Jsw, calma piatta a un passo dalla scadenza

Carrai smentisce le voci su un suo possibile addio, sindacati preoccupati per l’assenza di segnali sul piano e l’acciaieria elettrica

PIOMBINO. È la calma piatta intorno alla vicenda delle acciaierie Jsw che preoccupa in particolare i sindacati, a pochi giorni da quella scadenza (fine gennaio, inizio febbraio) fissata dal Governo, un ultimatum per la presentazione di un piano industriale che contenga la realizzazione di un forno elettrico, giudicata dal ministro dello Sviluppo, Stefano Patuanelli, come preliminare e indispensabile a qualsiasi intervento dello Stato nel capitale sociale.

E, alle porte di questa scadenza, a filtrare sono nuove indiscrezioni sul possibile addio di Marco Carrai, vicepresidente esecutivo di Jsw, che del resto appena 20 giorni fa, nell’incontro con la sottosegretaria Alessia Morani e con i sindacati, aveva detto apertamente che «a fine gennaio serve una risposta definitiva da Jsw, o me ne andrò». Al Tirreno lo stesso Carrai, attraverso il suo ufficio stampa, smentisce, assicurando di restare al suo posto.


Ma tra le indiscrezioni provenienti da fonti qualificate si sa della sua delusione, espressa alle persone a lui più vicine, appena pochi giorni fa, rispetto al fatto che con la scadenza così vicina, dall’India ancora non ci sia né il piano né segnali di impegno su questo fronte.

Del resto a Carrai in azienda, dopo le dimissioni del capo del personale, Riccardo Grilli, non sono rimasti molti sostenitori: gli uomini che rappresentano direttamente Sajjan Jindal, primo fra tutti il presidente Virendar Bubbar, non hanno mai mostrato grande entusiasmo per i vari progetti che ha in mente il manager fiorentino, spesso apparso più come uomo di fiducia del Governo che della società.

Si capirà qualcosa di più nei prossimi giorni, intanto si registra l’allarme sempre più marcato del sindacato, che in questa totale assenza di segnali dall’azienda ovviamente non vede niente di buono, preoccupazioni aumentate dalla crisi di Governo che rischia di rimettere in discussione impegni presi da mesi dall’esecutivo riguardo a un impegno diretto, anche finanziario, nella gestione dello stabilimento piombinese.

Fim, Fiom e Uilm, dunque, al termine di un coordinamento con i segretari nazionali e dopo il consiglio di fabbrica, esprimono «preoccupazione per il fatto che ormai a una settimana dalla scadenza, non trapelano novità in merito al Piano da presentare al governo da parte del gruppo indiano Jindal».

Ma l’allarme arriva anche per quanto succede sul porto, dove Jsw va avanti con deroghe di mese in mese, con la rsu Piombino Logistics che lamenta «l’ormai consueta e non corretta gestione delle poche navi che spesso arrivano in contemporanea e, avendo un unico attracco, devono essere dirottate alla banchina portuale con un conseguente abuso di utilizzo di ore di cassa integrazione da parte dell'azienda, anche a fronte dell'arrivo di attività lavorativa». Fim, Fiom e Uilm definiscono quindi «inspiegabile ciò che sta avvenendo con l'ultima nave conto terzi per il cliente Steel Mont, dove mentre il nostro personale è stato lasciato in cassa integrazione, sono venuti a caricare vergella sui camion all'interno dello stabilimento per trasportarla e caricarla sulla nave attraccata alla banchina portuale, con evidenti danni economici per i lavoratori e riteniamo anche per i bilanci aziendali. Non siamo disposti ad accettarlo e porteremo a tutti i tavoli questa problematica perché occorre capire se ci sono responsabilità a ciò che sembrerebbe una grave irregolarità». Al Governo il sindacato chiede, dopo aver dato l’ultimatum a Jsw, di «essere conseguente». In settimana sono previsti incontri con la Regione, il commissario straordinario Piero Nardi e il sindaco Francesco Ferrari.

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