del paese. E posso dire che in centro quando si libera un fondo viene subito occupato da un’altra attività». Saldo col segno meno anche a Suvereto, dove nel 2020 ci sono state 14 iscrizioni e 23 cessazioni. «Ma l’impressione – spiega la sindaca Jessica Pasquini – è che il tessuto commerciale abbia tenuto. Nonostante le difficoltà i nostri esercizi hanno retto e credo di poter dire che l’andamento non è così negativo».

Natalia Samoylych: «Il negozio è il mio sogno, sono qui e tengo duro»
PIOMBINO. «Sì, ho aperto il mio nuovo negozio proprio il 29 ottobre 2020. Ma d’altra parte se aspettiamo il momento giusto non iniziamo mai. Ho deciso di provarci». Natalia Samoylych ha 44 anni e da qualche mese gestisce Momo concept store, negozio di abiti e piccola sartoria in via Pisacane, a Piombino. E dalle sue parole traspare l’amore per il suo lavoro. «Adoro cucire e durante il primo lockdown ho avuto molto tempo per pensare - dice - Così è nato un progetto di impresa. Adesso sono qui, nel mio negozio e non mi sembra vero. Tengo duro e guardo avanti». Samoylych dice di aver preso contatto con alcuni piccoli artigiani del territorio, per mettere in vendita i loro lavori di sartoria. «Un giorno vorrei aprire un laboratorio tutto mio nel retro del negozio, così da esporre i miei oggetti. Ma questo fondo è troppo piccolo e al momento ho poco tempo. Perciò per adesso vado avanti così, poi vedrò».

Idee nuovi prodotti? Abiti, fasce e scarpe. Con una sola parola d’ordine: colore. «Basta nero. Non è scritto da nessuna parte che d’inverno dobbiamo vestirci di nero. Già il periodo storico è quello che è... poi ci mancano anche gli abiti scuri. Serve vita. Servono abiti colorati». L’imprenditrice ha inaugurato il suo negozio a fine ottobre dell’anno del Covid, per poi chiuderlo (per decreto) pochi giorni dopo. «Diciamo che quella è stata un’apertura di prova. Però tutto sommato sono molto contenta. Non ho intenzione di fermarmi».

Stefania Camurri: «Il ristorante è avviato e siamo nel posto giusto»
CAMPIGLIA. Ha scelto Campiglia Marittima per la sua bellezza. Un giorno era nel borgo con la famiglia e ha visto quel bel ristorantino al civico 1 di via Roma. «Questo posto farebbe proprio al caso nostro». Poi è passato del tempo e l’allora proprietario ha deciso di cedere la gestione. «L’abbiamo preso noi». A parlare è Stefania Camurri, che porta avanti il Mamanonmama a Campiglia Marittima con la famiglia, da cuoca e titolare. «Pensi che l’inaugurazione era prevista per l’8 marzo 2020 - racconta - Qualche giorno prima il Comune disse che, vista la situazione Covid, era bene cercare di evitare assembramenti. Perciò decidemmo di rinviare l’apertura di pochi giorni».

Poi quei pochi giorni sono diventati mesi, decreto dopo decreto. E il Mamanonmama ha finito per aprire il 13 giugno 2020. «Meno male che avevamo predisposto il locale ma non avevamo ancora comprato i prodotti. Sennò avremmo dovuto gettare via tutto. Per noi qui è il primo anno, quindi non abbiamo termini di paragone. Ma l’estate non è andata male». Stefania è emiliana e la sua è, da generazioni, una famiglia di ristoratori. «È andata così col Covid - dice - Però siamo contenti di aver iniziato. Ce l’abbiamo comunque fatta». L’imperativo è guardare avanti, sperando nel futuro. «Campiglia è un luogo fantastico. Non avrei mai pensato che il destino ci avrebbe portato proprio qui».

Raffaella Bini e Federica Antongiovanni, pasticciere, con tenacia: «È un treno da prendere»
SAN VINCENZO. Un giorno si sono guardate l’un l’altra e si sono dette: «Ma sì, proviamoci». Certo, quando Raffaella Bini e Federica Antongiovanni hanno deciso di prendere in gestione la pasticceria Bocci di San Vincenzo non avrebbero mai immaginato che di lì a poco sarebbe iniziata una pandemia. Ma sono tutt’ora contente di essere in campo perché, dicono, «questo era un treno che non potevamo perdere». Il nuovo corso della pasticceria Bocci inizia il 12 gennaio 2020. «Purtroppo dopo due mesi siamo state costrette a chiudere per decreto - racconta Bini - Per poi riaprire il 19 maggio». Insomma, hanno seguito l’onda tracciata del governo. Ma sono molto felici della scelta fatta. Nonostante tutto. «Entrambe in passato abbiamo lavorato in una pasticceria della zona, quindi la gente di San Vincenzo ci conosce e abbiamo avuto una bella accoglienza. Speriamo che la situazione sanitaria migliori. Noi siamo ancora contente della nostra scelta. Adesso, poi, la colazione è un piccolo gesto di normalità per le persone». Alla nuova Bocci, insieme alle due titolari, lavorano anche Serena Muccetti, pasticciera e Maria Grazia Desole, aiuto pasticciera. «La nostra pasticciera ha compiuto da poco 25 anni - raccontano le due socie - Anche lei lavorava nella nostra stessa pasticceria in passato. La conoscevamo e abbiamo deciso di proporle un posto qui».

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