L’ “isola botanica”, un luogo magico dove nascono le banane made in Elba

Compie 50 anni il giardino creato negli anni Settanta da Nello Anselmi e dalla moglie Maria Lonia Fiorillo. Un’oasi tropicale nel versante occidentale dove proliferano alberi e piante provenienti da tutto il mondo

SANT’ANDREA. Compie 50 anni il maxi giardino creato da Nello Anselmi e sua moglie Maria Lonia Fiorillo negli anni 70 del 1900. Si trova, nel nord ovest dell’isola, a Capo Sant’Andrea, dove quest’anno sono maturati 5 caschi di banane made in Elba, genuine. Uno spazio verde da sogno di oltre 10. 000 metri quadrati, chiamato giustamente “Isola botanica”, ma anche il “Giardino delle Osmunde”, in omaggio a una importante collezione di felci regali esistenti e dove si trovano in totale circa 800 tipi di piante ed alberi, ottenute da semi provenienti da varie parti del mondo.

Durante il terribile 2020 pandemico, molte le banane giunte a maturazione, cosa molto rara e difficile, visto che la pianta asiatica richiede il giusto clima. Viene spontaneo azzardare, con le dovute proporzioni, un paragone tra questa esperienza di acclimatazione vegetale, realizzata dai due coniugi, con quanto fece il celebre Giorgio Roster, medico e scienziato fiorentino, che ampliò i suoi studi cimentandosi con successo con la botanica, la mineralogia e la fotografia, anche all’Elba, il quale, nel Giardino dell’Ottonella del golfo di Portoferraio riuscì a far vivere palme, con ben 36 tipi della pianta tropicale, agli inizi del 1900. «Diventammo nel 1949 affittacamere, – racconta Nello – erano i primi anni del turismo isolano, poi nel tempo creammo l’hotel Cernia, ora condotto da nostro figlio Cristiano e cinquanta anni fa iniziammo a far vivere un grande parco, annesso alla struttura, a cui abbiamo dato il nome di “Isola Botanica”. Oggi convivono in quest’area verde circa ottocento specie di piante».



Prosegue il racconto Lonia che nel tempo è diventata un’esperta botanica: «Una collezione di agrumi, piante da frutto locali, fiori e piante esotiche acclimatate, molte nate da semi portati dai nostri numerosi viaggi in varie parti del mondo. Qualche esempio? Gli avocados che maturano in febbraio, gli psidium cattleianum o guava rossa, pronti in settembre-ottobre, l’eugenia mirtifolia che matura verso la fine dell’anno, poi l’Eugenia uniflora tipica dell’agosto. Abbiamo anche la Feijoa sellowiana, il Lime e l’Alkekengi. Nella grande varietà esistono pure alcune specie di banane e quest’anno, con il progressivo crescere delle temperature del pianeta, abbiamo visto nascere cinque caschi di banane poi arrivati a maturazione. Le coltivazioni di Musa Orinoco (banana Orinoco) le abbiamo viste a Cuba durante un nostro viaggio e abbiamo creato nuovi impianti prendendo i polloni che nascono alla base delle piante madri. Stiamo creando una piantagione a fini amatoriali, anche perché il nostro clima non è così stabile come lo è in Sicilia e con una gelata potrebbero morire. Tali frutti diventati elbani, maturano alla fine in casa o in cantina, durante l’inverno. Oltre a questa esperienza notevole – conclude – abbiamo un albero di Metrosideros excelsa variegata, originario della Nuova Zelanda, di notevoli dimensioni, uno di Tipuana tipu detto albero delle chitarre, boliviano, due bellissimi alberi australiani come la Brachychiton discolor e uno di Ginko biloba, definito fossile, esistente nel paese dei Canguri da 250 milioni di anni. Non solo, anche piante rare come la Aristolochia gigantea del Centro America, la Thevetia peruviana (oleandro del Perù), la Solandra maxima messicana, la Colocasia esculenta originaria dell’Asia tropicale, per citarne alcune». Un vero Eden quindi e periodicamente sono gestite visite a tale paradiso, che risulta una ricchezza ambientale isolana unica e di valore.



Le banane elbane

E perché non seguire l’esempio di Lonia e Nello. Ecco le loro indicazioni per produrre la banane isolane di vera qualità, di certo senza conservanti.

«La selezione che meglio si adatta al nostro clima – spiega Lonia – è la cultivar diffusa a Cuba, che resiste fino a zero gradi, il cui nome è Musa Orinoco, un incrocio ottenuto dall’unione della Musa acuminata con la Musa balbisiana. Il frutto è un po’ più tozzo della varietà Cavendish, che compriamo al supermercato e non è meno buono. I caschi si possono cogliere a fine novembre prima del freddo più intenso e vanno portati al chiuso e al caldo per farli giungere a maturazione. La pianta può essere acquistata da un vivaio oppure online e va posta nel giardino, in terreno non argilloso, ben drenante l’acqua di cui ha molto bisogno il banano, in una parte protetta dal vento. Ho realizzato nuovi impianti e credo che in questo 2021 ci saranno molti nuovi caschi. Le Orinoco le consiglio a chi voglia cimentarsi in questa nuova coltura possibile anche all’Elba».

Tesori naturali quindi, promossi dai coniugi Anselmi. Nello è noto anche per aver pubblicato il libro fotografico “I mostri di pietra” ed è autore di libri di novelle per bambini come “Il delfino e l’anguillina”. —

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