Ristoratori ribelli: per protestare “aprono” una sera ma senza clienti

L’iniziativa è in programma dalle 20 alle 22. Ricciardi: «Perché si può lavorare a pranzo e a cena no?»

PIOMBINO. Aprire lo stesso anche a cena? No. Almeno per ora. La categoria dei ristoratori fa un mezzo passo indietro e, alle dichiarazioni infuocate rilasciate nei giorni scorsi sull’ipotesi di un’apertura forzata, subentra un approccio più sobrio e collaborativo. Sempre che vengano accolte le richieste del settore. Facciamo il punto della situazione. Con il via alla zona gialla rinforzata per gran parte dell’Italia, i ristoranti, da lunedì scorso, possono stare aperti a pranzo e, comunque, fino alle ore 18. Ma non la sera. Pare superata, infine, l’eventualità di istituire i fine settimana arancioni che avrebbero consentito solo l’asporto e la consegna a domicilio. Non basta, però. I ristoratori vogliono aprire anche a cena. L’orientamento resta tuttavia misurato e, invece dell’apertura forzata, per ora si procede con il flash mob “Io apro solo in sicurezza!”.

Ovvero, venerdì 15 gennaio dalle 20 alle 22 andrà in scena una simulazione di cena: i locali saranno illuminati, con tanto di sala pronta, alla presenza dei soli titolari e relativi dipendenti. I video e le foto saranno pubblicate sulle pagine social di Tni – Tutela Nazionale Imprese. «Da lunedì scorso sono aperto a pranzo e poi sono attive le modalità di asporto e domicilio, ma facciamo poco o nulla – le parole di Francesco Ricciardi del ristorante Il Peccato, nel centro storico piombinese –. La richiesta è scarsa. Un conto è l’asporto per una pizzeria che ha già una clientela per questa tipologia di attività. Il lavoro dei ristoratori è però un altro. È quello dell’ospitalità, dell’accoglienza, ovviamente sempre in sicurezza. I nuovi protocolli sono già attuati da maggio, con distanziamento dei tavoli, sanificazioni, mascherina, gel e quant’altro. Come Tutela Nazionale Imprese, in accordo con altre associazioni, compresa Ristoratori Toscana, abbiamo inviato una raccomandata via e-mail a tutte le prefetture d’Italia chiedendo l’evidenza scientifica per la quale le nostre attività sono aperte a pranzo, ma non a cena. Pensiamo non ci sia differenza, applicando i protocolli di sicurezza».

C’è dell’altro. «Inizialmente era presente una frangia del settore che avrebbe voluto aprire a ogni costo – prosegue Ricciardi – Alla fine ha vinto una posizione più morbida. In questo senso arriva il flash mob di domani sera. L’idea è di sensibilizzare alla questione: perché a pranzo sì e a cena no? Lavorando soltanto a pranzo, fra l’altro, non riusciremo mai a essere in pari e, secondo questa logica, qualcuno potrebbe decidere di non aprire affatto. Da qui la richiesta al governo di farci lavorare, magari solo dal lunedì al venerdì, ma sia a pranzo che a cena. Che poi sono aperte tutte le attività, a partire dai centri commerciali, le vie sono piene di gente, com’è giusto che sia. Ritengo che si sia fatto un bel lavoro a livello regionale su posti letto e via dicendo. Un lavoro certosino che dovrebbe servire a liberare un po’la gente, a vivere in sicurezza, rispettando le regole. Questo vuol dire convivere con il virus, nell’ordine di una sostenibilità economica».

Se da zona gialla dovessimo tornare arancione? «La richiesta è quella degli indennizzi – sostiene Ricciardi –. Pare che nel nuovo Dpcm il presidente del consiglio abbia accettato la nostra richiesta, stabilendo l’equiparazione fiscale del 2019 e media per indennizzi mensili». L’adesione al flash mob di domani su Piombino? «Ci stiamo lavorando. Io, Davide Govi, Simone Salerno, Kety Mazzei, ma non solo, come sorta di rappresentanti della categoria, cerchiamo di informare tutti gli altri. Per ora procediamo con il flash mob. Se poi non dovesse arrivare risposta dalla prefettura, né dovesse venir accolta la richiesta di aprire a cena, a qual punto potremmo rivalutare l’ipotesi dell’apertura forzata, ma sempre in zona gialla. È, però, un’eventualità che vorremmo evitare». –

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