Contenuto riservato agli abbonati

Civitelli, segretario del sindacato medici: «Il Punto nascita di Piombino non può riaprire»

Il dottor Civitelli e a fianco una protesta per il Punto nascita col sindaco Ferrari

«Pochi parti e tanti rischi, non è un dramma andare a Cecina. I ginecologi sono pochi e vogliono lavorare in strutture sicure»

PIOMBINO. «Secondo noi, Piombino non può avere il Punto nascita». A parlare è il presidente di Anaao Assomed, Flavio Civitelli, direttore di pediatria e neonatologia nel Senese, responsabile del sindacato dei medici più rappresentativo in Toscana. Una doccia fredda, quella di Civitelli, che cerca di spiegare razionalmente la sua posizione, a fronte di una città che non smette (e certamente non smetterà) di mobilitarsi per il Punto nascita. Comitati, politici, amministrazione comunale, consiglieri regionali da quando è stato chiuso il reparto stanno lottando per la sua riapertura. Ma i medici, a quanto pare, sono contrari.

Civitelli ha affidato la sua riflessione, molto sintetica, sulla sua pagina Facebook, per poi spiegarla con maggiori dettagli al nostro giornale. Spiega che la politica in varie zone cerca di mantenere aperti i Punti nascita che non hanno più i requisiti per esistere. Critico con i politici riferendosi non solo a Piombino, sulla cui situazione però è molto chiaro, seppur i medici locali del suo sindacato non si siano mai espressi su questo punto così delicato. «Cercherò di essere chiaro perché sono stufo di strumentalizzazioni politiche di queste questioni, che in una visione più larga non riguardano solo i Punti nascita ma anche tanti altri reparti e servizi» dice Civitelli.

«A Piombino si verifica la metà dei parti rispetto ai 500 che per legge devono esserci per mantenere un Punto nascita. È vero, può dare fastidio andare a partorire a Cecina, ma teniamo conto anche che tante coppie vanno in ospedali grandi e attrezzati anche a 100 chilometri di distanza per la loro sicurezza».

Sicurezza appunto, e mancanza di medici. Due punti su cui insiste il responsabile Anaao. «È indecente che la politica ci costringa a tenere aperti reparti che non forniscono sicurezza e dove scarseggiano i medici. A Piombino, dove si è andati avanti con le deroghe, i medici non vogliono venire a lavorare per fare un parto ogni tanto. Questo è un rischio per le partorienti e per i medici stessi. Anche perché dietro di loro non c’è una struttura pronta a intervenire se si verifica un parto critico. I ginecologi da Piombino sono letteralmente fuggiti, non ci vogliono lavorare in una struttura che non dà garanzie. Io mi chiedo, perché lottare per il Punto nascita quando a 30 chilometri c’è un ospedale che invece fornisce garanzie? Non sarebbe meglio cercare di migliorare gli altri reparti?».

Alla nostra osservazione che non si tratta di una questione di campanilismo, ma anche di rischi per le partorienti che devono affrontare un viaggio da una città che ha una sola strada per uscire, il medico replica: «Parliamo di circa 30 chilometri di strada, ma ripeto, i rischi ci sono sempre nella nostra professione e per i pazienti, e ribadisco, i medici scarseggiano, e coloro che ci sono non vogliono lavorare in posti dove ci sono pochi parti. Sappiamo bene quali sono i rischi in questi casi, per le nascite come per qualunque altra operazione. I politici insistono a voler tenere aperto tutto, a dispetto delle leggi, ma sapete che in Toscana abbiamo difficoltà a reperire persino anestesisti? Dobbiamo creare strutture che si completino e che abbiano al loro interno reparti e servizi che funzionano. Il mondo va avanti e indietro è difficile tornare, anche se per Piombino spero che con il tempo le cose cambino». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA