La Procura riapre il caso "Igui", trovato morto in casa a 35 anni: i punti salienti della vicenda 

Francesco “Igui” Leggieri, trovato morto in casa nel 2014

Piombino, Francesco Leggieri fu trovato morto in casa nel settembre 2014: la battaglia della madre che ha scritto anche un libro

PIOMBINO. «In camera, una parete con una macchia rossa e l’intonaco venuto via. Come è possibile che non abbiano visto questo particolare? Sono ore che mi pongo la solita domanda e la volgo anche a chi di dovere. Mi rispondono che sono stati i gatti. Cioè “chi di dovere” è tornato in casa per cercare una traccia di qualcosa, e devo sentirmi rispondere che i gatti hanno gettato un bicchiere nel muro? Ma che sono venuti a cercare? » .

Lo scrive Aura Mettini in un libro dedicato al figlio Francesco Leggieri detto “Igui”, 35 anni, trovato morto il 16 settembre 2014 nel suo appartamento di via De Amicis. Quel libro si intitola “Là dove scende sempre il sole” (ed. Santoro), è uscito nel 2017 ed è stato allegato dalla donna all’ultima richiesta inoltrata ai magistrati dal suo nuovo legale, l’avvocato Vinicio Orsitto del Foro di Pisa. L’ennesimo appello di una madre che non si è mai rassegnata a veder archiviare quella morte come un tragico evento naturale avvenuto in solitudine. A quanto pare quel libro ha smosso qualcosa. Certo è che dopo quasi sette anni, quando ormai del caso Igui non ne parlava più nessuno, quando tutto era stato archiviato e dimenticato, il sostituto procuratore Sabrina Carmassi ha riaperto un fascicolo.

Su quali basi e con quali prospettive di riscrivere la vicenda, è tutto da capire. Lo stesso avvocato mette le mani avanti: «Lunedì farò richiesta di accesso agli atti e vedremo, al momento è prematuro parlarne». Ma per la madre già questa è una grandissima notizia: «Francesco non era solo quando è morto, ne sono sempre più convinta. E la sua stessa morte resta un mistero. Non ho mai parlato di omicidio ma non escludo più nulla. In questi anni ho raccolto tantissimi elementi, che se non sono prove sono indizi. Mio figlio era impaurito, doveva aver visto o sentito cose che non avrebbe dovuto vedere o sentire». La madre allude a giri di spaccio e di prostituzione, ma si ferma qui. E spera di essere convocata in Procura.

Ricapitoliamo i punti salienti della vicenda.

15 SETTEMBRE 2014. È un lunedì, Francesco non deve andare al lavoro (alla pizzeria Il Porticciolo). Con un’amica, fa un giro a Firenze. Partenza da Piombino alle 15, ripartenza alle 18, 30. Gli orari sono confermati dagli scontrini del parcheggio e dell’autostrada. Al rientro, la riaccompagna al parcheggio di via Gori all’una di notte, poi scambia con lei alcuni messaggi su Whatsapp intorno all’una e mezzo. Alla stessa ora Francesco, sempre su Whatsapp, si scambia la buonanotte anche con un’altra ragazza. Alle 1,32 ecco l’ultimo messaggio inviatole dal cellulare: «È successa una cosa che non ti ho detto qualche notte fa. Sinceramente non lo sa nessuno, ma mi sono veramente cacato addosso. Ho veramente avuto paura di rimanerci secco. E la cosa mi ha dato da pensare. Non te l’ho detto perché non volevo che tu ti preoccupassi. Questo mi ha fatto valutare un po’ le cose. Non ce l’ho con nessuno in particolare. Ma voglio valutare bene chi avere intorno a me».

16 SETTEMBRE 2014. Non vedendo arrivare Francesco al lavoro, il titolare della pizzeria telefona alla madre. Viene contattato anche il padrone di casa e alle 18 quest’ultimo, che ha una copia delle chiavi, entra nell’appartamento di via De Amicis. Francesco è sul letto, morto. Ha solo una maglietta, le mutande sono nel corridoio. Accanto a lui, sul lato sinistro del letto, due posacenere pieni di cicche.

Sul comodino, sempre sul lato sinistro, un babydoll rosso. In terra i cocci di un bicchiere. Si pensa che siano stati i due gatti di Francesco a farlo cadere. Ma il bicchiere è di vetro spesso e il comodino molto basso. Le domande che continua a farsi la madre sono le stesse: chi ha rotto quel bicchiere? C’è stata una lite? C’era qualcuno mentre Francesco veniva sopraffatto da un malore? E quel qualcuno è scappato per paura? Avrebbe potuto lanciare l’allarme e salvare Francesco?

Al termine degli accertamenti condotti dalla polizia si conclude che il giovane è morto per cause naturali mentre era da solo in casa. Il sostituto procuratore Arianna Ciavattini non dispone l’autopsia ma la madre ne fa richiesta all’Asl. Nel referto autoptico il dottor Andrea Baldanzi riferisce di un «focolaio di infarto miocardico acuto della parete anteriore del ventricolo sinistro e del ventricolo destro. Esiti fibrosi di pregresso infarto del miocardio del setto interventricolare. Edema polmonare con aree di congestione. Stasi cronica poliviscerale riacutizzata».

FEBBRAIO 2015. La famiglia non è convinta, chiede una consulenza a un medico legale romano.

MARZO 2015. La Procura vuole archiviare il caso. La madre non ci sta, si rivolge ad altri avvocati e alla famosa criminologa Roberta Bruzzone. Le consegna il telefonino trovato dalla polizia accanto al cadavere e altri due cellulari, prestati alle due amiche.

AGOSTO 2015. Il giudice delle indagini preliminari Beatrice Dani concede tre mesi alla pm Ciavattini per condurre nuovi accertamenti. La richiesta specifica della madre di Francesco è l’acquisizione dei tabulati telefonici relativi a un determinato cellulare, in modo da accertare definitivamente quel che lei continua a ripetere dal primo giorno: «Francesco non era solo quando è morto, chi era con lui poteva salvarlo». Ma è tutto vano.

DICEMBRE 2016. In piazza Gramsci gli amici espongono cartelli e distribuiscono volantini per chiedere la verità: «Omicidio? Omissione di soccorso? Incidente? Le indagini frettolose stabilirono comunque che quel giorno Francesco non era solo in casa. Ma quando è stato chiesto di approfondire, la Procura ha archiviato nonostante la disponibilità di testimoni e una storia di minacce consolidate nei confronti di Francesco».

Nel volantino si parla di «omertà e silenzio. Chi sa e tace, è complice dell’accaduto. Tutto questo fa pensare sempre meno alla morte naturale. Chi voleva bene a Francesco e chi ha a cuore la giustizia, non si fermerà mai nella ricerca della verità».

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