Professionalità e tanto studio, sempre al servizio delle persone

Le esperienze di Alessandro Teglia, più di 47 anni nella sanità  e per dieci anni anche assessore (con Pioli) a Suvereto  

Cecilia Cecchi

PIOMBINO. «All’ospedale di Campiglia la nonna, impegnata ad assistere il marito, che mi fa ai ferri i calzini di lana perché stavo per partire militare. Li ho ancora». Eccoli i primi ricordi nel cuore di Alessandro Teglia: «Per Piombino – dice –, un mondo tutto diverso, ma indimenticabile l’amore di quel babbo così dedito alla figlia portatrice di handicap, che dimostrava di essere la sua unica ragione di vita; babbo alla ricerca del meglio perché la ragazza potesse restare il più a lungo possibile con lui». Coordinatore infermieristico a Piombino e Portoferraio dopo una vita “di turni” appena conclusa, difficile parlare solo di pensione: «Bisogna entrare nel mondo del riposo – sorride – di chi ha tanto tempo libero». Anche se è difficile credere che resterà a lungo a disposizione solo della famiglia, intenzione in cima alle priorità.


«Infermieri oggi – spiega – con formazione, aggiornamento continuo. Ma conta l’empatia, la gentilezza. Più di 47 anni nella sanità, in ospedale, nel mondo infermieristico ed assistenziale. Sono stato tra i primi infermieri che hanno fatto formazione a Livorno dal 1972, quando diventò possibile l’accesso alla scuola anche per studenti maschi. Pianeta tutto femminile con un’operatività che si basa su concetti di scienza, fondamentali per l’assistenza: la sicurezza, l’igiene. Mani lavate, mascherina, niente assembramenti e distanza valgono – aggiunge – per contrastare il Covid-19, come per qualunque pandemia dal 1900. Basta ricordare che l’alta mortalità di parto era legata al fatto che nessuno si lavava le mani. Tutto è cominciato con Florence Nightingale infermiera britannica nata a Firenze considerata la fondatrice dell’assistenza infermieristica moderna. La prima ad applicare il metodo scientifico attraverso l’utilizzo della statistica. Una donna ha creato gli infermieri di tutto il mondo».

Per Alessandro Teglia una formazione che non è mai finita. Nel corso della sua carriera professionale c’è la laurea magistrale in scienze infermieristiche e ostetriche all’Università di Firenze; per molti anni nel coordinamento nazionale capo sala con ruoli di spicco a livello nazionale e regionale.

«A Campiglia dall’agosto del 1976 – ricorda Alessandro Teglia – l’impegno per l’ospedale e sul territorio. Lavoravo e studiavo. Servizio infermieristico nei primi consorzi socio sanitaria Suvereto-Sassetta e Monteverdi. Dopo pochi anni capo sala in medicina fino al 1991 quando mi trasferisco a Villamarina come coordinatore sempre nel reparto di medicina fino al 2016. Poi all’Elba come responsabile posizione organizzativa ospedale, attività territoriale, carcere».

Impegno sociale declinato in altro. «Per tanti anni – conferma Teglia – capogruppo a Suvereto della Democrazia cristiana, poi Margherita, poi Pd». Dal 2004 al 2014 sarà assessore tra sport e sociale.

«Esperienza fantastica – prosegue – , ho lavorato tanto insieme alle persone. Abbiamo istituito un bellissimo percorso con i più giovani “Il borgo dei ragazzi”, più importanti eventi di integrazione sociale come “i Colori del mondo” così come manifestazioni sportive sempre indirizzate all’inclusione».

La nota positiva è sempre la stessa, Teglia mette al centro dell’impegno i bisogni del cittadino che si parli di pubblica amministrazione o di sanità. «In tutti questi anni – riprende – ho visto un’evoluzione grandissima dal punto di vista assistenziale per metodi, studi, ricerche. Anche per quanto riguarda l’avanzamento tecnologico. Ho visto crescere insieme tecnologia e umanizzazione. In campo infermieristico si è passati da un semplice avviamento professionale a una vera scienza dell’assistenza infermieristica, da scuola professionale a laurea universitaria. Questo ha voluto dire formare davvero la cultura e accrescere la qualità per i servizi al cittadino. L’infermiere non è più l’esecutore di compiti ma si prende la responsabilità – dice ancora –, si occupa dei pazienti. Siamo arrivati al modello infermiere di famiglia. La crescita della cultura di integrazione tra mondo infermieristico e mondo medico è fondamentale per curare le persone».

«Necessario incontrarsi, accogliere, come già era abitudine all’ospedale di Campiglia per mettere a proprio agio le persone – sottolinea –. Così a Piombino. All’Elba, centrale il rapporto con gli operatori, necessario ascoltare cercando la soluzione immediata. L’isola ha un bisogno diverso dal territorio, affrontare vuol dire risolvere senza rinviare. Coinvolgente l’impegno all’Università di Pisa per la formazione degli infermieri per più di 20 anni e pure sul fronte gli operatori sanitari. Fare l’infermiere è una professione eccezionale. In tutti questi anni ho incontrato la bellezza delle persone, dei professionisti, con la soddisfazione di aver condiviso momenti importanti per tanti. Poi gli apprezzamenti da colleghi e pazienti. Ora passo all’ambito del non lavorare più e posso dedicarmi alla famiglia. Ma ho ancora tanto da dare alla professione, alle persone, la mia disponibilità a rendermi utile resta».

Nessuno può essere diverso da quello che è; nel caso, generosa garanzia. _

© RIPRODUZIONE RISERVATA