Sulle Zone di tutela biologica Legambiente corregge i Comuni

La replica agli atti e alle amministrazioni di Campo nell’Elba e Porto Azzurro: «Si parla di uno strumento che non vieta nulla e favorisce la pesca» 

PORTOFERRAIO. Legambiente  torna a parlare di Aree marine protette e del conseguente “abbaglio locale” sulle Zone di tutela biologica. «Dispiace leggere – scrive il Cigno Verde in una nota – che, a distanza di tanto tempo (1982), rimanga così grande la disinformazione e la confusione su questo strumento e le realtà che già lo applicano, tanto che si leggono sempre più spesso interventi interessati che puntano a disinformare i cittadini».

Anche le recenti deliberazioni di alcuni Comuni elbani, sempre secondo Legambiente, sono prive di fondamento normativo e basate solo sul sentito dire che non reggono a verifiche. «Ci sentiamo quindi obbligati – continuano dal Cigno Verde isolano – a chiarire alcuni passaggi, per evitare di parlare e persino deliberare a vuoto». Sempre secondo l’ente nazionale dell’Enfola i Comuni di Porto Azzurro e Campo nell’Elba hanno fatto, con atti ufficiali, dichiarazioni errate sui possibili pericoli delle aree marine protette per il turismo – che invece è in crescita in praticamente tutte le 30 aree marine protette istituite in Italia – e la pesca, che invece per i pescatori locali si sta rivelando molto più fruttuosa e “sicura” dove ci sono aree marine protette ben gestite. Le Zone di tutela biologica (Ztb) non hanno scopi di conservazione, tutela e gestione sostenibile dell’ecosistema marino. Sono infatti strumenti di regolamentazione non alternative ma complementari alle Aree marine protette.

«A chi vuole Zone di tutela biologica in contrapposizione all’Area marina protetta “calata dall’alto” – si legge nel comunicato – ricordiamo che, al contrario delle Aree marine protette che sono affidate in gestione ai Comuni o, dove c’è, al Parco nazionale, nel quale i sindaci hanno la metà dei componenti del consiglio direttivo e dieci rappresentanti su undici in Comunità del Parco, le Zone di tutela biologica sono definite dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, senza gestione e non dai Comuni (che non hanno competenza diretta sulla tutela del mare) come si vorrebbe far credere agli elbani, pensando che abbiamo l’anello al naso. Invece, si continua a presentare le Zone di tutela biologica come uno strumento alternativo all‘Area marina protetta e istituito, perimetrato e gestito dai Comuni. Un’affermazione tanto falsa quanto più volte ripetuta, purtroppo anche da sindaci e associazioni. Le Aree marine protette e le Zone di tutela biologica sono due strumenti differenti che hanno scopi differenti e che, tra l’altro, potrebbero anche coesistere». E più sotto Legambiente aggiunge: «A differenza dell’Area marina protetta di Portoferraio, le Ztb sono ormai soprattutto aree di mare aperto, istituite dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, per salvaguardare e ripopolare le risorse marine in relazione alla necessità di avere una costante presenza di prodotto per una migliore gestione economica della pesca». Per le Ztb non è prevista nessuna forma di gestione locale. Per cui le Ztb non hanno collegamenti con i settori del turismo e della fruizione del mare a fini diportistici e ricreativi. «La ricerca scientifica che vi si svolge – conclude il Cigno Verde – è finalizzata al miglioramento della produzione ittica e poche sono le opportunità di avere risorse, anche solo per ricerche scientifiche o per mettere una boa». —